Страница 61 из 72
— Therem!
Proprio sotto la mia mano, inginocchiato, Estraven mi disse:
— Avanti, aiutami a montare la tenda.
Lo feci, e non feci il minimo acce
Questa tormenta durò per due giorni; così furono cinque i giorni perduti, e ce ne sarebbero stati altri. Nimmer e A
— Cominciamo a fare delle parti molto sottili, vero? — dissi una notte, misurando la nostra razione di gichy-michy, e affondandola nell'acqua bollente.
Lui mi guardò. Il suo viso largo, fermo, mostrava la perdita di peso nelle ombre profonde sotto gli zigomi, gli occhi erano infossati e la bocca era gonfia e screpolata. Dio solo sa quale fosse il mio aspetto, se quello di Estraven era così. Lui sorrise:
— Con fortuna ce la faremo, e senza fortuna non ce la faremo.
Era quello che aveva detto fin dall'inizio. Con tutte le mie ansie, con il mio senso di compiere un ultimo disperato tentativo, una partita con la morte, e così via, non ero stato sufficientemente realistico da credergli. E perfino adesso io pensavo, Certo, dopo avere lavorato così duramente…
Ma il Ghiaccio non sapeva come e quanto duramente avessimo lavorato. E perché avrebbe dovuto saperlo? La proporzione è rispettata.
— Come va la tua fortuna, Therem? — dissi, alla fine.
Lui non sorrise, a queste parole. E non rispose. Solo, dopo qualche tempo, disse:
— Ho pensato a tutti loro, laggiù.
Laggiù, per noi, significava ormai il sud, il mondo che si stendeva sotto l'altopiano di ghiaccio, la regione della terra, degli uomini, delle strade, delle città, tutte cose che era diventato difficile immaginare esistessero realmente.
— Tu sai che ho avvertito il re di quello che ti accadeva, il giorno in cui sono partito da Mishnory. Gli ho mandato a dire ciò che mi aveva detto Shusgis, che tu saresti stato mandato alla Fattoria Pulefen. Allora non sono riuscito a stabilire con chiarezza il mio intento, ma ho semplicemente seguito il mio impulso. Da allora, ho meditato su quell'impulso. Può accadere qualcosa di simile a quanto ti dirò ora: il re vedrà una possibilità di giocare lo shifgrethor. Tibe lo consiglierà di non farlo, ma Argaven dovrebbe essersi già stancato un poco di Tibe, ormai, e potrà ignorare il suo consiglio. Farà delle indagini. Dov'è l'Inviato, l'ospite di Karhide?… Mishnory mentirà. È morto di febbre nera quest'autu
— Lo farò, se riceverò anche il più piccolo segno di benvenuto.
— No: perdona il consiglio che ti do ora, ma non devi aspettare il benvenuto. Ti sarà dato il benvenuto, penso. Così pure alla Nave. Karhide è stato profondamente umiliato, gravemente umiliato, nell'ultimo mezzo-a
— Bene. Ma tu, nel frattempo…
— Io sono Estraven il Traditore. Io non ho assolutamente nulla a che fare con te.
— All'inizio.
— All'inizio — ammise lui.
— Potrai nasconderti, se ci sarà pericolo, all'inizio?
— Oh sì, certamente.
Il nostro cibo era pronto e tacemmo. Mangiare era così importante, così bello ed essenziale, in quella situazione, che noi non parlavamo più, mentre mangiavamo; il tabù era adesso nella sua forma completa, forse nella forma originale, non veniva pronunciata una parola fino a quando l'ultima briciola non era consumata. Quando il pasto fu finito, egli disse:
— Ebbene, spero di avere visto giusto. Tu vorrai… tu vorrai… tu vorrai perdonarmi…
— Per avermi dato un consiglio diretto? — dissi, perché esistevano certe cose che finalmente ero arrivato a comprendere. — Naturalmente sì, Therem. Davvero, e come puoi dubitarne? Lo sai che non ho uno shifgrethor da abbassare. — Questo lo divertì, ma era ancora pensieroso.
— Perché — disse, alla fine, — perché sei venuto solo… perché sei stato mandato qui solo? Ogni cosa, anche dopo dipenderà dall'arrivo di quella nave. Perché tutto è stato reso così difficile per te, e per noi?
— È l'usanza dell'Ecumene, e questa usanza è fondata su diversi motivi. Anche se, in realtà, comincio a domandarmi se mai io abbia capito questi motivi. Pensavo che fosse per voi, che io dovessi venire da solo, così evidentemente solo, così vulnerabile, al punto che in me stesso non fosse possibile raffigurare alcuna minaccia, che la mia presenza non potesse alterare alcun equilibrio: non un'invasione, ma soltanto un messaggero. Ma c'è qualcosa di più; la spiegazione non è così limitata. Da solo, io non posso cambiare il vostro mondo. Ma posso venire cambiato da esso. Da solo, io devo ascoltare, e non parlare soltanto. Da solo, la relazione che alla fine io stabilisco, se ci riesco, non è impersonale e non è solo politica: è individuale, è personale, è più e meno che politica, allo stesso tempo. Non Noi e Loro; non Io e il Pianeta; ma Io e Te. Non politica, non pragmatica, ma mistica. In un certo senso l'Ecumene non è un corpo politico, ma un corpo mistico. Esso considera gli inizi di estrema importanza. Gli inizi, e i mezzi. La dottrina dell'Ecumene è esattamente l'opposto della dottrina secondo la quale il fine giustifica i mezzi. Si procede, perciò, in maniere sottili, e lente, e strane, rischiose; si agisce a somiglianza dell'evoluzione, che è, in un certo senso, il modello… Così sono stato mandato solo, per il vostro bene? O per il mio? Non lo so. Sì, questo ha reso le cose più difficili. Ma io potrei chiederti, con lo stesso profitto, perché voi getheniani non avete mai trovato conveniente costruire dei veicoli volanti. Rubando un piccolo aeroplano, io e te ci saremmo risparmiati molte difficoltà!
— Come potrebbe mai venire in testa a un uomo ragionevole la possibilità di volare? — disse con fermezza Estraven. Era una reazione giusta, su di un mondo dove nessuna creatura vivente aveva le ali, e perfino gli angeli della Gerarchia Yomesh del Santo non volano, ma galleggiano soltanto, senz'ali, scendendo mollemente sulla terra, come morbidi fiocchi di neve, come i semi portati dal vento di quel mondo senza fiori.
Verso la metà di Nimmer, dopo molto vento e molto freddo pungente, per diversi giorni ci trovammo in un tempo clemente. L'aria era meno perturbata. Se c'era bufera, era a sud, laggiù, e noi del luogo nella tormenta, all'interno della tormenta, avevamo soltanto una foschia pere