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Gli ve
Una porta con la scritta «Laboratorio Idroponico D» scivolò di lato, rivelando un’anticamera, e dietro di essa una stanza spaziosa di circa quindici metri. Finestre munite di filtri sul lato rivolto al sole e una serie di specchi su quello in ombra riempivano lo spazio di una luce viva, mitigata dalle piante verdi che crescevano in ampolle disposte con cura. L’aria era pervasa da un pungente odore di sostanze chimiche e di vegetazione.
Un paio di giovani do
La ragazza con i capelli scuri si fermò un istante per sistemare un fagotto che teneva sotto il braccio… la mente di Leo si fermò del tutto: il fagotto era un bambino.
Un bambino vivo… (certo che era vivo, che cosa credeva? farneticò dentro di sé)… si sporse dal fianco di sua… madre, per occhieggiare con sospetto Leo-lo-sconosciuto, e rinforzò la presa a quattro mani sulla casa base, afferrando con gesto difensivo uno dei seni della ragazza come se temesse la concorrenza. — Aaargh — esclamò in tono aggressivo.
— Ehi! — La ragazza dai capelli neri rise, e con una delle mani inferiori, staccò le dita grassocce senza che per questo le mani superiori perdessero un solo colpo nell’applicare il sigillante attorno a uno stelo. Terminò con un rapido spruzzo di fissante da un tubetto che galleggiava accanto a lei, appena fuori della portata del piccolo.
La ragazza era snella e dall’aria sbarazzina e, agli occhi inesperti di Leo, meravigliosamente magica. I capelli corti e folti le incorniciavano il viso, terminando a punta sulla nuca. Ed erano tanto folti da richiamare alla mente di Leo il pelo di un gatto: si poteva accarezzare con un effetto calmante.
L’altra ragazza era bionda e non aveva bambini con sé. Fu la prima ad alzare lo sguardo, sorridendo. — Abbiamo compagnia, Claire.
Il viso della ragazza bruna si illuminò di piacere e lei arrossì. — Tony! — esclamò felice, e Leo si rese conto di avere ricevuto solo una minima parte di quella radiosa espressione rivolta al suo vero destinatario.
Il bambino staccò tre delle sue mani e le agitò, inquieto. — Ah, ah! — La ragazza effettuò una rapida evoluzione in aria per guardare i visitatori. — Ah! Ah! Ah! - ripeté il bambino.
— Oh, va bene — rise lei. — Vuoi volare da papà, vero? — Sciolse un corto guinzaglio da una sorta di morbida imbracatura legata al torace del bambino, sganciandolo dalla cintura assicurata alla vita e sollevò in alto il piccolo. — Vuoi volare da papà, Andy? Volare da papà?
Il bambino mostrò il suo entusiasmo per la proposta, strillando e agitando vigorosamente tutte e quattro le mani. Lei lo lanciò verso Tony ad una velocità molto maggiore di quanto Leo avrebbe mai osato impartire. Sorridendo allegro, Tony lo afferrò… con le mani, pensò Leo con un improvviso senso di confusione.
— Vuoi volare dalla mamma? — chiese a sua volta Tony. — Ah, ah — esclamò il bambino e Tony lo te
Claire lanciò ancora una volta il bambino verso il padre (il pensiero che quel ragazzino biondo fosse il padre di qualcuno lo faceva impazzire) e poi lo seguì, andando a frenare accanto a Tony, afferrandogli la mano che questi aveva proteso come appiglio proprio a quello scopo. Il fatto che poi continuassero a tenersi per mano indicava che si trattava di qualcosa più che di un cortese ancoraggio.
— Claire, questo è il signor Graf — Più che presentarlo, Tony lo esibì come un trofeo. — Sarà il mio insegnante nel corso avanzato di tecniche di saldatura. Signor Graf, questa è Claire, e questo è nostro figlio Andy. — Andy si era arrampicato sulla testa del padre e stava afferrandogli con una mano i capelli biondi e con l’altra un orecchio, ammiccando come un gufo in direzione di Leo. Delicatamente, Tony allontanò la presa del piccolo dall’orecchio, dirigendola verso un lembo della sua maglietta rossa. — Claire è stata scelta per essere la prima delle madri naturali tra noi — continuò con orgoglio.
— Io e quattro altre ragazze — lo corresse lei con modestia.
— Anche Claire era nella sezione Saldatura e Giuntatura, ma ora non può più eseguire lavoro all’esterno — spiegò Tony. — Dalla nascita di Andy è stata trasferita in Manutenzione Domestica, Tecnologie della Nutrizione e Idroponica.
— La dottoressa Yei ha detto che costituivo un esperimento molto importante per determinare quali fossero i tipi di produttività meno compromessi, dovendomi al tempo stesso occupare di Andy — spiegò Claire. — Non poter uscire all’esterno mi pesa un po’, perché era eccitante, ma anche questo mi piace, c’è più varietà.
La GalacTech che reinventa il Lavoro delle Do
Claire diede di gomito a Tony e fece un ce
— Oh… questa è Silver — proseguì obbediente Tony, — anche lei lavora quasi sempre in Idroponica.
Silver mosse la testa e i capelli fluttuarono in morbide onde color platino; Leo si chiese se fosse quella la causa del suo sopra
— Buon pomeriggio, signor Van Atta — aggiunse Silver con enfasi, facendo un piroetta in aria mentre gli occhi gridavano in silenzio «Accorgiti di me!». Leo notò che tutte e venti le unghie delle mani curate erano dipinte di rosa.
Van Atta rispose sorridendo in modo furtivo e compiaciuto. — Ciao, Silver: come va
— Dopo questo ci resta un solo tubo da piantare. Avremo finito prima del cambio di turno — gli comunicò Silver.
— Bene, bene — disse gioviale Van Atta. — Ah, cerca di ricordare di metterti a testa in su quando parli con un terricolo, zuccherino.
Rapidamente, Silver si capovolse per mettersi nella stessa posizione di Van Atta. Dal momento che la stanza era cilindrica, «a testa in su» era una direzione puramente soggettiva indicata da Van Atta, rilevò seccato Leo. Dove aveva già incontrato quell’uomo?