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— Diventai un pezzo di ghiaccio. Per fortuna è una cosa alla quale la mia razza può sopravvivere. Ma di tanto in tanto, passando accanto ad altri mondi, mi sgelavo. Ce n’era uno… Credo fosse quello che mi era sembrato circondato da montagne e che invece si rivelò essere il più grosso drago che potreste mai immaginare: coperto di neve e di ghiacciai, con la coda in bocca… Be’, ci sono arrivato a pochi chilometri di distanza (in effetti passavo con la velocità di una cometa) e poi mi sono allontanato di nuovo. Poi a un certo punto mi sono svegliato e il vostro mondo mi veniva incontro come una torta di crema lanciata dal Creatore e, be’, finii in mare non lontano dalla Circonferenza, nella direzione opposta a Krull. Ogni sorta di creature erano spinte dal mare contro la Palizzata e all’epoca stavano cercando gli schiavi per presidiare le varie stazioni, e io sono finito qui. — Si fermò e fissò Scuotivento. — Ogni notte vengo qui e guardo giù — riprese — e non salto mai. Il coraggio è una merce difficile, qui sul Bordo.
Il mago prese a strisciare risoluto verso la capa
— Straordinario — esclamò Duefiori, sporgendosi per guardare in basso.
— Ci sono un sacco di altri mondi laggiù?
— Parecchi, immagino.
— Suppongo che si potrebbe escogitare una specie di… Non so, una cosa per ripararsi dal freddo — disse l’ometto pensieroso. — Una qualche nave per veleggiare al di là del Bordo e anche verso mondi lontani. Mi chiedo…
— Non ci pensare nemmeno! — gemette Scuotivento. — Smettila di parlare così, mi senti?
— A Krull parlano tutti così — affermò Tethis.
— Naturalmente quelli che ha
— Sei sveglio?
Duefiori continuò a russare e Scuotivento lo colpì malignamente nelle costole.
— Ho detto: sei sveglio?
— Scrdfngh…
— Dobbiamo andarcene da qui prima dell’arrivo di questa flotta di salvataggio!
La luce smorta dell’alba filtrò attraverso l’unica finestra della capa
— Guarda, qui dentro c’è ogni sorta di armi e di materiale — disse Scuotivento. — Lui è andato da qualche parte. Quando torna potremo sopraffarlo e… be’, poi possiamo pensare a una soluzione. Che ne dici?
— Che non mi sembra una buona idea. In ogni modo è un po’ scortese, no?
— Accidenti! — esclamò irritato Scuotivento. — Questo è un universo scomodo.
Frugò tra le pile ammucchiate lungo le pareti e scelse una pesante scimitarra ricurva, che probabilmente aveva fatto la gioia e l’orgoglio di qualche pirata. Era il tipo d’arma che per arrecare da
— Il troll lascerebbe in giro un oggetto simile se potesse fargli del male? — si chiese ad alta voce Duefiori.
Scuotivento non gli badò e si appostò dietro la porta. Quando questa si aprì, una decina di minuti dopo, si mosse senza esitare e roteò l’arma a quella che giudicava dovesse essere l’altezza della testa del troll. La lama sibilò attraverso il nulla e andò a colpire lo stipite della porta, facendogli perdere l’equilibrio e mandandolo a finire in terra.
Udì un sospiro e alzò gli occhi sul viso di Tethis, che scuoteva triste la testa.
— Non mi avrebbe fatto male — disse il troll — e tuttavia mi hai ferito. Profondamente ferito. — Allungò una mano e sfilò la spada dal legno. Senza sforzo apparente piegò la lama fino a ridurla a un circolo e la scaraventò sulle rocce dove rimbalzò fino a che urtò una pietra, scattò in aria, sempre roteando, e descrisse un arco d’argento che finì nella foschia che si formava sopra il Rimfall.
— Ferito molto profondamente — concluse. Pescò un sacco accanto alla porta e lo gettò a Scuotivento. — È la carcassa di un cervo frollato al punto che piace a voi umani, qualche aragosta e un salmone. La Circonferenza ci rifornisce.
Fissò intento il turista e di nuovo Scuotivento, sempre a terra. — Che stai guardando? — chiese.
— È solo che… — cominciò Duefiori.
— …paragonato alla notte scorsa… — aggiunse Scuotivento.
— Sei cosi piccolo - finì Duefiori.
— Capisco — ammise il troll. — Adesso siamo alle osservazioni personali. — Si drizzò in tutta la sua altezza, normalmente un metro e venti circa. — Solo perché sono fatto di acqua non significa che sono fatto di legno, sapete.
— Scusami — disse Duefiori, uscendo in fretta dalle sue pellicce.
— Voi siete fatti di sudiciume, ma io non ho fatto commenti a proposito di cose per cui non potete farci niente. Oh no, noi non possiamo fare nulla per il modo in cui il Creatore ci ha fatti, è questa la mia opinione. Ma, se proprio volete saperlo, la vostra luna qui è parecchio più potente di quelle intorno al mio mondo.
— La luna? — disse Duefiori. — Non ca…
— Mi obblighi a mettere i puntini sulle i — replicò stizzoso il troll. — Soffro di maree croniche.
