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— Posso proporre un filettino di pernice, — gorgheggiava musicalmente Arčibal’d Arčibal’dovic. L’ospite con gli occhiali incrinati approvò senza riserve l’offerta del comandante del brigantino e lo guardò benevolmente attraverso l’inutile vetro.

Il romanziere Petrakov-Suchovej, che, seduto al tavolo accanto in compagnia della consorte, stava terminando una costoletta di maiale, con il senso di osservazione proprio a tutti gli scrittori notò le premure di Arčibal’d Arčibal’dovic e si stupí molto, ma molto davvero. La sua consorte, una signora rispettabilissima, dive

Però, dopo aver fatto un affascinante sorriso all’indirizzo della Petrakova, Arčibal’d Arčibal’dovic mandò da lei un cameriere, ma non abbandonò i suoi cari ospiti. Oh, era acuto Arčibal’d Arčibal’dovic! E osservatore, poi, non meno degli stessi scrittori! Arčibal’d Arčibal’dovic sapeva dello spettacolo al Varietà e di molti altri avvenimenti successi in quei giorni, aveva sentito e, a differenza degli altri, aveva fatto attenzione alle parole «vestito a quadretti» e «gatto». Arčibal’d Arčibal’dovic aveva subito indovinato chi fossero i suoi visitatori. E avendolo indovinato, naturalmente non si era messo a litigare con loro. Quanto a Sof’ja Pavlovna, furba lei! Sbarrare l’ingresso della veranda a quei due! Come si fa a pensare una cosa simile! Ma sí in fondo, che cosa si può pretendere da una cosí!…

Infilando alteramente il cucchiaino nel gelato alla pa

Solo dopo aver controllato che tutto fosse stato eseguito a puntino, solo quando nelle mani dei camerieri arrivò di volo un tegame coperto in cui sfrigolava qualcosa, solo allora Arčibal’d Arčibal’dovic si permise di lasciare i due enigmatici visitatori, non senza prima aver sussurrato:

— Vogliano scusarmi! Un attimo solo! Vado soltanto a dare un’occhiata ai filettini!

Volò via dal tavolo e scomparve nel corridoio interno del ristorante. Se qualche osservatore avesse potuto seguire le ulteriori attività di Arčibal’d Arčibal’dovic queste gli sarebbero indubbiamente apparse alquanto enigmatiche.

Il capo non era affatto andato in cucina a sorvegliare i filettini, ma nella dispensa del ristorante. Aprí con la sua chiave, vi si rinchiuse, da un cassone pieno di ghiaccio tolse — accuratamente, per non sporcarsi i polsini — due pesanti storioni, li avvolse in carta da giornale, li legò per bene con dello spago e li mise da parte. Poi nella camera vicina controllò che fossero al loro posto il suo soprabito foderato di seta e il cappello, e solo allora si recò in cucina, dove il cuoco stava preparando con ogni cura i filettini promessi agli ospiti dal pirata.

Bisogna dire che di strano o d’incomprensibile nelle azioni di Arčibal’d Arčibal’dovic non c’era nulla, e strane queste azioni potevano sembrare soltanto a un osservatore superficiale. L’operato di Arčibal’d Arčibal’dovic derivava nel modo piú logico da tutto quanto precedeva. La conoscenza degli ultimi avvenimenti, ma soprattutto il formidabile intuito suggerivano al capo del ristorante del Griboedov che il pasto dei suoi ospiti, anche se copioso e fastoso, sarebbe stato oltremodo breve. E l’intuito che non inga

Mentre Korov’ev e Behemoth brindavano col secondo bicchierino di una meravigliosa vodka fresca speciale, apparve sulla veranda, sudato e agitato, il reporter Boba Kandalupskij, noto in tutta Mosca per la sua stupefacente o

— Giuro sul mio onore! Sulla Sadovaja, sulla Sadovaja!… — Boba abbassò ancora di piú la voce, — non restano colpiti dalle pallottole… pallottole… pallottole… petrolio… incendio… pallottole…

— Questi impostori che diffondono voci vergognose, rombò con voce di contralto madame Petrakova alquanto piú forte di quanto avrebbe desiderato Boba, — quelli sí che andrebbero smascherati! Ma non importa, finirà proprio cosí, sara

— Ma che menzogne, Antonida Porfir’evna! — esclamò Boba rattristato dall’incredulità della moglie dello scrittore, e riprese a bisbigliare: — Ve lo dico che non restano colpiti dalle pallottole!… E adesso l’incendio… attraverso l’aria… l’aria! — Boba sibilava senza sospettare che coloro di cui parlava sedevano vicini a lui, godendosi i suoi sibili.

Del resto, questo godimento ebbe breve durata. Dal corridoio interno del ristorante irruppero sulla veranda tre uomini con la vita stretta da cinturoni, con le ghette e con le rivoltelle in mano. Il primo gridò con voce sonora e imperiosa:

— Fermi tutti! — e subito tutti e tre cominciarono a sparare nella veranda, mirando alla testa di Korov’ev e di Behemoth. Entrambi i bersagli si dissolsero immediatamente nell’aria, e dal fornello una colo

Alcuni secondi dopo, per i sentieri asfaltati che portavano ai cancelli di ghisa sul viale, da dove mercoledí sera era giunto, da tutti misconosciuto, il primo messaggero della sciagura, Ivanuška, ora correvano gli scrittori che avevano interrotto il pranzo, Sof’ja Pavlovna, la Petrakova, Petrakov.

Uscito tempestivamente dalla porta laterale, senza correre e senza affrettarsi, come un capitano che ha l’obbligo di abbandonare per ultimo il brigantino in fiamme, Arčibal’d Arčibal’dovic, con il soprabito estivo foderato di seta, se ne stava lí coi due pezzi di storione sotto il braccio.