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Theresa si svegliò da un so

E lei, Theresa Aranow, era riuscita a fare uscire Lizzie dalla prigione.

Theresa stava stesa tranquillamente, meravigliandosi. Le faceva male la testa, le prudeva il mento e le bruciava il cranio pelato. Sentiva tutti i muscoli flaccidi. Però era riuscita a costringersi a lasciare l’appartamento, ad andare in una prigione e a liberare una ragazza estranea che aveva visto una sola volta in vita sua. A dispetto del timore, dei dubbi e dell’ansia, che non erano certo diversi da quelli che aveva provato prima. Il suo cervello non era cambiato ma, in qualche modo, se fingeva di essere Cazie "cambiava".

Non fingeva di diventare Cazie. Diventava Cazie. Quanto meno per un po’ e soltanto nella propria mente.

Significava, forse, che se lei riusciva a mutare in qualche modo il proprio cervello, tutti potevano riuscirci? Senza ulteriori siringhe da parte degli Inso

Il roboinfermiere fluttuò accanto al suo letto. — È ora della riabilitazione fisica, signorina Aranow. Gradirebbe mangiare, prima?

— Sì. No. Lasciami pensare, per cortesia.

Theresa fissò il robot. Per sei settimane aveva sentito Jackson o Vicki dare le istruzioni. Conosceva tutti i termini utili.

— Effettuare una scansione cerebrale, per favore. Stampare il risultato.

Il robot si mise in posizione, estese quattro schermi attorno alla sua testa e ronzò dolcemente. Theresa rimase immobile e pensò a una notte dell’autu

— Adesso voglio un’altra scansione cerebrale fra cinque minuti esatti.

— È insolito prendere due scansioni a così breve tempo di distanza l’una dall’altra. I risultati non…

— Fallo comunque. Per favore. Soltanto questa volta, va bene?

Stava pregando un robot. Cazie non avrebbe mai pregato un robot. Theresa chiuse gli occhi e dive

Il roboinfermiere ronzò.

Theresa chiuse gli occhi. Quando fu nuovamente soltanto Theresa, esaminò le due stampe, cercando di confrontarle.

Theresa scese dal letto.

Allora era vero.

Il suo cervello funzionava in modo diverso quando lei era Cazie. Quando lei "sceglieva" di farlo lavorare in modo diverso. Poteva scegliere di mutarne la chimica, l’elettricità o tutte le cose che le scansioni misuravano. Era vero.

Il roboinfermiere disse con voce gradevole: — È ora della riabilitazione fisica, signorina Aranow. Gradirebbe mangiare prima?

— No. Disattivare. Per favore.

Theresa scese dal letto. Le gambe le tremavano, ma era in grado di reggersi. Non c’era tempo per la doccia. Non voleva sprecare le forze. Anche se aveva l’aspetto di una pulciosa mendicante…

Si fermò. Una mendicante. Qualcuno che non aveva alcun potere per comandare, nessun potere per nascondersi, nessun potere per commerciare. Nessun potere con cui incutere paura.

Tolse la camicia da notte e si incamminò con passo incerto nella stanza di Jackson. Prese dal suo armadio pantaloni e camicia e utilizzò delle forbici per strapparli e tagliarli. Da un vaso di fiori modificati geneticamente, grossi e appariscenti boccioli color porpora che gli aveva portato Cazie, Theresa prese del terriccio e lo sfregò sugli abiti di Jackson. Il terriccio era modificato geneticamente per una serie di cose, ma comunque sporcò alla perfezione pantaloni e camicia. Quegli abiti erano troppo grandi per Theresa: se li legò al corpo con una corda.

Quando si guardò allo specchio le ve

— Puoi seguirmi, per favore? — disse al roboinfermiere, sentendosi sollevata quando le ubbidì.

Riuscì a salire sul tetto, a montare sull’aeromobile, ad arrivare fino all’accampamento sul fiume Hudson senza dover diventare Cazie. Si stava risparmiando. Quando l’aeromobile atterrò, fuori dalla vista dell’accampamento di Vivi, trasse un profondo respiro e cominciò.

— Signorina Aranow È davvero arrivato il momento della riabilitazione fisica — disse il roboinfermiere sul sedile accanto al suo. — Gradirebbe mangiare prima? — Theresa lo ignorò.

"Lei era una mendicante, una mendicante con un dono. Il dono di avere bisogno di quelle persone impaurite. Il dono di avere bisogno di essere nutrita, di essere accolta, di essere fatta entrare. Aveva fame, era debole e aveva bisogno di loro. Lei portava il dono del bisogno per salvarli."

— Signorina Aranow. è davvero…

"Lei era una mendicante. Una mendicante con un dono. Il dono di avere bisogno di quelle persone impaurite. Il dono di avere bisogno di essere nutrita, di essere accolta…"

— Signorina Aranow!

— Rimani qui per una mezz’ora e poi seguimi.

