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Durante il giorno, voltandoci, abbiamo visto il fumo dell'eruzione di Drumner, sospeso dietro di noi come un tentacolo grigio-bruno che si protende dalla superficie del Ghiaccio. Un vento forte e costante soffia a livello del suolo da nord-est, ripulendo quest'aria di quota più alta dal pulviscolo e dal fetore del vomito del pianeta, che noi abbiamo respirato per giorni, appiattendo e spazzando via il fumo, dietro di noi, pressandolo a coprire, come un coperchio nero, i ghiacciai efferenti, le montagne più basse, le valli di pietre e morene, il resto della terra. Non c'è niente, dice il Ghiaccio, all'infuori del Ghiaccio… Ma il giovane vulcano là, a nord, ha un'altra parola che crede di dover dire.
Non nevica, una foschia alta copre il cielo. Una temperatura di -8° sull'altopiano, al tramonto. C'è una coltre di neve granulosa, di ghiaccio recente, e di vecchio ghiaccio, sotto il piede. Il ghiaccio fresco e insidioso, una sostanza viscida, azzurrognola, che è nascosta da un pulviscolo bianco. Siamo caduti entrambi, diverse volte. Su una lastra di ghiaccio simile, io sono scivolato bocconi, per più di tre metri. Ai, che tirava la slitta, si è piegato in due dal ridere. Mi ha chiesto scusa, e ha spiegato che credeva di essere lui la sola persona che su Gethen scivolasse sul ghiaccio.
Tredici miglia, oggi; ma se tentassimo di aumentare la velocità tra questi crepacci, tra i costoni e sul ghiaccio insidioso, ci consumeremmo dalla fatica, o subiremmo degli inconvenienti assai più gravi di una scivolata.
La luna è bassa, cupa come sangue rappreso; un grande alone brunito, iridescente, la circonda.
Guyrny Thanern. Un po' di neve, il vento si alza e la temperatura diminuisce. Anche oggi tredici miglia, che portano la distanza registrata da quando abbiamo lasciato il primo accampamento a 254 miglia. Abbiamo mantenuto una media di circa dieci miglia e mezzo al giorno; undici e mezzo, omettendo i due giorni passati ad aspettare la fine della tormenta. Il settantacinque per cento di queste miglia di fatiche e di lavoro non ci ha
Da quando siamo usciti dai fumi greveolenti del vulcano in eruzione, e dalla nera nuvola di cenere, il nostro spirito non è impegnato più soltanto nel lavoro e nell'apprensione, e dopo la cena parliamo sempre nella nostra tenda. Poiché io sono in kemmer, troverei più facile, certo, ignorare la presenza di Ai, ma questo è difficile in una tenda con due occupanti. Il guaio è, naturalmente, che lui, nel suo strano modo, è a sua volta in kemmer: sempre in kemmer. Deve trattarsi di una strana forma di desiderio, quella, assai ridotta, da dividere tra tutti i giorni dell'a
— La vostra razza è spaventosamente sola, sul suo mondo. Non esistono altre specie di mammiferi. Non esistono altre specie ermafrodite. Non esistono animali intelligenti, neppure quanto basta per addomesticarli, per farne dei compagni, sia pure piccoli e insufficienti. Deve colorare violentemente il vostro modo di pensare, questa unicità. Non intendo parlare solo del pensiero scientifico, benché voi siate degli straordinari teorici, dei creatori d'ipotesi magistrali… è straordinario che siate arrivati a qualsiasi concetto d'evoluzione, avendo di fronte quell'abisso invalicabile tra voi e gli animali inferiori. No, non solo scientificamente: ma filosoficamente, emotivamente: essere così solitari, in un mondo così ostile, deve influenzare tutto di voi, le vostre visioni del mondo, del trascendente, del naturale, del sopra
— Gli Yomeshta direbbero che la singolarità dell'uomo è la sua divinità.
— Padroni e Signori della Terra, si. Altri culti, su altri mondi, sono giunti alla stessa conclusione. Questi tendono a essere i culti di civiltà dinamiche, aggressive, capaci di spezzare i legami ecologici. Orgoreyn appartiene a questo schema, a suo modo; almeno, gli Orgota sembrano muovere le cose, non le lasciano stare come sono. Cosa dicono gli Handdarata?
— Ebbene, nell'Handdara… sapete, non c'è teoria, non esistono dogmi… Forse ci si rende meno conto dell'abisso esistente tra l'uomo e gli animali, essendo più occupati con i legami, con le somiglianze, con le affinità, dell'intero del quale le cose viventi sono una parte. — La Parola di Tormer era stata per tutto il giorno nella mia mente, e così avevo pronunciato quelle frasi:
La mia voce aveva tremato, nel dire questi versi, perché nel dirlo ricordai che nella lettera che mio fratello mi scrisse prima della sua morte, egli aveva citato proprio le stesse parole.
Ai ha meditato, e dopo qualche tempo ha detto:
— Voi siete isolati, e indivisi. Forse voi siete ossessionati dall'intero come noi siamo ossessionati dal dualismo.
— Anche noi siamo dualisti. Il dualismo è un fattore essenziale, non è vero? Finché esistera
— Io e Te — disse lui. — Sì, dopotutto, è ancora più ampio del sesso…
— Ditemi, in quale maniera l'altro sesso della vostra razza è differente dal vostro?
Mi parve sorpreso, e in realtà la mia domanda aveva sorpreso anche me; il kemmer provoca simili spontaneità, in una persona. Eravamo entrambi estremamente imbarazzati, consapevoli del nostro corpo, di noi stessi.
— Non avevo mai pensato a questo — disse. — Voi non avete mai visto una do
— Ho visto le vostre fotografie, le immagini delle do
— No. Sì. No, naturalmente no, in realtà, non proprio. Ma la differenza è molto importante. Suppongo che la cosa più importante, il più pesante elemento singolo nella vita di una persona, sia data dal fatto che sia nato maschio oppure femmina. In quasi tutte le società questo fatto determina le aspettative, le attività, l'aspetto, l'ideologia, l'etica, la morale, le maniere di una persona… quasi tutto. Vocabolario. Abitudini personali. Modo di gestire. Perfino di mangiare. Le do