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Una banda di gnoll si era avvicinata di nascosto a loro durante la notte. Le perfide creature, una varietà dei folletti delle rocce, avevano tagliato la gola a una guardia, certo con l’intenzione di massacrare l’intera carovana. Soltanto…

Soltanto, nessuno sapeva bene cosa fosse accaduto in seguito. Erano stati svegliati dalle urla e, dopo che i fuochi erano stati ravvivati e Treatle il mago aveva illuminato il campo di un azzurro fulgore, gli gnoll scampati erano distanti, ombre grottesche, che correvano come se fossero inseguiti dalle legioni infernali.

A giudicare da quanto era successo ai loro compagni, probabilmente avevano ragione. Brandelli di gnoll pendevano dalle rocce vicine, dando loro una sorta di aria allegra e festosa. La cosa non dispiaceva troppo a Gander. Gli gnoll prendevano gusto a catturare i viaggiatori e praticare l’ospitalità del tipo coltello arroventato e randello. Ma lo rendeva nervoso trovarsi nello stesso luogo di un Qualcosa che trapassava una dozzina di gnoll armati e robusti, come un cucchiaio che entra in un uovo poco cotto. Ma che non lasciava tracce.

Infatti il terreno era perfettamente pulito.

Era stata una notte molto lunga e la mattina non prometteva di essere migliore. L’unica persona ben sveglia era Esk, la quale aveva dormito sotto uno dei vagoni durante l’intera vicenda e si lamentava soltanto di avere fatto dei sogni curiosi.

Tuttavia, era un sollievo allontanarsi da quella vista macabra. Secondo Gander, l’aspetto degli gnoll non era migliore dentro che fuori. Lui li odiava con tutte le sue forze.

Esk viaggiava sul vagone di Treatle e parlava con Simon, che lo guidava con mani inesperte, mentre dietro a loro il mago recuperava un po’ di so

Simon era inesperto in tutto. Ci riusciva veramente bene. Era uno di quei ragazzi alti, apparentemente fatti solo di ginocchi, pollici e gomiti. Guardarlo camminare era stressante, uno si aspettava sempre che i fili si spezzassero. E quando parlava, lo spasimo d’agonia de! suo volto se scorgeva certe consonanti più avanti nella frase, spingeva istintivamente le persone a pronunciarla per lui. Ma ne valeva la pena davanti alla espressione di gratitudine che gli si diffondeva sul viso butterato, come la luce del primo sole sulla luna.

In quel momento gli occhi gli lacrimavano per la febbre da fieno.

— Desideravi essere un mago quando eri piccolo?

Simon scosse la testa — Io vvv…

— …volevo…

— …scoprire come le cose fff…

— …funzionavano?

— Sì. Poi qualcuno del mio villaggio lo disse all’Università e mm-mandarono il Mm-maestro T-Treatle a prendermi. Diventerò un mmm…

— …mago…

— un giorno. Il mio Maestro Treatle dice che ho un’inclinazione eccezionale per la tt-teoria. — Gli occhi acquosi del ragazzo si inumidirono e sul suo viso devastato si dipinse un’espressione quasi rapita.

— Lui d-dice che ha

— Non sono sicura che i libri mi piacciano — disse la ragazzina. — Come può la carta conoscere le cose? La mia no

— No, non è vero — protestò Simon. — I libri sonopieni di ppp… — Inghiottì e le lanciò un’occhiata supplichevole.

— …parole? — disse Esk, dopo averci pensato un momento.

— Sì, e possono cambiare le cc-cose. Qu-questo è… — Si sforzò di pronunciare una parola farfugliando.

— …ciò che… — lo aiutò Esk.

— devo ss-scoprire. So che è ll-lì, da qualche parte in tutti i vecchi libri. Loro ddd…

— …dicono…

— che non ci sono incantesimi nuovi, ma io so che da qualche parte ci ss-sono le ppp…

— …parole…

— sì, che nessun mmm…

— mago? — suggerì Esk, la fronte aggrottata nello sforzo di concentrarsi.

— Sì, ha mai trovato. — Chiuse gli occhi e sorrise, beato. Poi aggiunse: — Le Parole che Cambiera

— Cosa?

— Eh? — Simon aprì gli occhi, giusto in tempo per impedire che i buoi uscissero dalla pista.

— Hai talmente farfugliato!

— Davvero?

— Ti ho sentito. Riprovaci.

Il ragazzo respirò a fondo e ci riprovò ripetutamente, ma senza risultato.

— Non serve, mi sfugge. Qualche volta mi riesce, se non ci penso. Il mio Maestro dice che sono allergico a qualche cosa.

— Allergico?

— C’è qualcosa nell’aria, pp-polline forse o l’odore dell’erba. Lui ha cercato di scoprirne la causa, ma sembra che la magia non sia di a-aiuto.

Stavano passando attraverso uno stretto sentiero tra pareti di rocce giallastre. L’espressione di Simon era sconsolata.

— La mia no

Lui scosse la testa, dando l’impressione che gli si potesse staccare dal collo.

— Provato di tutto — disse. — Che bel mmm-mago sarei, eh, incapace perfino di pronunciare la pppp… il nome.

