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Peste-A

— Dove diavolo vai, cosí, in mutande? — strillò A

L’individuo in camicia e mutande, con una valigia in mano e un berretto in testa, rispose a occhi chiusi ad A

— Lo scaldabagno… il vetriolo… l’imbiancatura da sola è costata un occhio della testa… — e, scoppiando a piangere, sbraitò: — Via!

E si slanciò di corsa, non giú per le scale ma indietro verso l’alto, dove c’era la finestra col vetro rotto dal piede dell’economista, e da questa finestra volò a capofitto giú in cortile. A

— Oh! — e si precipitò a sua volta verso la finestra. Distesa bocconi sul pianerottolo, mise fuori la testa, aspettandosi di vedere sull’asfalto del cortile, illuminato da un lampione, il corpo sfracellato dell’uomo con la valigia. Ma sull’asfalto del cortile non c’era un bel niente.

Restava da presumere che lo strano individuo inso

Non aveva ancora finito di pensare questo, che la porta in alto sbatté di nuovo e qualcun altro si mise a correre in giú. A

Il terzo senza barbetta, con una faccia rotonda e glabra, in camiciotto alla Tolstoj, scese poco dopo di corsa e esattamente allo stesso modo frullò via dalla finestra.

Va detto a onore di A

Un tizio, malato o non malato, ma strano, pallido, con la barba lunga, un berrettino e una specie di vestaglia, scendeva a passi malfermi. Una signora in tonaca nera, cosí almeno sembrò ad A

Dietro la madama bizzarramente vestita ne veniva un’altra tutta nuda con una valigetta in mano e accanto alla valigetta arrancava un enorme gatto nero. A

Chiudeva il corteo uno straniero di piccola statura, zoppicante, guercio da un occhio, senza giacca, in panciotto bianco da marsina e con tanto di cravatta. Tutta questa comitiva sfilò davanti ad A

Quando sentí che i passi si smorzavano, A

«Non so niente, non ho visto niente. Portarlo da mio nipote? O segarlo in tanti pezzettini?… Le pietre si possono cavar fuori e venderle una alla volta: una sulla Petrovka, un’altra allo Smolenskij.[21] E io non so niente, non ho visto niente».

A

— Fuori il ferro da cavallo e il tovagliolino!

— Che tovagliolino e che ferro da cavallo? — chiese A

Senza aggiungere altro, con dita dure come le maniglie d’un autobus, e altrettanto fredde, il tizio dal petto bianco strinse la gola di A

— Ah, un piccolo ferro da cavallo? — disse. — Subito subito. Sicché è suo quel ferro? E io guardo, eccolo lí nel tovagliolino, l’ho messo via apposta, perché non lo raccattasse qualcuno e poi chi s’è visto s’è visto!

Ricevuto il ferro e il tovagliolino, lo straniero cominciò a strisciar riverenze davanti ad A

— Le sono profondamente grato, madame. Questo piccolo ferro da cavallo mi è caro perché è un ricordo. E mi permetta, giacché l’ha messo al sicuro, di porgerle duecento rubli — . E immantinente trasse il denaro dal taschino del panciotto e lo porse ad A

Questa, sorridendo perdutamente, si limitava a gridare:

— Ah, la ringrazio umilissimamente! Merci! Merci!

Il munifico straniero scivolò giú in un batter d’occhio per tutta la rampa, ma prima di sparire definitivamente gridò da sotto, senza piú nessun accento:

— Vecchia strega, se ti capita ancora una volta di raccattare la roba altrui, consegnala alla polizia, e non nasconderla in seno!

Con uno scampanio in testa e una gran confusione a causa di tutto quel che era avvenuto sulla scala, A

— Merci! Merci! Merci!… — ma da molto tempo lo straniero non c’era piú.

E non c’era piú nemmeno la macchina in cortile. Dopo aver restituito a Margherita il dono di Woland, Azazello si accomiatò da lei e chiese se era seduta comodamente, Hella abbracciò e baciò di gusto Margherita, il gatto le baciò la mano, gli accompagnatori salutarono con la mano il Maestro che, inerte e immobile, stava quasi sdraiato in un angolo del sedile, fecero ce

Un’ora dopo, nello scantinato di una casetta in uno dei vicoli dell’Arbat, nella prima stanza dove tutto era esattamente come prima della terribile notte autu

21

La Petrovka è una via centrale di Mosca; lo Smolenskij era un mercato sulla piazza omonima