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— Be’, c’è il piccolo dettaglio che tu lo avevi promesso "a me".

Cazie lo guardò. Dio come era bella. La do

— Jack…

— Di’ a Thurmond Rogers, il mio vecchio compagno universitario, che mi trasferirò alla Kelvin-Castner. Immediatamente. Con un esperto informatico e un legale. Esaminerò ogni rapporto personalmente, visitando ogni laboratorio nel complesso bio-schermato, "ossessionandolo" con consulenti esperti. E se…

— Non puoi portare degli esterni alla K-C! La riservatezza…

— …se non troverò tracce di un progresso sostanziale, scientificamente valido, "quotidianamente", mirato alla realizzazione di un antidoto per il neurofarmaco inibitorio, citerò la K-C per violazione di contratto, impedendo al buon vecchio Alex di ottenere un brevetto fino alla fine del mille

Cazie lo fissò sbalordita. A Jackson sembrò improvvisamente che si fosse messa dietro uno scudo a energia-Y, invisibile ma infrangibile. Lo scudo di lui o di lei? Desolato, si rese conto che non aveva più alcuna importanza.

Lei era sempre stata veloce. Gli disse dolcemente: — Questa volta hai chiuso con me, vero, Jack? Per sempre.

— Riferisci a Rogers quello che ho detto.

— In te è cambiato qualcosa. Sacrificheresti davvero la TenTech per questo teatrale gesto donchisciottesco. Perché?

— Perché tu non sei capace di capire che non si tratta di un gesto teatrale.

Lei disse, senza muoversi: — Non ho mai finto di essere qualcosa di diverso da quello che sono, Jack.

— No, non lo hai mai fatto — commentò lui, addolorato.

All’improvviso, Cazie tirò indietro la testa e scoppiò a ridere, una risata acuta e corposa che non mostrava traccia di isteria. Jackson a quel punto provò qualcosa, un breve lampo della antica paura, "non posso lasciarla andare" e avvertì con altrettanta chiarezza il momento in cui l’abbandonò, lasciandolo svuotato.

Cazie concluse allegramente: — Adesso vado a trovare Theresa.

Jackson restò lì, dopo che lei se ne fu andata, in attesa. A quel punto sarebbe entrata Vicki, con qualche commento sardonico e provocatorio. Le cose andavano sempre così: lui litigava con Cazie, Vicki origliava dietro la porta, poi entrava e rigirava il coltello nella piaga. Ecco come andavano le cose.

Quella però non era un’altra solita lite con Cazie, e, qualche minuto dopo Vicki entrò, ma non per rincarare la dose. Stava infilando un golf sopra la testa, i capelli scompigliati dal gesto brusco, e lo sguardo non era diretto su di lui.

— Prendo la tua aeromobile, Jack. Lizzie è partita.

— Lizzie? E dov’è andata?

— A

— Una settimana: ascolta, Vicki, non posso venire con te, devo andare alla Kelvin-Castner.

La notizia la distrasse per un momento: la fredda determinazione sul suo volto si attenuò e i suoi occhi scintillarono. Soltanto per un momento.

Jackson terminò la frase: — Ma ti posso procurare un’arma. Una Larsen-Colt laser che…

— Non hai armi paragonabili a quelle che mi posso procurare io — rispose Vicki con la stessa efficiente freddezza e lasciò Jackson a bocca spalancata, uscendo dallo studio stipato di stampe che lui non aveva ancora letto.