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— Signori — La voce di Apmad fu come un secchio di acqua gelida. — Signor Van Atta, le ricordo che i licenziamenti in tronco da installazioni fuori mano come Rodeo non sono incoraggiati. Non solo la GalacTech è obbligata per contratto a fornire i mezzi di trasporto per riportare a casa i licenziati, ma a questo si aggiungono le spese e i ritardi per sostituirli. No, risolveremo la cosa in questo modo: il capitano Ba
— Ma io sono stato inga
— Ed io sono completamente i
— Non può rimandare Graf sull’Habitat ora - urlò Van Atta. — La prossima mossa che farà sarà quella di sindacalizzarli. …
— Considerando le conseguenze del fallimento del Progetto Cay — rispose freddamente Apmad, — non credo proprio. Vero, signor Graf?
Leo rabbrividì — Vero.
Il Vice Presidente emise un sospiro privo di soddisfazione. — Grazie, questa indagine è terminata. Ulteriori proteste o reclami da parte di chiunque possono essere indirizzati al quartier generale della GalacTech sulla Terra. — Se ne avete il coraggio, aggiunse in silenzio sollevando un sopracciglio. Persino Van Atta ebbe il buon senso di tenere la bocca chiusa.
L’atmosfera a bordo della navetta durante il viaggio di ritorno era, a dir poco, tesa. Claire, accompagnata da una delle infermiere dell’Habitat richiamata con due giorni di anticipo sul termine delle sua licenza a terra, era accovacciata sul fondo, stretta vicino ad Andy. Leo e Van Atta sedevano il più possibile lontani uno dall’altro, almeno quanto lo permetteva lo spazio ridotto della navetta.
Van Atta si rivolse una sola volta a Leo. — Gliel’avevo detto.
— Aveva ragione — fu la secca risposta di Leo. Van Atta quasi cominciò a fare le fusa per quella lisciata. Leo avrebbe preferito poterlo colpire con un corpo contundente.
Ma poteva in effetti aver ragione Van Atta? Le sue pressioni distruttive per ottenere risultati immediati potevano forse essere un segno di preoccupazione per il benessere dei quad o persino per la loro sopravvivenza? No, decise Leo con un sospiro. L’unico benessere di cui Brace si preoccupava era il proprio.
Reclinò il capo sul poggiatesta imbottito, e guardò fuori dall’oblò mentre l’accelerazione del decollo lo spingeva contro il sedile. Un viaggio con una navetta destava sempre un brivido nelle parti più profonde del suo animo, anche dopo gli i
Fortunato ad avere quel lavoro. Fortunato ad aver raggiunto quei risultati nel corso degli a
E c’erano stati altri progetti. Ogni giorno, da un’estremità all’altra del punto di co
Rimpiangeva di aver colpito Bruce. Non valeva certo il rischio di perdere il proprio lavoro per un momento di rabbiosa esaltazione. I diciotto a
Al loro ritorno sull’Habitat, Leo avrebbe collaborato. Avrebbe educatamente presentato le proprie scuse a Bruce, raddoppiato i propri sforzi nell’addestramento, avrebbe fatto molta più attenzione. Si sarebbe morsicato la lingua, parlando solo quand’era interrogato. Sarebbe stato gentile con la dottoressa Yei… al diavolo, era persino disposto a seguire scrupolosamente le sue istruzioni.
Qualunque altro comportamento sarebbe stato troppo rischioso. C’erano mille ragazzini, lassù. Così tanti, così diversi… così giovani. Cento bambini di cinque a
Attraccarono all’Habitat. Van Atta spinse Claire, Andy e l’infermiera davanti a sé attraverso il portello, mentre Leo sganciava lentamente le cinture di sicurezza.
— Oh, no — riecheggiò la voce di Van Atta, — l’infermiera porterà Andy al nido. Tu tornerai al tuo vecchio dormitorio. Portare quel bambino sul pianeta è stata un’azione criminale e irresponsabile. È chiaro che tu non sei assolutamente adatta a prenderti cura di lui. E ti garantisco che verrai anche cancellata dai ruolini di riproduzione.
Il pianto di Claire era a tal punto soffocato da essere quasi inudibile.
Leo chiuse gli occhi, sconvolto. — Dio — chiese, — perché proprio io?
Slacciando l’ultima cintura, si avviò ciecamente verso il futuro che lo attendeva.
CAPITOLO SETTIMO
— Leo! — Silver si afferrò con una mano e con le altre tre prese a battere freneticamente alla porta dell’alloggio dell’ingegnere. — Leo, presto! Svegliati, mi serve il tuo aiuto! — Appoggiò la guancia alla plastica fredda, spegnendo il grido in un sussurro soffocato. — Leo? — Non osava gridare più forte, per paura di farsi sentire da qualcun altro.
Finalmente la porta si aprì, scivolando di lato. Leo indossava una maglietta rossa, un paio di calzoncini ed era a piedi nudi; i radi capelli biondi erano tutti arruffati, mentre il sacco in cui dormiva penzolava aperto come un baccello vuoto sulla parete opposta. — Che cosa diavolo… Silver? — La sua espressione era ancora asso
— Vieni, presto! Presto! — sibilò Silver, afferrandogli una mano. — Si tratta di Claire: ha cercato di uscire da un portello stagno. Io ho bloccato i comandi e adesso non può aprire la porta esterna, ma io non riesco più ad aprire quella interna, e lei è intrappolata nel mezzo. Il nostro supervisore sarà di ritorno tra poco e allora non so che cosa ci farà…