Nell’oscurità della capa
Il campanello suonò di nuovo e poi iniziò uno strano ritmo sussultante che durò parecchi minuti. Il troll lo ascoltava attento, tenendoci l’orecchio pigiato. Quando il suono cessò, si voltò lentamente a guardare i due uomini, con espressione preoccupata.
— Siete più importanti di quanto pensassi — a
Prese un grosso mazzuolo appeso a un pilastro vicino al campanello e se ne servì per scandire un breve carillon. — Passerà da un guardiano all’altro e arriverà fino a Krull — a
Arrivò veloce sul mare, galleggiando sulla superficie a altezza d’uomo ma lasciando una scia spumeggiante, mentre la forza che lo sosteneva schiaffeggiava brutalmente l’acqua. Scuotivento sapeva qual era quella forza. Lui, per primo lo ammetteva, era un vigliacco, un incompetente, un fallito e, in questo, nemmeno tanto bravo. Ma era pur sempre un mago, conosceva uno degli Otto Grandi Incantesimi, quando moriva lo avrebbe reclamato la Morte stessa, ed era in grado di riconoscere una buona magia sofisticata quando la vedeva.
La lente, che sfiorava l’acqua diretta verso l’isola, distava forse sette metri ed era assolutamente trasparente. Seduti in giro si vedevano numerosi uomini vestiti di nero, ognuno assicurato al disco da una correggia di cuoio. E ognuno fissava le onde con un’espressione così tormentata che il disco trasparente sembrava contornato da mascheroni.
Scuotivento sospirò di sollievo. Un suono così insolito che indusse Duefiori a distogliere gli occhi dal disco e a guardarlo.
— Siamo importanti, non era una bugia — gli spiegò Scuotivento. — Non sprecherebbero tutta quella magia su un paio di semplici schiavi — sogghignò.
— Che cos’è? — chiese l’ometto.
— Il disco deve essere stato creato dal Meraviglioso Concentratore di Fresnel — affermò Scuotivento sicuro di sé. — Ci vogliono molti ingredienti rari e instabili, come l’alito di un demone e così via, e l’applicazione di almeno otto maghi del quarto grado alla settimana. Poi ci sono quei maghi che ci viaggiano e che devono essere tutti idrofobi…
— Vuoi dire che odiano l’acqua? — domandò Duefiori.
— No, non funzionerebbe. L’odio è una forza che attira, come l’amore. Loro l’aborrono, la sola idea li rivolta. Un idrofobo veramente bravo deve essere addestrato fin dalla nascita con acqua disidratata. E, solo di magia, costa una fortuna. Ma diventano grandi maghi del tempo: le nuvole cariche di pioggia rinunciano e se ne va
— Terribile — commentò il troll marino.
Scuotivento non gli prestò attenzione. — E tutti muoiono giovani. Non riescono a vivere con loro stessi.
— Certe volte penso che un uomo potrebbe viaggiare tutta la vita nel Disco e non vedere tutto quello che c’è da vedere — osservò Duefiori. — E adesso sembra che ci sia anche una quantità di altri mondi. Quando penso che potrei morire senza vedere la centesima parte di quello che c’è da vedere, mi sento… — s’interruppe e quindi aggiunse: — Umile, direi. E naturalmente arrabbiato.
L’apparecchio volante si arrestò con un alto spruzzo di spuma a pochi metri di distanza, in direzione del centro dell’isola, e rimase sospeso, rotando lentamente. Una figura incappucciata, in piedi vicino al robusto pilastro esattamente al centro della lente, fece loro ce
— Fareste meglio ad andare a guado — consigliò il troll. — Non è prudente farli attendere. Conoscervi è stato un piacere. — Diede a entrambi una stretta di mano umida. Li accompagnò per un tratto e i due occupanti più vicini della lente si allontanarono con un’espressione d’intenso disgusto.
La figura incappucciata calò una scala di corda. Nell’altra mano teneva una mazza d’argento chiaramente concepita per uccidere. La prima impressione di Scuotivento si rafforzò vedendo la figura alzare il bastone e scuoterlo in direzione della spiaggia. Una porzione di roccia scomparve e al suo posto rimase soltanto una nebbiolina grigia di nulla.
— Questo perché non pensi che avrei paura a usarla — disse la figura.
— Non penso che voi avete paura! — esclamò Scuotivento. La figura sbuffò.
— Sappiamo tutto di te, Scuotivento il mago. Tu sei un uomo di grande astuzia e artificio. Ridi in faccia alla Morte. La tua finta aria di codardia non mi inga
— Io… — cominciò Scuotivento interdetto, e impallidì quando l’altro voltò verso di lui il bastone del nulla. — Io… vedo che sai tutto di me — concluse con voce debole e si sedette pesantemente sulla superficie sdrucciolevole. Seguendo le istruzioni del comandante incappucciato, lui e Duefiori si legarono con cinghie agli anelli infissi nel disco trasparente.
— Se acce
Un muro d’acqua si levò nell’aria dietro a Scuotivento e il disco sobbalzò. La spaventevole presenza del troll marino probabilmente aveva accresciuto la concentrazione della mente degli idrofobi, perché la lente s’impe
— Bene, di nuovo partenza — esclamò allegro Duefiori. Si girò a salutare con la mano Tethis, ridotto a una macchiolina sul confine del mondo.
Scuotivento gli lanciò un’occhiataccia. — Non c’è mai nulla che ti preoccupi?