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— A volte bisogna andare contro a come gira la ruota — disse Estraven, più volte. Era fiero come sempre, ma nel suo modo di camminare, nella sua voce, nel suo atteggiamento, il vigore era stato sostituito dalla pazienza, e la certezza da una testarda risoluzione. Era assai taciturno, ora, né voleva parlare molto con me telepaticamente.

Giungemmo a Sassinoth. Una città di molte migliaia di abitanti, inerpicata sulle colline, che dominavano l'Ey ghiacciato; tetti bianchi, pareti grige, colline chiazzate dal nero di foreste e sporgenze rocciose, campi e fiumi bianchi; dall'altra parte del fiume, la contesa Valle di Sinoth, tutta bianca…

Giungemmo là quasi a mani vuote. Quasi tutto quel che ci era rimasto, dell'equipaggiamento usato nella traversata del Ghiaccio, era stato dato agli ospiti gentili che avevamo trovato lungo la strada, e ormai ci rimanevano soltanto la stufa Chabe, gli sci, e gli abiti che indossavamo. Così, leggeri, sgravati dal carico che ci aveva accompagnati nelle ore e nei giorni della traversata, procedemmo per la nostra strada, chiedendo informazioni sulla via da percorrere solo un paio di volte, non entrando nella città, ma dirigendoci verso una fattoria vicina. Era un posto misero, che non faceva parte di un Dominio, ma era soltanto una fattoria indipendente, sotto l'Amministrazione della Valle di Sinoth. Quando Estraven era stato un giovane segretario di quell'Amministrazione, il proprietario era stato un suo amico, e anzi era stato Estraven a comprare quella fattoria per lui, un a

Estraven aveva attraversato questa regione, tenendosi il cappuccio ben calato sul viso, per nascondere i suoi lineamenti. Aveva paura di essere riconosciuto, qui. Ma non c'era bisogno, forse, di tante precauzioni; ci voleva un occhio molto acuto per riconoscere Harth rem ir Estraven nel magro viandante logorato dall'inverno, Thessicher continuava a fissarlo, nascostamente, perché evidentemente non riusciva a credere che lui fosse quel che diceva di essere.

Thessicher ci fece entrare, e la sua ospitalità era degna di quella della regione, benché i suoi mezzi fossero assai piccoli. Ma si comportava con disagio, con noi, era inquieto per la nostra presenza, avrebbe preferito non averci là. Era comprensibile; lui rischiava la confisca della sua proprietà, dandoci riparo. Poiché lui doveva quella proprietà a Estraven, e in quel momento avrebbe potuto trovarsi senza niente, come noi, se Estraven non avesse provveduto alle sue necessità, non sembrava ingiusto chiedergli di correre qualche rischio, in cambio. Il mio amico, però, chiese il suo aiuto non per ricambiare quanto era stato dato, ma per una questione di amicizia, contando non sull'obbligo di Thessicher, ma sul suo affetto. E infatti Thessicher si sgelò, dopo che il suo allarme fu passato, e con tipica volubilità karhidi diventò nostalgico ed espansivo, ricordando i vecchi tempi e le vecchie conoscenze insieme a Estraven per quasi tutta la notte, accanto al focolare. Quando Estraven gli domandò se non avesse qualche idea sul luogo in cui trovare un nascondiglio, qualche fattoria deserta o isolata, dove un uomo bandito dal regno avrebbe potuto nascondersi per un mese o due, nella speranza di una revoca del suo esilio, Thessicher disse immediatamente:

— Restate con me.

Gli occhi di Estraven s'illuminarono a queste parole, ma egli rifiutò; e dichiarandosi d'accordo sul fatto che il mio amico non sarebbe stato molto sicuro, così vicino a Sassinoth. Thessicher promise di trovargli un nascondiglio. Non sarebbe stato difficile, disse, se Estraven avesse assunto un nome falso e si fosse fatto assumere come cuoco o agricoltore, una cosa forse non piacevole, ma certamente migliore di un ritorno in Orgoreyn.

— Cosa diavolo faresti in Orgoreyn? Di che cosa vivresti, eh?

— Nella Commensalità — disse il mio amico, con una lieve traccia di quel suo sorriso da lontra, — forniscono un lavoro a tutte le Unità, sai. Non ci sarebbero problemi. Ma preferirei restare in Karhide… se tu pensi davvero che la cosa possa essere risolta…

Avevamo tenuto la stufa Chabe, l'unica cosa di qualche valore che ci era rimasta. La fedele stufa ci servì, in un modo o nell'altro, fino al termine del nostro viaggio. Il mattino dopo il nostro arrivo alla fattoria di Thessicher, presi la stufa e, con gli sci, discesi in città. Estraven naturalmente non ve

Dopo colazione, continuai le mie peregrinazioni per Sassinoth. L'operosità della città, i negozi e i mercati e le strade, piene di animazione malgrado la neve e la temperatura gelida, tutte queste cose mi parevano un gioco, irreale, che stordiva. Non ero ancora uscito dalla solitudine del Ghiaccio. Ero a disagio, in mezzo a gente estranea, e sentivo costantemente la mancanza di Estraven, accanto a me.

Salii la strada nevosa della collina quando già le ombre del crepuscolo stavano calando intorno, raggiunsi il Collegio e là ve