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— Per quale motivo?
— Curiosità, avventura. — Esitò, e fece un lieve sorriso. — L'accrescimento della complessità e dell'intensità del campo della vita intelligente — disse, citando una delle mie citazioni Ecumeniche.
— Ah: voi stavate estendendo consciamente la tendenza evolutiva proprio dell'Essere; una manifestazione della quale è l'esplorazione. — Eravamo entrambi molto compiaciuti di noi, seduti in quella tenda calda, bevendo tè caldo e aspettando che il porridge di kadik bollisse.
— È così — disse lui. — Eravamo in sei. Tutti molto giovani. Mio fratello e io di Estre, quattro nostri amici di Stok. Quel viaggio non aveva alcuno scopo. Volevamo vedere Teremander, una montagna che sorge dal Ghiaccio, laggiù. Non molte persone l'ha
Il porridge era pronto, ed era completamente diverso dalla sostanza insapore, dura, che ci veniva data nella Fattoria Pulefen; aveva un eccellente sapore, e bruciava splendidamente la bocca. Provando un piacevole senso di calore, benevolo, dissi:
— Il cibo migliore che ho mangiato su Gethen l'ho sempre gustato in vostra compagnia, Estraven.
— Non in quel banchetto, a Mishnory.
— No, è vero… Voi odiate Orgoreyn, vero?
— Pochissimi Orgota sa
Ignorante, nel senso Handdara: ignorare l'astrazione, tenersi stretti alla cosa. C'era in questo atteggiamento qualcosa di femminile, un rifiuto dell'astratto, dell'ideale, una sottomissione allo scontato, che mi riusciva sgradita.
Eppure egli aggiunse, scrupoloso com'era:
— Un uomo che non detesta un cattivo governo è uno stupido. E se esistesse un buon governo, sulla terra, sarebbe una grande gioia servirlo.
In questo, potevamo comprenderci.
— Io so qualcosa di questa gioia — dissi.
— Sì; così ho giudicato.
Lavai le nostre tazze con acqua bollente, e versai la sciacquatura fuori della porta della tenda. Era un'oscurità fittissima, fuori, la neve cadeva fine e rada, appena visibile nell'ovale, fievole ramo di luce che partiva dall'apertura a valvola della tenda. Di nuovo rinchiusi nel calore asciutto della tenda, predisponemmo i nostri sacchi a pelo per la notte. Lui disse qualcosa, — date a me le tazze, signor Ai — o qualche osservazione del genere, e allora io dissi:
— Dovrà essere sempre signore, per tutto il tragitto attraverso il Ghiaccio di Gobrin?
Lui sollevò lo sguardo, e rise;
— Non so come chiamarvi.
— Il mio nome è Genly Ai.
— Lo so. Voi usate il nome che mi viene dalla mia terra.
— Neppure io so come chiamarvi.
— Harth.
— Allora io sono Ai… Chi usa il nome, il primo nome?
— Fratelli di Focolare, o amici — disse, e dicendolo era remoto, fuori della mia portata, a mezzo metro da me in una tenda ampia due metri e mezzo. Era impossibile rispondere a questo. Cosa c'è di più arrogante dell'onestà? Molto raffreddato, entrai nel mio sacco a pelo.
— Buonanotte, Ai — disse l'alieno, e l'altro alieno rispose. — Buonanotte, Harth.
Un amico. Che cos'è un amico, in un mondo dove qualsiasi amico può essere un amante, alla prossima fase della luna? Non io, prigioniero della mia virilità, legato indissolubilmente a essa; non potevo essere amico di Therem Harth, né di qualsiasi altro membro della sua razza. Né uomo né do
Dormimmo. Mi svegliai una volta, e udii la neve ticchettare, fitta e soffice, sulla tenda.
Estraven si alzò all'alba per preparare la colazione. Il giorno era limpido e luminoso. Togliemmo la tenda e partimmo quando il sole sfiorò con i suoi raggi le cime dei cespugli sparuti che circondavano i bordi della valle; Estraven aveva preso le cinghie e tirava la slitta, io mi ero messo dietro a spingere. La neve cominciava a formare una crosta di ghiaccio; lungo i pendii uniformi, e sgomberi da ostacoli, andammo come cani da slitta, correndo. Quel giorno dapprima costeggiammo, e poi entrammo nella foresta che fa da confine alla Fattoria Pulefen, la foresta di alberi di thore, alberi nani, tozzi, nodosi, coperti di ghiaccio e di cristalli scintillanti di neve. Non osammo servirci della strada principale che portava a nord, ma delle strade secondarie a volte ci servirono per un poco, e poiché la foresta era tenuta pulita, libera degli alberi caduti e del sottobosco, procedemmo bene. Una volta giunti a Tarrenpeth, trovammo un numero minore di crepacci e di costoni ripidi. Il misuratore della slitta, alla fine della giornata, disse che avevamo percorso venti miglia, quel giorno, ed eravamo meno stanchi della notte precedente.
Un parziale compenso per l'intensità dell'inverno su Inverno è dato dal fatto che le giornate rimangono luminose. Il pianeta ha pochissimi gradi di oscillazione, sul piano dell'ellittica, insufficienti a produrre un'apprezzabile differenza stagionale alle latitudini basse. La stagione non è un effetto emisferico, ma un effetto globale, un risultato dell'orbita, avvicinandosi e allontanandosi dall'afelio, c'è solo una perdita di radiazione solare sufficiente a disturbare il già instabile, e turbolento, schema climatico, a raffreddare ciò che è già freddo, e a trasformare l'umida e grigia estate nel bianco inverno violento. Più asciutto del resto dell'a
Impiegammo tre giorni ad attraversare la Foresta di Tarrenpeth. Durante l'ultimo giorno, Estraven si fermò ad accamparsi presto, per predisporre delle trappole. Voleva catturare qualche pesthry. I pesthry sono tra i più grandi animali terrestri di Inverno, ha