Страница 88 из 110
L’uomo davanti afferrò immediatamente la borsa dalle mani di Giuda. Nello stesso istante alle sue spalle si levò un coltello e colpí l’i
— Ni…sa… — disse Giuda non con la sua voce giovanile alta e pura, ma con voce bassa e piena di rimprovero, e non emise altro suono. Il suo corpo batté sulla terra con tanta violenza che la fece rintronare.
Apparve allora sulla strada una terza figura. Questa portava un mantello col cappuccio.
— Fate presto, — ordinò. Gli assassini avvolsero rapidamente in una pelle la borsa e un biglietto che il terzo porse loro, e legarono il tutto con una cordicella. Il secondo si mise l’involto in seno, poi i due assassini si precipitarono via dalla strada e l’oscurità tra gli ulivi li inghiottí. Il terzo invece si accoccolò vicino al morto e lo guardò in faccia. Nell’ombra, essa gli apparve bianca come il gesso, e di una bellezza ispirata.
Alcuni secondi dopo non c’era anima viva sulla strada.
Il corpo inanimato giaceva con le braccia allargate. Il piede sinistro era finito in una chiazza di luce lunare, cosí che risaltava nettamente ogni cinghia del sandalo. Tutto il giardino di Getsemani risuonava del canto degli usignoli.
Dove si fossero diretti i due che avevano ammazzato Giuda, nessuno lo sa, ma sl conosce la strada seguita dal terzo uomo col cappuccio. Lasciando il sentiero, s’inoltrò nel folto degli ulivi, dirigendosi verso sud. Scavalcò il recinto del giardino lontano dall’ingresso principale, all’angolo di sinistra, dove le pietre superiori del muricciolo erano franate. Poco dopo era sulla riva del Kedron. Entrò allora nell’acqua e vi camminò per un certo tempo, finché non vide in lontananza le sagome di due cavalli e di un uomo vicino. Anche i cavalli erano nel torrente. L’acqua scorreva bagnando i loro zoccoli. Il guardiano montò uno dei cavalli, l’uomo col cappuccio balzò sull’altro, e lentamente si avviarono nel torrente. Si udivano i sassi scricchiolare sotto le zampe dei cavalli. Poi i cavalieri uscirono dall’acqua, salirono sulla riva di Jerushalajim e costeggiarono al passo il muro della città. Qui, il guardiano si allontanò, e partendo di galoppo scomparve, mentre l’uomo col cappuccio fermò il suo cavallo, scese sulla strada deserta, si levò il mantello, lo rivoltò, ne tolse di sotto un elmo piatto senza cimiero che si calcò in testa. Balzò ora sul cavallo un uomo con una clamide militare e una corta spada al fianco. Toccò le redini, e il focoso cavallo partí al trotto scrollando il cavaliere. La meta non era lontana: il cavaliere si avvicinava alla porta meridionale di Jerushalajim.
Sotto l’arco della porta danzava e saltava l’irrequieta fiamma delle torce. I soldati di guardia della seconda centuria della Legione Fulminante sedevano su panche di pietra giocando ai dadi. Quando videro il militare che si avvicinava scattarono in piedi; l’uomo fece loro un ce
La città era inondata di luci festose. A tutte le finestre scintillava la fiamma dei candelabri e dovunque, fondendosi in un coro discordante, si udivano i canti rituali. Lanciando di quando in quando un’occhiata alle finestre che davano sulla strada, il cavaliere poteva vedere gente seduta a tavola, e sopra la tavola carne di capretto e coppe di vino tra piatti con erbe amare. Fischiettando una sommessa canzoncina, il cavaliere avanzava con un trotto pacato lungo le vie deserte della città bassa verso la torre Antonia, guardando ogni tanto i candelabri a cinque bracci, mai visti altrove, che ardevano sopra il tempio, e la luna che si trovava ancora piú in alto dei candelabri.
Il palazzo di Erode il Grande non partecipava minimamente alla sole
Come aveva detto ad Afranio, il procuratore non aveva voluto ritirarsi nelle stanze interne. Aveva dato ordine di preparargli il letto sul balcone, là dove aveva pranzato, e dove al mattino aveva tenuto l’interrogatorio. Il procuratore si coricò, ma il so
Verso mezzanotte il so
Il letto si trovava nella semioscurità, protetto dalla luna da una colo
Era seguito da Banga, e vicino a lui camminava il filosofo errante. Discutevano qualcosa di molto complesso e importante, e nessuno dei due riusciva a vincere l’altro. Non si accordavano su nessun punto, e questo rendeva la loro discussione particolarmente interessante e interminabile. S’intende che l’esecuzione di quel giorno era stata un mero equivoco: il filosofo che aveva escogitato una cosa cosí incredibilmente assurda come la bontà universale degli uomini, gli camminava accanto, quindi era vivo. E, naturalmente, sarebbe stato orribile anche il solo pensiero che un uomo simile potesse essere giustiziato. L’esecuzione non era avvenuta! Non era avvenuta! Ecco in che consisteva il fascino del viaggio su per la scala lunare.
Vi era tanto tempo libero quanto ne occorreva, il temporale sarebbe scoppiato solo verso sera, e la codardia era indubbiamente uno dei vizi piú terribili. Cosí diceva Jeshua Hanozri. No, filosofo, ti obietto: è il vizio piú terribile di tutti!
Ecco, per esempio, non aveva avuto paura l’attuale procuratore della Giudea, allora tribuno della legione, quella volta nella Valle delle Vergini, quando i germani infuriati avevano quasi dilaniato il gigantesco Ammazzatopi! Ma per carità, filosofo! Possibile che tu, con la tua intelligenza, possa pensare che, per causa di un uomo che ha commesso un delitto contro Cesare, il procuratore della Giudea si rovini la carriera?
— Sí, sí… — gemeva e singhiozzava nel so
Certo che se la sarebbe rovinata. Al mattino non l’avrebbe fatto, ma adesso, di notte, soppesato tutto, era pronto a rovinarsela. Era pronto a tutto, pur di salvare dall’esecuzione quel pazzo sognatore e medico completamente i
— D’ora in poi staremo sempre insieme, — gli diceva in sogno il lacero filosofo-vagabondo, comparso, non si sa come, sulla strada del Cavaliere Lancia d’Oro, — non ci sarà l’uno senza l’altro! Se parlera
— Sí, non dimenticarmi, parla di me, figlio dell’astrologo, — pregava in sogno Pilato. E avutone assicurazione da un ce