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— Se è l'unica possibilità che ci rimane — disse Falk — non ci resta che provare.
Non era più ingenuo, fiducioso e facilmente influenzabile come prima di essere catturato. Si era fatto più circospetto e risoluto. Benché avesse ricevuto del male dai Basnasska, non serbava alcun rancore contro di loro; gli avevano marchiato sulle braccia, in modo irreparabile, i fregi blu dei tatuaggi della consanguineità, marchiandolo sì come un barbaro, ma anche come un uomo. Nulla di strano. Ma loro agivano a modo loro, e lui a modo suo. La tenace volontà che si era rafforzata in lui con gli insegnamenti della Casa della Foresta richiedeva che cercasse la libertà, che continuasse il viaggio, che portasse a termine quel che Zove aveva definito un'opera virile. Questa gente non aveva né meta né origini, non aveva radici nel passato dell'umanità. L'impazienza di scappar via non dipendeva soltanto dall'estrema precarietà dell'esistenza che conduceva tra i Basnasska; era un senso di soffocamento, di limitatezza e immobilità ancor più insopportabile delle fasce che gli impedivano la vista.
Quella sera Estrel si fermò accanto alla sua tenda per dirgli che era cominciato a nevicare, e a bassa voce stavano facendo progetti per la fuga quando si sentì parlare all'entrata della tenda. Estrel tradusse con tono calmo: — Sta dicendo: "cacciatore cieco, vuoi la Do
La voce dell'uomo aggiunse qualcosa di più imperioso. — Se continua a nevicare forse è per domani sera — mormorò Estrel in Galaktika. Sempre pensoso, Falk non rispose. Subito dopo si accorse che lei s'era alzata ed era uscita lasciandolo solo nella tenda. Poi si rese conto che la Do
Sarebbe bastato che avesse detto Sì, invece di No; e quando pensò alla bravura di lei, alla gentilezza nei suoi riguardi, alla dolcezza del suo tocco e della sua voce, al contegnoso silenzio dietro a cui nascondeva l'orgoglio o la timidezza, rimase sgomento per non averla protetta, sentendosi umiliato come suo compagno, come uomo.
— È per questa sera — le disse l'indomani in un turbinio di neve vicino all'Alloggio delle Do
— Kokteky mi ha detto di andare nella sua tenda questa sera.
— Non puoi sgattaiolare via?
— Può darsi.
— Qual è la tenda di Kokteky?
— Dietro alla Sede della Comunità Mzurra, sulla sinistra. Sul lembo dell'apertura c'è una pezza rimessa.
— Se non vieni tu, vengo io a prenderti.
— Un'altra sera sarebbe meno pericoloso…
— Ma ci sarebbe meno neve. L'inverno è ormai avanzato; questa può essere l'ultima nevicata buona. Andiamo questa sera.
— Vengo io nella tua tenda — disse con tono accomodante e sottomesso, ma fermo.
Nella fascia aveva una fessura attraverso la quale poteva intravedere vagamente dove metteva i piedi, e adesso cercava di scrutarla; ma in quella luce opaca lei gli appariva come una forma vaga nel grigiore del giorno.
A sera inoltrata ella lo raggiunse, calma come la neve che il vento aveva deposto sulla tenda. Avevano entrambi preparato ciò che dovevano portare con sé. Nessuno dei due parlò. Falk si allacciò il cappotto di pelle, si tirò su il cappuccio, a
Falk balzò al di sopra delle ceneri, afferrando la mano della do
Una neve sottile quasi uno spolverio, turbinava in un vento leggero, mentre il respiro gli si condensava in una nuvoletta fredda. Quello di Estrel usciva mischiato a singhiozzi. Falk, tenendole il polso con la sinistra e reggendo la pistola nella destra, si diresse verso ovest tra le tende sparse, a malapena visibili, punti e macchie di un pallido arancio. In un paio di minuti anch'esse erano scomparse e non rimaneva nient'altro che notte e neve.
Le pistole laser della Foresta Orientale avevano parecchi congegni e funzioni: l'impugnatura poteva servire come accendino mentre dalla ca
Sull'ampia altura dove i Basnasska avevano fissato l'accampamento invernale, il vento aveva quasi spazzato il manto di neve. Ma poco dopo, non sapevano più dove andare; si basavano unicamente sulla bussola rivolta a ovest mentre la tormenta confondeva terra e cielo in un indistinguibile turbinio. Infine arrivarono su un terreno meno elevato. Per qualche metro vi furono mulinelli attraverso i quali Estrel si trovò ad arrancare a
— Tira un po' il fiato. In questa conca siamo al riparo dal vento.
Si accovacciarono lì insieme, minuscolo puntino luminoso. Attorno volteggiava la neve, spinta dal vento per centinaia di miglia nel buio della pianura.
Lei mormorò qualcosa che in un primo momento non capì: — Perché lo hai ucciso?
Giacendo inerte, con i sensi intorpiditi, cercando di raccogliere le forze per il proseguimento della loro lenta e difficile fuga, Falk non diede risposta. Alla fine borbottò in un mezzo sogghigno: — È cos'altro…?
— Non lo so. Dovevi farlo.
Il suo volto era pallido e teso per la fatica; egli non riusciva a seguire quello che diceva. Era troppo intirizzita per stare ferma a riposare, perciò egli si alzò in piedi costringendo anche lei ad alzarsi. — Vieni. Non deve mancare molto al fiume.
Invece mancava molto. Lei era venuta nella sua tenda alcune ore dopo che si era fatto buio, pensò — c'era una parola per dire ore nella lingua della Foresta, ma il significato era impreciso e dava solo la qualità; persone senza occupazioni e comunicazioni nello spazio e nel tempo non ha
Al primo grigiore che ve