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Jackson si svegliò con l’assoluta convinzione che qualcuno si stesse muovendo in camera sua, al buio.

Un sogno? No. L’intruso era reale e non un robot. Un’indistinta sagoma umana attraverso la stanza, passava brevemente davanti alla finestra semioscurata. Theresa? Non entrava in camera sua di notte e, se lo avesse fatto, avrebbe acceso la luce.

Giacque immobile, simulando il respiro profondo del so

Nei secondi che gli occorsero per decidere, l’intruso disse: — Accendere luci — e la stanza si illuminò. — Salve Jackson, tesoro — salutò Cazie.

Era nuda e ricoperta di fango. Era incrostato sul pube, spalmato sul seno sodo e ricadeva in pezzi umidi sul tappeto bianco della stanza. Jackson sentì immediatamente il pene irrigidirsi. Bella figura da idiota avrebbe fatto se avesse chiamato la sicurezza.

— Dio, maledizione Cazie, che diavolo credevi di fare?

— Ti piacerà moltissimo quello che farò, Jack. Andiamo a una festa. Sono venuta via soltanto per venirti a prendere.

Si avvicinò al letto e lui riuscì a vedere gli occhi dalle pagliuzze verdi. Era sotto l’effetto di qualcosa di maledettamente più forte dell’Endorbacio. Lei si accorse del volto accigliato di lui e gli allungò l’inalatore. — Vuoi un tiro?

— No!

— Allora andiamo alla festa. — Lei gli strappò di dosso la coperta. Il fango che aveva sulle mani macchiò il tessuto non consumabile. — Oh, guarda, sei già bello e pronto! Sei sempre riuscito a diventare subito duro, Jack. Mi piace. Vieni, andiamo. Ci sta

Lui le strappò di nuovo la coperta e si sentì un idiota. — Io non vado da nessuna parte.

— Oh, sì, invece — miagolò lei. Lasciò la coperta della disputa e gli si gettò addosso, baciandolo furiosamente.

Lui non poté resistere. Strinse le braccia attorno al suo corpo facendole penetrare subito la lingua nella bocca aperta. Sentì il pene pronto a esplodere. Cazie scoppiò a ridere, la bocca ancora su quella di lui, e lo allontanò: era più forte di quanto ricordasse. Goffamente, ridendo ancora, rotolò giù dal letto e si avviò alla porta.

— Non qui, Jack. Vieni, non vorrai perderti la festa.

— Cazie! Aspetta! — La sentì correre con delicatezza attraverso l’appartamento e dire al portone di ingresso di aprirsi. Jackson afferrò un paio di pantaloni e li infilò. Le corse dietro, a piedi e a torso nudi, sperando di non svegliare Theresa. Cazie era scomparsa. Jackson spalancò la porta di casa.

— Buona serata, dottor Aranow — gli disse la porta. — Devo cancellare la sveglia per domani mattina?

— Sì — disse Jackson. — No. Cazie!

Lei si era già infilata nell’ascensore che si era chiuso. Mentre lui la guardava impotente, la porta si riaprì. Lei era in piedi lì, nuda, infangata e sorridente, e stava abbassando l’inalatore. — Dai, vieni, Jackson. L’acqua è magnifica.

— Devo aspettare, dottor Aranow? — chiese l’ascensore. — O intende rimanere a questo piano?

Jackson entrò in ascensore. Cazie scoppiò a ridere. — Sesto piano, per favore.

— Cazie, sei nuda!

— Tu invece no. Ma si può rimediare. Non è una gran fortuna che la festa si tenga proprio nel tuo condominio? — Allungò una mano, la serrò sulla parte superiore dei suoi pantaloni e lo attirò a sé. Sganciò l’unico fermaglio che lui era riuscito a chiudere quando l’ascensore di bloccò e la porta si aprì.

— Sesto piano, signora Sanders — disse l’ascensore. — Buona serata!

— "Cazie…"

— Forza, Jack! Siamo in ritardo! — Corse lungo il corridoio, dispensando fango. Imprecando, Jackson la seguì.

Doveva tornare a casa immediatamente.

Le natiche di lei, macchiate di fango, si muovevano in alternanza, "destra sinistra destra sinistra". Aveva il sedere sodo ma non tanto da impedire che ballonzolasse un po’ mentre correva. Jackson la seguì.

La festa era da Terry Amory. Jackson conosceva Terry, ma non bene. La porta era aperta. Cazie lo condusse attraverso un arredamento minimalista pseudoasiatico fino alla sala da pranzo. — È arrivato! Diamo inizio ai giochi!

— Appena in tempo — biascicò Terry. — Stavamo per iniziare senza di voi. Salve, Jackson. Benvenuto alla psicobanca.

