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— Mi chiedo contro chi siano armati.

— Contro i loro Nemici, non v'è dubbio. Come se fossero in grado di combattere contro gli Shing. E come se gli Shing si curassero di combattere contro di loro.

— Vuoi riprendere il viaggio, vero?

— Sì, non mi fido di questa gente. Nascondono troppe cose.

Quella sera andò a prender commiato dal capo della comunità, un uomo dagli occhi grigi di nome Hiardan, un po' più giovane di lui. Hiardan accettò i suoi ringraziamenti con la solita laconicità, poi gli disse nei modi semplici e misurati che distinguevano gli Apicultori: — Credo che tu ti sia comportato in modo assolutamente franco con noi. Di questo ti sono grato. Ti avremmo accolto più liberamente e ti avremmo parlato di argomenti noti solo a noi se fossi venuto da solo.

Falk esitò prima di rispondere. — Mi dispiace. Ma non sarei giunto fin qui se non fosse per la mia guida e amica. E… voi vivete qui tutti assieme, Signore Hiardan. Siete mai stati soli?

— Raramente — rispose l'altro. — La solitudine è la morte dell'anima: l'uomo è l'umanità stessa. Così si dice da noi. Ma da noi si dice anche: "Riponi la tua fiducia solo nei fratelli o nei compagni di arnia che conosci sin dall'infanzia". Ecco la nostra regola. È l'unica sicura.

— Ma io non ho congiunti, perciò non ho sicurezza, Signore — replicò Falk e salutando militarmente, come era costume degli Apicultori, si accomiatò. L'indomani mattina, sul far del giorno, proseguì verso ovest assieme a Estrel.

Di quando in quando durante il cammino videro altri villaggi o accampamenti, ma nessuno grande e tutti dispersi, più o meno cinque o sei in un raggio di cinque, seicento chilometri. Falk ammise fra sé e sé che in alcuni si sarebbe fermato. Era armato, mentre quella gente sembrava del tutto inerme: un paio di tende mobili, da nomadi, lungo un fiumiciattolo semighiacciato, un pastorello solitario su un enorme pendio collinare che pascolava vacche rossastre mezzo selvagge, oppure, molto più in là sul terreno ondulato, uno svolazzo di fumo azzurrognolo che si perdeva nello sterminato cielo grigio. Aveva abbandonato la Foresta per cercare, se mai ve ne fossero, notizie che lo riguardavano, un acce

Il volto acceso dal vento e stanco dal viaggio, il cappuccio spinto all'indietro, l'infuocato vento dell'ovest, pungente e impetuoso, che gli giocava tra i capelli, Falk stava seduto vicino al fuoco da campo, al riparo di una collina a pan di zucchero. Teneva le braccia attorno alle ginocchia. — Verissimo — disse, con tono meditabondo, lo sguardo fisso al lontano filo di fumo.

— Magari è questo il motivo per cui gli Shing non uccidono nessuno. — Estrel intuiva il suo umore e cercava di rincuorarlo, di deviarne i pensieri.

— E perché? — le chiese, consapevole del suo intento, ma senza alcuna reazione.

— Perché non ha

— Può darsi. — Lo aveva fatto pensare, e non erano pensieri molto allegri. Infine disse: — Bene, poiché si dà il caso che debba andar da loro a porgli tutte le mie domande — questo è lo scopo del mio viaggio — se mi uccidono avrò la soddisfazione di sapere che gli facevo paura…

Estrel scosse la testa. — No. Non uccidono.

— Neanche gli scarafaggi? — chiese lui, scaricando su di lei il malumore derivato dalla stanchezza. — Cosa fa

— Non lo so — rispose Estrel. Prendeva sempre seriamente le sue domande. — Ma per loro è legge rispettare la vita, e le leggi le osservano.

— Non rispettano le leggi degli uomini. E perché mai dovrebbero, se non sono neanche uomini?

— È proprio per questo che nel loro comportamento c'è rispetto per la vita, non ti pare? Mi ha

— Non vi è essere umano che potrebbe farmi quello che ha

Sconcertata dalla collera che l'aveva preso, Estrel inginocchiata vicino al fuoco infilava sullo spiedo i pezzi di un coniglio che lui aveva ucciso. La rossa chioma polverosa le incorniciava di riccioli il capo chino; aveva un'espressione paziente e distaccata. Come sempre, riuscì a riavvicinarlo a sé pentito e preso dal desiderio. Erano molto uniti, eppure egli non riusciva mai a capirla; si chiedeva se erano così tutte le do

Uno sconfinato crepuscolo si andava allargando sulla terra, una distesa di erba zuppa d'acqua per miglia e miglia. La fiammella del loro fuoco bruciava di un rosso dorato nella limpida oscurità della notte.

— È cotto, Falk — disse la morbida voce di lei.

Egli si alzò e le si fece appresso, accanto al focolare. — Amica mia, amore mio — le sussurrò, prendendole la mano per un momento. Sedettero uno vicino all'altra a dividere il cibo, poi il so

Inoltrandosi verso ovest la prateria diventava sempre più asciutta, l'aria sempre più limpida. Estrel piegò un po' a sud per evitare una zona che diceva fosse abitata, o fosse stata abitata, da una popolazione nomade delle più selvagge, i Centauri. Falk si fidò di lei; non aveva nessuna voglia di ripetere l'esperienza dei Basnasska. Al quinto o sesto giorno di cammino giunsero a una regione collinare e si inoltrarono su un terreno asciutto, elevato, piatto e brullo pere

Mentre avanzavano incontrarono per ben due volte antiche rovine, nulla più di tumuli e monticelli, ma allineati secondo una spaziosa geometria di strade e piazze. In quei luoghi il terreno era tutto percorso da cunicoli pieni di cocci di ceramica, frammenti di vetro colorato e di plastica. Dovevano essere passati due o tremila a

— Si stenta a credere — sbottò Falk mentre costeggiavano la seconda delle città sepolte — che qui bambini abbiano giocato, e… do