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— Distruggerà il margine di redditività che possono vantare nei confronti dei lavoratori normali, ecco cosa significherà. Era l’obbligo delle licenze a terra per scopi medici che aumentava tanto i costi del personale. Eliminati quelli, la differenza cade… quel congegno può fornire gravità artificiale a una stazione spaziale?

— Se possono montarla su un’astronave — rifletté Durrance, — possono montarla anche su di una stazione spaziale. — Ma non si tratta di qualche tipo di moto perpetuo — lo ammonì. — Succhia energia come un matto, a sentire il pilota. Questo significa costi elevati.

— Non troppo. E di certo riuscira

Quell’eventualità non andava di certo a favore dei quad. Quell’eventualità non andava a favore di nessuno. Maledizione, maledizione alla scelta di tempo! Ancora dieci a

— Lascia qui il vassoio? — chiese Durrance. — Posso prendere il suo dessert…?

Leo agitò una mano con impazienza per confermare e scattò in avanti.

Un’occhiata al viso tetro e ostile di Van Atta, mentre entrava nel suo ufficio, confermò la storia di Durrance. — Ha sentito le voci sulla gravità artificiale? — chiese ugualmente, con un ultimo sprazzo di speranza… che Van Atta provasse a negarlo, che provasse a sostenere che era una frode!

Van Atta lo fissò, profondamente irritato. — Come diavolo lo ha scoperto?

— Come l’ho scoperto non la riguarda. È vero?

— Oh, sì che mi riguarda. Voglio tenerlo nascosto il più a lungo possibile.

Allora era vero. Leo sentì un tuffo al cuore. — Perché? Da quanto lo sa, lei?

Le mani di van Atta giocherellarono nervosamente con gli angoli di una pila di veline di plastica, stampati di computer e comunicati che la magnetizzazione teneva agganciati alla scrivania. — Da tre giorni.

— Allora è ufficiale.

— Oh, ufficialissimo — Van Atta fece una smorfia disgustato. — L’ho saputo dalla direzione distrettuale della GalacTech su Orient IV. Pare che Apmad abbia ricevuto la notizia durante il viaggio di ritorno e abbia preso una delle sue famose decisioni sul campo.

Giocherellò di nuovo con le carte e aggrottò la fronte. — Non c’è una soluzione. E lo sa quale altra notizia è arrivata ieri al seguito di questa? La Stazione Kline ha cancellato il suo contratto di costruzione con la GalacTech, il primo dove avevamo previsto di impiegare dei quad. Ha

— Chiudere! Chiudere come? Che cosa intende con «chiudere»?

— L’ipotesi preferita di quella cagna di Apmad. Scommetto che se la stava godendo un mondo quando ha emanato questi ordini… i quad le davano le palpitazioni nervose, lo sa. Devono venir sterilizzati e nascosti su di un pianeta. Tutte le gravidanze in atto sara

— Oh, mio Dio, Bruce, lei non intende eseguire quegli ordini, vero?

— No? Aspetti e vedrà. — Van Atta lo fissò mordendosi un labbro. Leo impallidì, mentre una furia repressa montava dentro di lui. Van Atta sbuffò. — Che cosa pretende, Leo? Apmad avrebbe potuto ordinare il loro sterminio. Se la cavano con poco, avrebbe potuto andargli peggio.

— E se avesse… se avesse ordinato di uccidere i quad… lei avrebbe eseguito quell’ordine? — si informò Leo, solo apparentemente calmo.

— Non lo ha fatto. Avanti, Leo. Non è una cosa disumana; certo, mi spiace per i piccoli scimmiotti. Stavo facendo del mio meglio per renderli redditizi. Ma non posso in alcun modo oppormi alla cosa. Tutto quello che posso fare è rendere la chiusura più rapida e indolore possibile, nonché ridurre al minimo le perdite. Forse qualcuno nella gerarchia della Compagnia lo apprezzerà.

— Indolore per chi?

— Per tutti — Van Atta si sporse risoluto verso Leo. — Questo significa che non voglio panico e voci incontrollate, chiaro? Voglio che le cose proseguano come al solito fino all’ultimo istante. Lei e gli altri insegnanti continuerete a tenere le vostre lezioni come se i quad fossero davvero in procinto di partire per quel progetto di lavoro, fino a quando le sistemazioni a terra sara

— Imprigionarli a terra…

— Oh, non facciamo dei drammi. Verra

Leo rabbrividì al pensiero. — E cosa accadrà tra quattordici a

Esasperato, Van Atta si passò entrambe le mani nei capelli, arruffandoli. — Come diavolo faccio a saperlo? A quel punto, diventerà un problema di Orient IV. Un essere umano non può fare più di tanto, Leo.

Leo sorrise, con espressione cupa e assente. — Non sono sicuro… di quanto possa fare un essere umano. Io non mi sono mai spinto al limite. Pensavo di averlo fatto, ma adesso mi rendo conto che non è stato così. Le prove a cui avevo sottoposto me stesso erano tutte accuratamente non distruttive.

Ma questa prova era di un ordine di grandezza completamente differente. Chi adesso lo stava mettendo alla prova, probabilmente disprezzava le mere possibilità umane. Leo cercò di ricordare quanto tempo fosse passato dall’ultima volta in cui aveva pregato o anche solo creduto… Mai, comunque, con l’intensità di quel momento. Non ne aveva mai avuto tanto bisogno prima di allora…

Van Atta corrugò la fronte sospettoso. — Si comporta stranamente, Leo. — Raddrizzò la schiena, come se cercasse di assumere una posa autoritaria. — Nel caso non avesse inteso il mio messaggio, lasci che glielo ripeta forte e chiaro. Non deve acce

Leo gli rivolse un sorriso vacuo, che nascondeva… tutto. — Capito — si ritirò senza voltare la schiena e senza pronunciare una parola.

Normalmente non era facile rintracciare la dottoressa Yei, poiché aveva l’abitudine di andarsene in giro tra i quad, osservando il loro comportamento, prendendo appunti, offrendo suggerimenti. Ma questa volta Leo la trovò subito. Era nel suo ufficio, sommersa da fogli di carta e con la consolle della scrivania illuminata come un albero di Natale. Festeggiavano il Natale sull’Habitat Cay, si chiese Leo? Chissà perché, era convinto di no.