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A Ethwen ebbi fortuna. Parlando con uomini della Casa di Transito, sentii parlare del commercio di pellicce sul fiume, e di come dei cacciatori autorizzati risalissero il corso del fiume, con slitte o barche da ghiaccio, attraverso la Foresta di Tarrempeth, fin quasi al Ghiacciaio. Dai loro discorsi sulle trappole e sulle pellicce, ve

In quella parte di Orgoreyn, così inoltrata a nord-ovest, nelle vaste lande selvagge a ovest dei Sembensyens, gli uomini va

Comprai degli sci, delle scarpe da neve, delle trappole, e delle provviste, otte

Alla città chiamata Turuf abbandonai la compagnia, fingendo di essere malato. I cacciatori proseguirono verso nord, e a quel punto io mi diressi a nord-est, da solo, nei primi contrafforti collinosi dei Sembensyens. Passai alcuni giorni a conoscere la terra e poi, nascondendo quasi tutto quel che possedevo in una valle segreta, a dodici miglia e più da Turuf, ritornai in città, avvicinandomi di nuovo da sud, e questa volta vi entrai, e mi fermai in una Casa di Transito. Come se volessi approvvigionarmi per la caccia, acquistai degli sci, delle scarpe da neve, e delle provviste, un sacco a pelo e degli indumenti invernali, tutto quello che avevo già acquistato sulla costa; e comprai anche una stufa Chabe, una tenda termica, di pelli, una slitta leggera, sulla quale caricai ogni cosa. Poi, non ebbi più niente da fare, se non attendere che la pioggia si trasformasse in neve e il fango in ghiaccio; non molto, perché avevo trascorso quasi un mese nella strada da Mishnory a Turuf. Di Arhad Thern l'inverno era già arrivato, tutto era ghiacciato, e la neve che avevo aspettato stava già cadendo.

Passai il recinto elettrificato della Fattoria Pulefen nel primo pomeriggio, e tutte le tracce rimaste dietro di me furono ben presto coperte dall'abbondante nevicata. Lasciai la slitta nell'anfratto di un torrente, nella foresta, a est della Fattoria, e portando solo uno zaino ritornai a piedi sulla strada; e di là giunsi apertamente al cancello d'ingresso della Fattoria. Là io mostrai i documenti, che avevo di nuovo falsificato durante l'attesa a Turuf. Erano documenti dal «timbro azzurro», ora, e mi identificavano come Therner Benth, prigioniero sotto giuramento, e insieme a essi c'era l'ordine di presentarmi entro l'Eps Thern alla Terza Fattoria Volontaria della Commensalità, a Pulefen, per prestare servizio come guardia per due a

Non c'è nulla di più facile che entrare in prigione. Mi sentii abbastanza rassicurato anche sulla maniera per uscirne.

Il capoguardia mi biasimò per essere arrivato con un giorno di ritardo su quello specificato nei miei ordini, e mi mandò nelle caserme. La cena era finita, e fortunatamente era troppo tardi per darmi scarpe e uniforme regolamentari, e confiscare i miei abiti, che erano assai migliori. Non mi diedero un'arma, ma trovai una pistola a portata di mano, mentre giravo per la cucina, cercando d'indurre il cuoco a darmi qualcosa da mangiare. Il cuoco teneva la sua pistola appesa a un chiodo, dietro i forni. La rubai. Non c'era la frequenza letale; forse nessuna delle pistole delle guardie la possedeva. Non uccidevano gente, nelle Fattorie; lasciavano che la fame e l'inverno e la disperazione uccidessero al loro posto.

C'erano trenta o quaranta carcerieri, e centocinquanta, al massimo centosessanta, prigionieri, nessuno dei quali era in condizioni buone; quasi tutti dormivano profondamente, benché la Quarta Ora non fosse passata da molto. Convinsi una giovane guardia a farmi vedere il luogo, e i prigionieri addormentati. Li vidi nella luce fissa, abbagliante dello stanzone nel quale dormivano, e la loro vista aumentò la mia speranza di agire quella notte stessa, prima che io avessi attirato qualche sospetto su di me. Erano tutti nascosti sulle cuccette, nei loro sacchi a pelo, come bambini ra

La fortuna che era girata a Ethwen ora faceva girare il mondo con sé, sotto la mia mano. Ho sempre avuto un solo talento, quello di sapere quando la grande ruota cede a un semplice tocco, sapere e agire. Avevo creduto che quella preveggenza fosse andata perduta, l'a

Dato che stavo ancora girando e vagabondando intorno, recitando la mia parte di curioso, irrequieto, nuovo arrivato non troppo scaltro, mi iscrissero subito nell'ultimo turno di guardia; a mezzanotte, all'infuori di me e di un altro guardiano, che faceva il mio stesso turno, l'intera Fattoria Pulefen era immersa nel so

— Che succede? — dice l'altra guardia, mezza addormentata. — Lascialo stare!

— È morto.

— Un altro morto? Per le viscere di Meshe, e non è ancora inverno, inverno pieno! — Gira il capo di sbieco, per guardare il viso dell'Inviato, che pende così, dalla mia spalla. — Quello è il Pervertito, vedo. Per l'Occhio, non credevo a tutto quello che dicono sui karhidiani, finché non gli ho dato un'occhiata, a questo orribile anormale. Ha passato tutta la settimana sulla cuccetta, lamentandosi e sospirando, ma non pensavo che morisse così, semplicemente. Bene, buttalo fuori, dove si conserverà fino a quando non sarà giorno, non restare lì, come uno scaricatore di camion con un sacco sulle spalle…