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– Sono cose che va
Già, certo… le fasi della luna. Miles levò in cuor suo una preghiera di ringraziamento a qualsiasi divinità lo stesse ascoltando per il fatto che i Cetagandani sembravano aver impiantato un antiovulante standard in tutte le loro prigioniere insieme alle altre immunizzazioni e benedisse l'ignoto individuo che aveva inserito quella clausola nelle regole della Commissione di Giustizia Intergalattica, costringendo i Cetagandani a ricorrere a forme più sottili di tortura. E tuttavia, il verificarsi di gravidanze e la presenza di neonati e di bambini fra i prigionieri sarebbe stato un altro fattore destabilizzante o non avrebbe invece costituito un elemento stabilizzante più forte di tutti i precedenti vincoli di lealtà che i Cetagandani sembravano aver distrutto con successo?
In ogni caso, da un punto di vista puramente logistico lui fu felice che l'interrogativo fosse soltanto teorico.
– Bene… – mormorò, traendo un profondo respiro e calcandosi sugli occhi un cappello immaginario con un'angolazione aggressiva. – Sono nuovo di qui e quindi per il momento non ho nulla di cui vergognarmi. Che sia chi è senza peccato a lanciare il primo richiamo. Inoltre, in questo genere di trattative ho a mio vantaggio il fatto che è evidente che non costituisco una minaccia.
E s'incamminò con passo deciso.
– Io ti aspetterò qui – gli gridò dietro Suegar, accoccolandosi a terra là dove si trovava.
Miles calcolò la rapidità della sua avanzata in modo tale da intercettare una pattuglia di sei do
– Buongiorno, signore. Permettetemi di scusarmi per il mio com…
La sua frase di esordio fu bruscamente interrotta da una manciata di terra che gli riempì la bocca quando le sue gambe ve
– Vedi cosa intendevo dire? – domandò Suegar.
– Avevi calcolato la traiettoria al centimetro, vero? – a
– Più o meno – ammise Suegar. – Immaginavo che ti avrebbero lanciato un po' più lontano del solito a causa della tua taglia.
Lottando ancora per ritrovare il respiro, Miles si sollevò faticosamente a sedere. Da
– D'accordo – borbottò infine, – si torna alla carica.
– Miles…
– È una cosa che deve essere fatta, Suegar, perché non c'è altra scelta. In ogni caso, ora che ho cominciato non posso più smettere, perché a quanto mi ha
Suegar aprì la bocca per obiettare, poi preferì soffocare la propria protesta.
– Come vuoi – disse soltanto, risistemandosi per terra a gambe incrociate e accarezzando con un gesto inconscio il bracciale di stoffa intorno al polso sinistro. – Aspetterò che mi chiami.
E parve sprofondare nei ricordi o in una meditazione… o forse si mise semplicemente a so
Il secondo tentativo di Miles si concluse esattamente come il primo, con la differenza che la traiettoria fu forse un po' più larga e un po' più alta; il terzo tentativo fu uguale ma il volo risultò molto più breve.
– Bene – borbottò fra sé, – si vede che le sto facendo stancare.
Questa volta si mise a camminare tenendosi parallelo al gruppetto ma fuori della sua portata anche se abbastanza vicino da essere sentito.
– Non è necessario che facciate questo un pezzetto per volta – ansimò. – Lasciate che vi faciliti le cose. Ho una malattia teratogena delle ossa ma non sono un mutante: i miei geni sono normali, è soltanto la loro espressione ad essere distorta perché mia madre è rimasta esposta ad un particolare veleno mentre mi aspettava. È una cosa che concerne soltanto me e che non si trasmetterà a qualsiasi figlio io possa avere… ed ho sempre verificato che mi è più facile ottenere degli appuntamenti con le ragazze dopo aver messo in chiaro le cose da questo punto di vista. Comunque, le mie ossa sono fragili, al punto che voi potreste probabilmente spezzare ogni osso presente nel mio corpo. Forse vi starete chiedendo perché vi dico tutto questo e in effetti di solito preferisco non mettere avvisi al riguardo… vi volete fermare per ascoltarmi? Io non costituisco una minaccia… ho forse l'aspetto di una minaccia?… di una sfida, forse, ma non di una minaccia… volete farmi correre intorno a tutto questo campo per venirvi dietro? Rallentate, per l'amore di Dio!…
Se continuavano con quel passo, presto si sarebbe trovato senza fiato e di conseguenza a corto di munizioni verbali, perciò si portò davanti alle sei do
– … quindi se avete intenzione di rompere ogni osso del mio corpo vi prego di provvedere adesso e di farla finita, perché continuerò a tornare qui finché non lo avrete fatto.
Ad un breve ce
– Accontentiamolo – propose una ragazza alta i cui corti capelli rossi dai riflessi di rame ebbero l'effetto di affascinare Miles e di distrarlo mentre cercava di immaginare le ciocche mancanti che dovevano essere cadute al suolo sotto l'azione delle forbici degli inflessibili carcerieri cetagandani. – Io gli romperò il braccio sinistro se tu penserai al destro, Conr.
– Se è questo che ci vuole per indurvi a fermarvi ad ascoltarmi per cinque minuti, così sia – replicò Miles, senza indietreggiare quando la rossa ve
– Cinque minuti, d'accordo? – ripeté disperatamente, sentendo la pressione che aumentava e lo sguardo della do
– Uomini – commentò in tono disgustato. – Devono sempre trasformare tutto in una da
– La biologia è una forma di destino – a
– Oppure sei una sorta di pervertito, uno a cui piace essere picchiato dalle do
Dio, spero di no, si disse Miles, grato che finora il suo corpo non lo avesse tradito con reazioni non autorizzate, anche se ci era mancato poco; se doveva restare nei paraggi di quella rossa per parecchio tempo era meglio che trovasse un modo per riavere i suoi pantaloni.
– Se dicessi di sì terreste a freno la vostra aggressività, giusto per punirmi? – suggerì.
– No, da
– Era soltanto un'idea.
– Lascia perdere queste idiozie, Beatrice – interve