Страница 34 из 47
Quando tornò nella sua stanza c'era Orry ad aspettarlo, perché voleva fargli vedere la città. Esplorarono per tutto il pomeriggio, ora a piedi, ora sulla slitta di paristolis: per le vie, i giardini pensili, i ponti, i palazzi, le dimore di Es Toch. Orry era generosamente fornito di dischetti di iridio che servivano da moneta e quando Falk osservò che non gli piaceva il fantasioso vestito che gli ospiti gli avevano procurato, Orry insistette per accompagnarlo in un negozio di abiti a sceglierne uno. Si trovò in mezzo a scaffalature e tavoli pieni di abiti sfarzosi, di tessuto o di plastica, sgargianti e con disegni a splendidi colori; pensò a Parth che tesseva al suo piccolo telaio seduta al sole un disegno di gru bianche su fondo grigio. «Voglio tessermi tessuti neri da indossare» gli aveva detto; e ricordando le sue parole scelse tra tutti i begli abiti multicolori, cappe e vestiti, dei calzoni neri, una camicia scura e una mantellina nera corta, invernale.
— Sono abbastanza simili ai vestiti che portiamo noi a casa… su Werel — disse Orry, guardando perplesso la sua tunica rosso fiamma. — Solo che lì non abbiamo abiti invernali. Oh, ci sarebbero tante cose che potremmo riportare dalla Terra su Werel, per raccontarlo e insegnarlo, se potessimo andarci!
Si recarono poi in un ristorante costruito a cavallo della gola. Via via che l'avanzare della sera fredda e splendente di alta montagna rendeva più scuro l'abisso sottostante, gli edifici ai suoi bordi si facevano iridescenti e le strade e i ponti pensili splendidi di luci. La musica vagava nell'aria mentre mangiavano cibi contraffatti dalle spezie osservando l'andirivieni della folla cittadina.
Alcuni di quelli che camminavano per Es Toch erano vestiti poveramente, altri riccamente, molti nella foggia sfarzosa e ostentata che Falk ricordava vagamente di aver visto indosso a Estrel. C'erano vari tipi fisicamente diversi, alcuni dei quali Falk non aveva mai visto. Un gruppo aveva la pelle bianca, occhi blu e capelli color paglierino. Falk pensò che se li fossero schiariti, ma Orry gli spiegò che erano membri di una tribù di una zona del Continente Due, la cui cultura veniva incoraggiata dagli Shing, e che portavano capi e giovanetti nell'aeromobile a vedere Es Toch e a imparare i modi. — Vedi, prech Ramarren, non è vero che i Signori rifiutino di insegnare agli indigeni… sono questi che rifiutano di imparare. Questi bianchi sono stati messi a parte della conoscenza dei Signori.
— E cosa ha
— Oh sì. I nativi si autodefiniscono così perché insistono a dire che i Signori sono conquistatori alieni. Neanch'io riesco sempre a differenziarli — disse il ragazzo con il suo sorriso vago, seducente e ingenuo.
— La maggior parte delle persone per strada sono degli Shing?
— Immagino di sì. Naturalmente ne conosco solo pochi di vista.
— Non capisco cosa separi i Signori, gli Shing, dai nativi, se sono tutti Terraniani, indistintamente.
— Come!… Conoscenza, potenza… I Signori ha
— E con tutto ciò si tengono separati, come una casta? Hai detto che i Signori credono nella democrazia. — Era un termine antiquato che l'aveva colpito quando l'aveva sentito usare da Orry; non era sicuro del significato, ma sapeva che aveva a che fare con la partecipazione comune al governo.
— Si, c'erto, prech Ramarren. Il Consiglio governa democraticamente per il bene di tutti, e non c'è né re né dittatore. Andiamo in una sala da pariitha? Ha
— Ti piace la musica?
— No — disse il ragazzo con candore apologetico. — Mi fa venir voglia di piangere o urlare. Naturalmente su Werel cantano solo gli animali e i bambini piccoli. È… sembra paradossale sentirlo fare dagli adulti. I Signori invece cercano di incoraggiare le arti tra i nativi. Anche la danza, che a volte è molto bella…
— No — In Falk andava sorgendo una tenace irrequietezza, il desiderio di vedere, di andare fino in fondo alla questione. — Ho una domanda da fare a quello lì chiamato Abundibot, se accetta di vederci.
— Certamente. È stato mio insegnante a lungo; lo chiamerò con questo. — Orry si portò alla bocca il braccialetto ad anelli d'oro che teneva al polso. E mentre vi parlava dentro Falk stava seduto a ricordare le preghiere che Estrel mormorava al suo amuleto, e a chiedersi quanto miope potesse mai essere stato. Qualsiasi imbecille avrebbe potuto indovinare che quell'affare era una trasmittente; qualsiasi imbecille, tra
Temporalesche nubi primaverili avevano nascosto stelle e luna, ma le strade ciononostante splendevano di luci. Falk le attraversò col cuore greve. Malgrado i timori, aveva bramato di vedere la città elonaae, il Luogo degli Uomini; ma ora lo preoccupava e lo a
In slitta percorrevano uno dei ripidi ponti senza parapetto, diretti verso una torre illuminata. Sotto di loro, molto al di sotto, il fiume scorreva nell'oscurità; i monti erano nascosti allo sguardo della città da nubi e bufere. All'entrata della torre, dei programmati li fecero entrare in un ascensore a razzi e di lì in una stanza le cui pareti, senza finestre e traslucide come sempre, sembravano di nebbia azzurrina, scintillante. Furono fatti sedere e ve