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Lo chiamavano con un nome che significava viaggiatore, ma anche messaggero.
— Chi siete voi? — chiese Falk.
Il vento soffiava e il grande fiume scorreva. La barca e la navicella volante erano sospese immobili nella corrente dell'aria e dell'acqua, unite e separate, come in un incantesimo.
— Siamo uomini.
Con questa risposta il fascino svanì, soffiato via come un suono dolce o un profumo nel vento dell'est. Falk risentì l'impressione di un uccello ferito che si dibatteva nelle sue mani gridando paròle umane con una penetrante voce inumana: ora, come allora, fu attraversato da un senso di gelo, e senza esitazione, senza nemmeno pensare, toccò l'arco d'argento e spinse avanti la slitta a tutta velocità.
Dalla barca non gli arrivò nessun suono, sebbene ora il vento soffiasse favorevole; dopo pochi attimi l'esitazione si impadronì nuovamente di lui, rallentò la slitta e guardò indietro. La barca era sparita. Non c'era nulla sull'ampia superficie dell'acqua, e la prima curva era molto lontana.
Dopo questo episodio, Falk smise di giocare a far salti sull'acqua, ma viaggiò con la massima accortezza e in silenzio; quella notte non accese nemmeno il fuoco, e stentò a prender so
Adesso era tutto finito. Restava soltanto Es Toch, il Luogo della Menzogna. Non esistevano città nella Foresta Orientale. Nessuna torre di pietra e acciaio e cristallo, affollata di anime, si i
Tuttavia la visione di una città rimase nella memoria di Falk, molto simile a un ricordo di qualcosa che egli un tempo conosceva. Da questo fatto comprese la potenza del richiamo, dell'inga
I giorni e l'acqua del fiume continuavano a scorrere, e lui insieme a loro, finché, in un pomeriggio ancora grigio, il mondo si aprì, lentamente, dive
A nord, ovest e sud si stendeva una pianura ondulata, con gruppi isolati di alberi, sterpaglia e boschetti nelle zone più basse, ma era un paese dove la vista spaziava aperta, un paese aperto, molto aperto. Con una certa delusione Falk guardò verso ovest, sforzando gli occhi per vedere le montagne. Quella terra aperta, la Prateria, si diceva che fosse larga mille miglia, forse; ma come stessero realmente le cose, nessuno sapeva dirlo, nella Casa di Zove.
Non vide montagne, ma quella sera vide il limite del mondo, là dove esso si incontra con le stelle. Non aveva mai visto un orizzonte. Tutta la sua memoria era circondata da confini di foglie e rami. Invece lì fuori non c'era nessun ostacolo tra lui e le stelle, che brillavano a partire dal limite della Terra, e poi su, in un grande arco, una cattedrale fatta di nero e modellata con il fuoco. E giù, sotto i suoi piedi, la volta proseguiva, si chiudeva in un cerchio; ora dopo ora, il movimento dell'orizzonte rivelava le nuove forme di fuoco che prima si trovavano nascoste a est, dietro il limite della Terra. Passò metà di quella lunga notte di inverno, restando sveglio a guardare, ed era sveglio di nuovo quando il mobile limite orientale del mondo passò attraverso il sole, e la luce del giorno irruppe dagli spazi extraterrestri alle pianure.
Quel giorno viaggiò esattamente nella direzione dell'ovest segnata dalla bussola e così fece anche il giorno dopo, e il giorno dopo ancora. Non più legato alle serpentine del fiume, procedeva diritto e rapido. Guidare la slitta non era più una occupazione tanto banale come lo era stato sull'acqua; il terreno non era completamente piano, e ogni volta che incontrava una contropendenza la slitta si impe
Perché non c'erano più uomini che viaggiavano per conoscere il loro mondo? Falk se lo chiese, seduto accanto al fuoco, che brillava come un minuscolo opale sotto la grande volta blu di un tramonto nella prateria. Perché uomini come Zove e Metock se ne stavano nascosti nei boschi, e nemmeno una volta nella vita venivano a vedere il selvaggio splendore della Terra? Ora lui conosceva qualcosa che loro, che gli avevano insegnato tutto, non conoscevano: che un uomo può vedere il suo pianeta girare insieme alle stelle…
Il giorno dopo proseguì, sotto un cielo basso e un freddo vento del nord, guidando la slitta con una abilità che ormai era divenuta abitudine. Una mandria di vacche selvatiche occupava metà della pianura, a sud della sua rotta, e ognuna di quelle migliaia e migliaia era rivolta contro vento, col muso abbassato davanti alle spalle irsute, di pelo rosso. Tra Falk e le prime file della mandria c'era un miglio di erba grigiastra, che si curvava sotto i colpi del vento, e un uccello grigio volò verso di lui, veleggiando senza un colpo d'ali. Lo guardò, meravigliato da quel volo diritto, ma non perfettamente diritto, perché descrisse una curva, senza batter ali, per andare a intercettare la linea del suo cammino. Stava arrivando velocissimo, esattamente verso di lui. All'improvviso egli si allarmò, e agitò l'arma per scacciare la creatura, poi si buttò giù disteso, e tentò una virata con la slitta, ma troppo tardi. L'istante prima dello scontro egli vide la cieca testa senza fisionomia, un brillare di acciaio. Poi l'impatto, un rumore lacerante di metallo che esplodeva, un vertiginoso cadere all'indietro. E la caduta non aveva fine.