"Lei non era Theresa, era una mendicante. Una mendicante con un dono. Il dono di avere bisogno…" La camminata fino all’accampamento rischiò di darle il colpo di grazia. L’accampamento sembrava deserto, ma la mendicante sapeva che non era così. Si acquattò all’esterno, bene vista davanti a una finestra, e cominciò a piangere. — Ho tanta fame, ho tanta fame… — Ed era vero. Theresa aveva fame, la mendicante aveva fame, Theresa era la mendicante con il suo dono.

Alla fine la porta si aprì e una vecchia do

— La prego, signora, io non sono Cambiata, non ho mangiato, sono malata, e ho tanta fame, non mi lasci qui…

La paura della do

Lentamente, la vecchia scivolò fuori dalla porta e con lei le altre due persone a cui era legata: un’altra do

— Vi prego, vi prego, non riesco più a muovermi…

La paura combatté con i ricordi. Le do

— Ehi, com’è possibile che non sei Cambiata, tu? Mangia questo, forza… Guarda le sue braccia, Paula, sembrano bastoni, loro…

Ciotola di plastica e cucchiaio. Una sbobba di cibo colloso che assomigliava ai fiocchi di avena ma aveva il sapore delle noci, soltanto un po’ più amaro, non del tutto mascherate da uno sciroppo d’acero troppo dolce. La mendicante ingollò tutto.

— Ma sta morendo di fame, lei… Paula, non riesce quasi a muoversi, non possiamo lasciarla qui, noi…

Da dietro l’angolo del pesante portone, scivolarono fuori Josh, Mike e Patty, tenendosi stretti per mano. Jomp. Flebilmente, la mendicante sollevò la testa pelata e ustionata. Non la riconobbero. — Non è "Cambiata" lei? Gesù Cristo…

— Comincia a piovere, non può restare qui fuori così, lei…

Mike la tirò su. La mendicante si contrasse quando la pelle tenera ve

Una stanza scura ed estranea, volti poco familiari la osservavano impauriti. Sentì serrarsi la gola e aumentare il battito cardiaco. Ma lei non era Theresa. Lei era la mendicante. La mendicante con un dono. Loro avevano bisogno che lei avesse bisogno di loro.

Il neonato nonCambiato, quello che aveva già visto in precedenza, in un’altra vita, la guardò da dietro le gambe di sua madre. Allora era ancora vivo. Ed era cresciuto: la mendicante vedeva che era diventato un bambinetto. Gli colava muco dal naso. Il braccino sinistro deformato, più corto del destro, gli penzolava dalla spalla.

— Grazie — disse al circolo di volti. Alcuni si ritrassero, ma il resto a

Allarme immediato. Qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo. La mendicante si chiese, nel profondo, nella parte di cervello dove era qualcun altro, come dovevano essere mutate tutte le scansioni cerebrali di quella gente a causa delle sue parole.

— Potete farlo, accettare questo — disse. — È soltanto un robot. Avete visto tutti dei robot, un sacco di volte.

La porta dell’edificio era stata lasciata aperta. Il roboinfermiere, secondo le istruzioni ricevute, aveva seguito la mendicante. Il bambino nonCambiato, che non aveva visto i robot, cominciò a piangere.

— È un’unità medica — disse con voce disperata la mendicante. Forse doveva provare a parlare come loro. — Un’unità medica, quella. Come le avevamo prima, noi. Non può Cambiare quel bambino, ma gli può dare una medicina per il naso. Gli può rimettere a posto il braccio, lui. — E ancora una volta. — Questo potete farlo.

— Fare che cosa, noi? — chiese Josh. Era sempre il più intelligente e il meno impaurito. La mendicante parlò con lui.

— Fare qualcosa di nuovo, Josh. Tu puoi farlo, tu, se è una buona cosa e se vuoi farla davvero. Io posso insegnarti come, io.

Stava procedendo troppo in fretta. Josh impallidì e indietreggiò di un passo. Tuttavia lei scorse anche il barlume di interesse nei suoi occhi, prima che si perdesse nella paura. Poteva farcela. Poteva imparare a creare una diversa chimica cerebrale fingendo di essere una persona diversa. Forse non ci sarebbero riusciti tutti, ma alcuni sì. Come Josh. E forse sarebbe stato abbastanza.

Un uomo stava indietreggiando davanti al roboinfermiere, trascinandosi dietro i suoi due compagni. — No, no, stiamo bene così noi. Portatelo via, tu!

La madre del bambino deformato, però, non si mosse. Theresa allungò una mano e, con un angolo della camicia lacera e sporca, asciugò il naso del piccolo. La madre glielo permise, ma serrò la mano sulla spalla buona del figlio. Consentì comunque di toccare il proprio bambino alla mendicante, che finì con l’avere la mano sporca di muco. Lei aveva un motivo per combattere la paura.

"Prendi un neurofarmaco, Tessie. È un problema medico."