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— Avremo il tempo d’andare a comprare fiori? — chiese il piccolino, preoccupato. — La cremazione è fissata per le due, hai detto?

Alla fine Margherita Nikolaevna si stancò di stare ad ascoltare quelle chiacchiere misteriose su una testa trafugata dalla bara e si rallegrò che fosse venuto per lei il momento di scendere.

Pochi minuti dopo essa sedeva già su una panchina sotto il muro del Cremlino, in un posto dal quale poteva vedere il Maneggio.

Margherita socchiudeva gli occhi al sole smagliante, ripensava al sogno della notte, ricordava che esattamente un a

La gente passava davanti a Margherita Nikolaevna. Un uomo sbirciò quella do

— Indiscutibilmente fa bel tempo, oggi…

Ma Margherita gli diede un’occhiata cosí cupa che egli si alzò e se n’andò.

«Eccoti un esempio, — disse mentalmente Margherita a colui che la possedeva. — Perché, in fondo, ho cacciato via quell’uomo? Mi a

S’immalinconí tutta e chinò il capo, sconsolata. Ma a questo punto un’ondata d’attesa e di eccitazione, la stessa che al mattino, le urtò d’un tratto il petto. «Sí, accadrà!» L’onda l’urtò una seconda volta e allora essa comprese che era un’onda sonora. Attraverso il rumore della città si udivano sempre piú distinti i colpi di un tamburo e il suono di alcune trombe stonate che s’avvicinavano.

Apparve per primo un poliziotto a cavallo che andava al passo lungo la cancellata del giardino e dietro di lui altri tre a piedi. Poi un autocarro con la banda, che avanzava lentamente. Piú lontano procedeva adagio un autofurgone funebre aperto, nuovo di zecca, sopra di esso una bara coperta di corone, e agli angoli della piattaforma quattro persone in piedi: tre uomini e una do

Margherita seguiva con gli occhi il corteo, intanto porgeva orecchie alla lugubre grancassa che dileguava in lontananza emettendo sempre lo stesso «bum, bum bum» e pensava: «Che strano funerale… e che tristezza mette addosso quel «bum»! Ah, davvero, darei in pegno l’anima al diavolo pur di riuscire a sapere se lui è vivo o no!… Sarei curiosa di sapere chi portano a seppellire, con quelle facce cosí strane».

— Michail Aleksandrovič Berlioz, — disse accanto a lei una voce maschile un po’ nasale, — presidente del MASSOLIT.

Margherita Nikolaevna, stupita, si voltò e vide sulla sua panchina un signore che, evidentemente, le si era seduto a fianco senza far rumore mentre essa s’incantava a guardare il corteo e, com’è da presumere, nella sua distrazione aveva formulato ad alta voce la sua ultima domanda.

Il corteo, nel frattempo s’era soffermato, trattenuto probabilmente dai semafori che aveva davanti.

— Già, — continuò lo sconosciuto, — la loro situazione è straordinaria. Accompagnano un morto e si chiedono soltanto dove sia andata a finire la sua testa.

— Che testa? — domandò Margherita, guardando attentamente il suo inatteso vicino. Il quale vicino risultò essere un individuo di piccola statura, di pelo rosso fiamma, con una za

— Insomma, — spiegò il rosso — voglia considerare che questa mattina nella sala del Griboedov ha

— Ma com’è possibile? — chiese suo malgrado Margherita, ricordandosi in quel momento del bisbiglio in filobus.

— Lo sa il diavolo, come! — rispose con impertinenza il rosso. — Io, però, credo che non sarebbe male chiederlo a Behemoth. L’ha

Per quanto assorta nei suoi pensieri, Margherita Nikolaevna fu tuttavia colpita dalle strane fandonie dello sconosciuto.

— Permetta! — esclamò a un tratto. — Quale Berlioz?

Quello che oggi sui giornali…

— Già, già…

— Sicché, dunque, sono letterati quelli che camminano dietro la bara? — chiese Margherita e a un tratto digrignò i denti.

— Be’, naturalmente, lo sono!

— E lei li conosce di vista?

— Sí, tutti quanti, — rispose il rosso.

— Dica un po’, — prese a dire Margherita, e la sua voce si fece fioca, — non c’è fra di loro il critico Latunskij?

— Come potrebbe non esserci? — rispose il rosso. — È quello là, l’ultimo della quarta fila.

— Quel biondino? — domandò Margherita, socchiudendo le palpebre.

— Biondo cenere… vede, quello che ha alzato gli occhi al cielo!

— Quello che assomiglia a un prete cattolico?

— Proprio lui!

Margherita non chiese altro, intenta com’era a esaminare Latunskij.

— Lei, però, come vedo, — riattaccò sorridendo il rosso — lo odia, quel Latunskij.

— Ce n’è ancora un altro che odio, — rispose Margherita fra i denti, — ma non è interessante parlarne.

Il corteo intanto era passato e dietro di esso cominciavano a sfilare delle automobili per lo piú vuote.

— Certo, ha ragione, che c’è d’interessante in questo, Margherita Nikolaevna?

Margherita si stupí:

— Lei mi conosce?

Invece di rispondere, il rosso si tolse la bombetta e la riacchiappò al volo.

«Un vero ceffo da malandrino!», pensò Margherita, guardando con attenzione il suo interlocutore occasionale. — Io, però, non la conosco, — disse seccamente Margherita.

— E come potrebbe conoscermi? Invece io sono stato mandato da lei per un affaruccio.

Margherita impallidí e si scostò.

— Bisognava incominciare subito da questo, — disse, — e non far tante chiacchiere a proposito d’una testa tagliata! Lei mi vuole arrestare?

— Nemmeno per sogno! — esclamò il rosso, — ma le pare? Quando s’attacca discorso con qualcuno è soltanto per arrestarlo? Ho semplicemente un affaruccio da proporle.

— Non ci capisco niente, che affare?