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Ah! Il caro tesoro stava solo cercando di prendersi cura di me. — Boss, e se io ti dicessi, sul mio onore di scout, che non ho fatto niente di sconcio nei miei due ultimi periodi? Anche se ci ha
— Be’, direi: «Prendi questo boccettino e portami un campione d’orina», poi prenderei un campione del sangue e della saliva. Ho già avuto a che fare con do
— Sei un cinico, Jerry.
— Sto cercando di pensare a te, cara.
— Lo so, dolcezza. Va bene, mi adatterò a questa cretineria. Se il topolino strilla…
— È una cavia.
— Se la cavia dice di sì, puoi informare quel povero esule del papa che è successo un’altra volta, e io ti offrirò una bottiglia di champagne. Questo è stato il periodo di astinenza più lungo della mia vita.
Jerry prese i campioni e fece altre dicia
— Credevo che al giorno d’oggi i test di gravidanza fossero questione di pochi minuti.
— Ma figurati. La tua bisno
Così lo ringraziai e lo baciai, e lui fece finta di schermirsi ma non troppo. Jerry è un agnellino.
Le pillole blu mi lasciarono mangiare cena e colazione.
Dopo colazione restai in cabina. Jerry chiamò quasi in orario. — Tieniti forte, Marj. Mi devi una bottiglia di champagne.
— Cosa? — Poi mi calmai, a beneficio di Tilly. — Jerry, sei pazzo da legare. Fuori di testa.
— Sicuro — conve
— Diciamo subito. Voglio parlare con quella cavia.
Jerry mi convinse. Illustrò tutto nei particolari, mi mostrò come veniva condotto ogni test. I miracoli succedono, e io ero incinta in modo più che dimostrabile… Allora era per quello che ultimamente sentivo i seni un po’ troppo morbidi. Jerry aveva un opuscolo per me; c’era scritto cosa fare, cosa mangiare, come lavarmi, cosa evitare, cosa aspettarmi, eccetera eccetera. Lo ringraziai e presi il libretto e me ne andai. Nessuno dei due acce
Solo che nel mio caso era vero. Burt era stato l’ultimo, due periodi addietro, e comunque mi avevano operata per rendermi sterile all’età del menarca e non avevo mai usato contraccettivi di alcun tipo per tutta la mia frenetica vita sociale. Tutte quelle centinaia e centinaia di volte, e adesso mi dice che sono incinta! Non sono completamente stupida. Accettato il fatto, la vecchia regola di Sherlock Holmes mi disse quando e dove e come era successo. Rientrata nella cabina Bb, andai in bagno, chiusi a chiave la porta, mi spogliai, mi sdraiai a terra; circondai l’ombelico con le mani, tesi i muscoli, e spinsi.
Uscì fuori una sferetta di nylon che afferrai al volo.
La esaminai con cura. Nessun dubbio: era la sferetta che tenevo lì dentro da che avevo la sacca artificiale, la sferetta che toglievo solo per lasciare posto a un messaggio. Non un contenitore per un ovulo in stasi; un contenitore per niente: soltanto una pallina anonima, trasparente. La guardai un’ultima volta e la rimisi dentro.
Così mi avevano mentito. Avevo avuto qualche perplessità sulla «stasi» a temperatura corporea, perché l’unica stasi per tessuti viventi che conoscessi significava temperature criogeniche, a livello di azoto liquido o ancora più basse.
Ma era un problema del signor Sikmaa, e io non pretendo di essere un biofisico: se lui si fidava dei suoi scienziati, non stava a me discutere. Io ero un corriere; la mia unica responsabilità consisteva nel consegnare la merce.
Quale merce? Friday, lo sai bene quale merce. Non quella dell’ombelico; l’altra, una decina di centimetri più all’interno. Quella che ti ha
Aspetta un momento! È la delfina che deve partorire questo bambino. Il succo della faccenda è tutto qui: un erede al trono, esente da difetti congeniti, scodellato dalla delfina; indiscutibilmente dalla delfina, partorito in presenza di almeno quattro dottori di corte, e tre infermiere e una dozzina di membri di corte. Non da te, non da un mostro di Pa con un certificato di nascita falso!
Il che mi riportava alla sceneggiatura originale, con una minima variazione: la signorina Marjorie Friday, ricca turista, arriva al Regno per godersi le glorie della capitale imperiale… e si prende un brutto raffreddore e deve andare in ospedale. E la delfina finisce nello stesso ospedale e… no, ferma! La delfina si abbasserebbe a un gesto tanto plebeo come il farsi ricoverare in un ospedale aperto ai turisti?
Okay, proviamo così: tu entri in ospedale con un brutto raffreddore, come da istruzioni. Verso le tre del mattino esci dalla porta di servizio, ti sbattono su un furgone e ti coprono con una coperta.
Finisci a palazzo. Quanto tempo? Quanto occorrerà perché i medici di corte modifichino la chimica del reale corpo, rendendolo adatto a ospitare il feto? Lascia perdere, Friday; non lo sai e non devi saperlo. Quando lei è pronta, vi piazzano tutte e due sui tavoli operatori e ti aprono le gambe e tirano fuori il feto da te e lo infilano dentro di lei, intanto che è ancora piccolo e non dà problemi.
Dopo di che ti pagano un premio da favola e tu te ne vai. Il Primo Cittadino ti ringrazia? Probabilmente non di persona.
Ma forse in incognito, se… Piantala Friday! Non sognare a occhi aperti. Conosci la verità. A una lezione dell’addestramento di base, una delle lezioni di orientamento di Boss…
Il guaio di questo tipo di missioni è che una volta che un agente le ha portate a termine, gli succede qualcosa di definitivo, qualcosa che gli impedisce di parlare, al momento o in seguito. Quindi, per quanto il compenso possa essere stuzzicante, è bene evitare missioni di questo genere.
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Durante il tragitto fino a Botany Bay rimuginai di continuo sull’idea, cercando di trovarci qualche pecca. Mi tornò in mente il caso classico di J.F. Ke
Ma l’immagine che si ripresentava in continuazione al mio cervello era così antica da essere quasi mitica: una spiaggia deserta, e il capo dei pirati che dirige la sepoltura del tesoro. Il buco viene scavato, ci entrano gli scrigni colmi di bottino; e gli uomini che ha