— Potrei vedere dove sarebbe il problema — dichiarò lei. Rimase per un po’ a guardare il paesaggio e a seguire il filo dei suoi pensieri.

Alla fine chiese: — Ehm, è possibile per una do

Simon la guardò sorpreso e lei gli ricambiò lo sguardo con aria di sfida.

La gola del ragazzo si serrò, nello sforzo di trovare una frase che iniziasse con una consonante facile da pronunciare. Alla fine fu costretto a scendere a un compromesso.

— Un’idea curiosa — disse. Ci pensò su per un po’ e poi scoppiò a ridere finché non vide l’espressione della bambina.

— Alquanto buffa, davvero — aggiunse. Ma il suo viso si fece serio. Era chiaramente perplesso. — Non ci avevo mm-mai pp-pensato prima.

— Allora? È possibile? — La voce di Esk era tagliente come un rasoio.

— Certo che non è possibile. È una cosa lampante, piccola. Simon, rimettiti a studiare.

Treatle scostò la tenda che separava la parte posteriore del vagone e si arrampicò sul sedile.

La solita espressione di lieve panico tornò sulla faccia di Simon. Treatle gli tolse le redini dalle mani e lui lanciò un’occhiata supplichevole a Esk. Ma la bambina lo ignorò.

— Perché no? Perché è così lampante?

Treatle si voltò a guardarla. Fino a quel momento non le aveva mai prestato molta attenzione; per lui la piccola era semplicemente un’altra figura intorno ai fuochi da campo.

Quale Vice-Cancelliere dell’Università Invisibile, era abituato a vedere delle vaghe figure darsi da fare per servirgli i pasti e tenergli in ordine le stanze. Certo, era uno stupido, in quel particolarissimo modo in cui possono esserlo persone molto intelligenti. E forse aveva il tatto di una valanga ed era egocentrico come un tornado. Ma non gli sarebbe mai passato per la testa che i bambini fossero abbastanza importanti per comportarsi sgarbatamente con loro.

Dai lunghi capelli bianchi alla punta rivolta all’insù degli stivali, Treatle era l’immagine stessa di un mago. Ne aveva, come d’uso, le sopracciglia cespugliose, la tunica scintillante e la barba patriarcale, appena rovinata dalle macchie gialle della nicotina (i maghi, sebbene celibatari, godono a fumarsi un buon sigaro).

— Ti sarà tutto chiaro quando sarai cresciuta — le rispose. — Certo, l’idea è divertente, un bel giochino di parole. Un mago femmina! Tanto varrebbe inventarti una strega maschio!

— Stregoni — disse Esk.

— Prego?

— La mia no

— Mi sembra una do

— Lei dice che le do

— Molto ragionevole da parte sua.

— Dice che se le do

Treatle rise.

— Lei è una strega — dichiarò Esk e in mente sua aggiunse: "Prendi questa, che ne pensi, signor cosiddetto grandemago".

— Mia cara signorina, dovrei esserne scioccato? Provo un grande rispetto per le streghe.

Esk si accigliò. Non era quello che si aspettava di sentire da lui.

— Davvero?

— Sì, certo. A mio parere, le arti di una strega sono una bella carriera per una do

— Davvero? Cioè, è così?

— Oh, sì. Molto utile nelle zone rurali per… per le persone che… fa

— Capisco. Non è grande magia — ripeté la bambina in tono tutt’altro che soddisfatto.

— Oh, no. Naturalmente, è un’arte assai valida per aiutare la gente nel cammino della vita, ma…

— Suppongo che le do

— Non ho che il massimo rispetto per le do

— Si tratta di avere dei figli, eccetera?

— Sì, infatti — concesse generosamente il mago. — Ma a volte possono creare un certo disturbo. Un po’ troppo eccitabili. La grande magia richiede una grande lucidità di spirito, capisci, e i talenti femminili non si esercitano in quella direzione. Il loro cervello tende a surriscaldarsi. Mi rincresce dire che c’è una sola porta per accedere all’arte di un mago. Ed è la porta principale dell’Università Invisibile: nessuna do

— Spiegami esattamente a che cosa serve la grande magia.

Treatle le sorrise.

— Bambina mia, essa può darci tutto ciò che vogliamo.

— Oh!

— Quindi scaccia dalla tua mente tutta questa sciocchezza di un mago femmina, va bene? — Treatle le sorrise benevolo. — Come ti chiami, piccola?

— Eskarina.

— E perché vai ad Ankh, mia cara?

— Pensavo che avrei potuto cercare fortuna — borbottò lei. — Ma credo che forse per le fanciulle non ci sia una fortuna da cercare. Sei sicuro che i maghi da

— Naturale. La grande magia è fatta per questo.

— Capisco.

La grande carovana avanzava poco più che a passo d’uomo. Esk saltò giù. tirò fuori la verga dal suo nascondiglio tra le bisacce e i secchi appesi sul fianco del vagone, e partì di corsa fino a trovarsi in coda alla fila di carri e di animali. Scorse attraverso le lacrime Simon che si sporgeva a guardarla dal vagone, un libro aperto in mano. Il ragazzo le rivolse un sorriso perplesso e fece per dirle qualcosa, ma lei continuò a correre e cambiò direzione lasciando la pista.