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— Davvero affascinante — esclamò. — Non credo di avere mai sentito prima una cosa del genere. Eh?
Diede un’occhiata all’uditorio sempre più numeroso intorno a lui. Quelli che stavano dietro, non potendo scorgere Esk, allungavano il collo per vedere se era in atto una interessante manifestazione di magia.
Tagliangolo non sapeva più che pesci prendere. — Be’, adesso. Vuoi diventare un mago?
— Continuo a ripeterlo a tutti, ma nessuno sembra ascoltarmi — ribatté la bambina.
— Quanti a
— Quasi nove.
— E da grande vuoi essere un mago.
— Voglio essere un mago adesso - dichiarò lei. — Questo è il posto giusto, no?
Tagliangolo si voltò verso Treatle e gli fece l’occhiolino.
— Ti ho visto — disse Esk.
Il mago riprese: — Non credo che ci sia mai stata finora una do
Dietro a lui, un mago di rango inferiore si mise a ridere. Esk gli scoccò un’occhiata.
— Essere una strega è un’ottima cosa — concesse. — Ma secondo me i maghi si divertono di più. Tu cosa ne pensi?
— Penso che sei una ragazzina davvero singolare.
— E questo che significa?
— Significa che ce n’è una sola come te — interve
— Giusto, e voglio ancora diventare un mago — insistette Esk.
— Be’, non puoi — affermò Tagliangolo, in mancanza di meglio. — Che idea!
Si raddrizzò in tutta la sua larghezza e si girò per andarsene. Ma si sentì ancora tirare l’orlo della tunica.
— Perché no? — chiese una voce.
Il grande mago si voltò. — Perché — cominciò adagio e con voce decisa — perché… è un’idea assolutamente ridicola, ecco perché. E va assolutamente contro le tradizioni!
— Ma io posso fare una magia da mago! — protestò Esk, con un tremito appena percettibile nella voce.
Tagliangolo si chinò finché la sua faccia fu all’altezza di quella di lei.
— No che non puoi — sibilò. — Perché non sei un mago. Le do
— Sta a vedere — disse Esk.
Tese la mano destra a dita allargate e le fissò fino a scorgere la statua di Malich il Saggio, il fondatore dell’Università. Istintivamente i maghi che si trovavano tra lei e la statua, indietreggiarono e poi si sentirono alquanto sciocchi.
— Parlo sul serio — aggiunse la bambina.
— Vattene, ragazzina — le intimò Tagliangolo.
— Va bene — replicò lei. Socchiuse gli occhi e fissò la statua, concentrandosi…
Il grande portale dell’Università Invisibile è fatto di octirone, un metallo così instabile che può esistere soltanto in un universo saturo di magia allo stato puro. Nessuna forza, se non la magia, è in grado di espugnarlo. Né il fuoco, né i colpi di maglio dell’ariete, né un’armata sono capaci d’infrangerlo.
Per tale ragione, la maggior parte dei comuni visitatori dell’Università si servono della porta posteriore, che è fatta di normalissimo legno e non se ne va in giro a terrorizzare le persone, oppure resta ferma e anche così terrorizza le persone. La porta era fornita del regolare battente e tutto.
La No
Afferrò il battente a forma di testa di drago e diede tre colpi decisi. Dopo un po’, la porta fu aperta da una giovane do
— Che desideri? — farfugliò quasi incomprensibile.
La No
Il muro nascondeva un vasto cortile chiazzato di muschio e attraversato in tutti i sensi dai fili del bucato. La No
Questa conduceva a una galleria lunga e alta, sulla quale si aprivano delle porte, piena di vapore. Nei grandi locali laterali si scorgevano lunghe file di mastelli e nell’aria aleggiava il caldo odore di pa
La vecchia raddrizzò le spalle e si sforzò di darsi un aspetto il più misterioso possibile.
La sua guida, che ancora non si era tolta le mollette dalla bocca, la condusse per un corridoio laterale in una stanza, un vero labirinto di scaffali con la biancheria impilata. Al centro del labirinto, sedeva a un tavolo una do
— Hai provato a candeggiarla? — domandò.
— Sì, signora — rispose la ragazza accanto a lei.
— E la tintura di mirrico?
— Sì, signora. È solo diventata blu, signora.
— Be’, questa mi giunge nuova — disse la do
Si accorse della No
Sempre farfugliando a bocca piena, la guida della vecchia strega spiegò, con una rapida riverenza: — Ha bussato alla porta.
— Sì, sì, grazie, Ksandra, puoi andare — disse la do
— Scusaci, ti prego. Ci trovi tutte indaffarate, essendo giorno di bucato e tutto. Si tratta di una visita di cortesia o posso azzardarmi a chiederti — abbassò la voce — se c’è un messaggio dall’Altra Parte?
La No
La governante dovette interpretare male la sua espressione.
— Non temere — le disse. — Il mio personale ha precise istruzioni di fare buona accoglienza alle streghe, anche se naturalmente quelli di sopra non approvano. Senza dubbio gradiresti una tazza di tè e qualcosa da mangiare?
La No
— E vedrò se possiamo trovarti un bel pacco di vestiti vecchi — le sorrise la do
— Vestiti vecchi? Oh, sì. Grazie, signora.
La governante si avviò con il beccheggio di una vecchia goletta per il trasporto del tè durante una burrasca, e le fece ce
— E ci farò portare del tè nel mio appartamento. Del tè con un sacco di foglie.
La No
C’era un mondo intero sotto l’Università: un labirinto di cantine, locali frigoriferi, dispense, cucine e retrocucine e un gran numero di inservienti affaccendati a portare, pompare, spingere qualcosa. Oppure semplicemente ad aggirarsi lì intorno e gridare forte. La No
La governante condusse la No
All’interno la stanza era tutta rosa e ornata di gale. Ce n’erano su oggetti sui quali nessuno sano di mente si sarebbe sognato di metterle. Era come trovarsi dentro lo zucchero filato.
— Molto carino qui — disse la vecchia. E aggiunse, sentendo che era ciò che l’altra si aspettava da lei: — Di buon gusto. — Cercò con gli occhi qualcosa senza tanti fronzoli su cui sedersi, e ci rinunciò.
— Che sventata sono! — trillò la grassona. — Io sono la signora Whitlow, ma immagino che tu lo sappia, naturalmente. E io ho l’onore di rivolgermi a…?
— Eh? Oh, No
Lei non aveva nulla contro la predizione del futuro, purché fosse fatta male da persone senza talento. La musica cambiava, però, quando a farlo erano persone capaci. Nella migliore delle ipotesi, secondo lei, il futuro era già una cosa molto fragile e, se scrutato troppo a fondo, veniva alterato. La No
Lei sapeva tutto in proposito. Essere un cattivo chiromante era più difficile. Occorreva avere una buona immaginazione.
Si chiedeva se la signora Whitlow fosse una strega nata, che però non aveva avuto l’occasione di addestrarsi. Di certo era estremamente interessata al futuro. Aveva una sfera di cristallo riparata da una specie di copriteiera tutto volant rosa, diversi mazzi di tarocchi, un sacchetto di velluto rosa di pietre misteriose; un tavolinetto su rotelle che nessuna strega prudente avrebbe toccato nemmeno con un manico di scopa lungo tre metri. E (su questo punto la No
— O ci sono le foglie del tè, naturalmente — disse la signora Whitlow, indicando la grossa teiera marrone sul tavolo posto tra di loro. — So di certe streghe che spesso le preferiscono, ma a me sembrano sempre così… be’, ordinarie. Senza offesa.
La No