Sei persone nude, tre uomini e tre do

La do

Jackson prese in considerazione l’ipotesi di andare via. Cazie, però, respirò un’altra boccata di qualsiasi sostanza le stesse strapazzando il cervello. Quella piccola pazza. Sapeva almeno cosa c’era nell’inalatore? Non sapeva che si trovavano droghe, in commercio, che causavano da

— Dammi l’inalatore, Cazie.

Con sua grande sorpresa, lei lo fece, consegnandoglielo con atteggiamento mite. Quando lui allungò la mano per prenderlo, lei lo spinse nel terreno di alimentazione.

Jackson provò un’ondata di furia. Che quella pazza si distruggesse pure il cervello. Che si scopasse ognuno di quei dementi, di tutt’e due i sessi. Era malata, aveva una sanità mentale inferiore a quella di Theresa e con molte meno ragioni. Che andasse all’inferno. Si trascinò in piedi per andarsene quando vide i coltelli.

Erano dodici, infilati ordinatamente in riga a punta in giù su un apposito supporto. Le else erano tutte di forma differente, ornate di crudeli animali intagliati che facevano eco ai dipinti da caverna del programma per la parete. Coltelli da lancio ma non ben equilibrati. Deliberatamente.

— Ho io la pittura — disse la rossa. Dette una sniffata all’inalatore. — Chi è il primo?

— Prima i neofiti — propose Cazie. — Prima io e poi Jackson.

— Ecco qui — cantilenò Terry. — Lascia che ti assista, come disse il Cro-Magnon al Neanderthal. Ummmm, bene. — Infilò una mano nel vaso e passò la pittura del colore del sangue seccato sui capezzoli di Cazie. Quindi, liberamente, sulla peluria macchiata di fango in mezzo alle sue cosce. Cazie sorrise.

La rossa le passò una cintura con un piccolo pulsante scuro davanti. Armeggiando e ridendo, Cazie la fissò attorno alla vita e premette il pulsante. Jackson notò il debole scintillio di uno scudo personale a energia-Y avvolgerla tutta.

Cazie avanzò a fatica nel fango fino alla parte opposta della stanza. Si appoggiò contro la parete, sotto una stalattite, con le braccia distese lungo il corpo dopo avere dato un altro tiro all’inalatore. Terry a

Jackson rifletté in fretta. Se lo scudo era di tipo standard, come pareva, un coltello non lo avrebbe trafitto di certo. Terry avrebbe potuto mirare alle zone dipinte del corpo esposto di Cazie, che non erano realmente vulnerabili. Era solo un gioco, un brivido fasullo, una simulazione di pericolo.

— Piacere o dolore? — rifletté Terry in maniera teatrale. La sua mano passò sopra un coltello dopo l’altro. — Dolore o piacere? E per un corpo così bello, così pieno e maturo, piacere o dolore? — scelse un coltello.

Mentre Terry lo liberava dal supporto, Jackson notò che anche la lama del coltello era avvolta dallo scintillio di uno scudo a energia-Y. Un brivido improvviso gli passò per la spina dorsale.

La rossa sprofondò nel fango a pancia in giù, si girò nella depressione formata dal suo corpo e rotolò sulla schiena, macchiandosi di fango. Poi si sollevò sui gomiti per avere una visuale migliore di Cazie. I suoi seni conici si alzavano e abbassavano a ogni respiro.

Terry lanciò il coltello e Cazie emise un grido.

Jackson arrancò nel fango. Cazie non era ferita: il coltello era incastrato nella parete e Cazie rise di lui. — Ti ho inga

Prima che reagisse, Terry lanciò un altro coltello. Jackson lo vide volare nell’aria, "era" sbilanciato, i coltelli erano studiati per rendere difficile colpire il bersaglio, e colpì il seno sinistro di Cazie, a sinistra del capezzolo dipinto. Il coltello rimbalzò contro lo scudo e cadde nel fango.

— Nessun punto! — a

— Ancora un tiro — disse l’uomo che Jackson non conosceva. — Amico di Cazie, togliti dai piedi, per favore. Non riusciamo a vedere e siamo troppo aggrovigliati per riuscire a muoverci.

— Io potrei non muovermi mai più — disse una delle due do

Un terzo coltello fischiò nell’aria, mancò Cazie e si infilzò nella parete.

— Tre tiri e sei fuori, Terry — sentenziò Landau. — Il prossimo sono io.

— Come lanciatore?

— Non pensarci nemmeno. Come bersaglio, ovviamente.

Landau prese il posto di Cazie contro la parete. Cazie si gettò nel fango sulla pancia e usò l’inalatore. Jackson guardò la rossa dagli occhi azzurri scegliere un coltello, con grande carica drammatica, e lanciarlo contro i genitali di Landau. Andò a bersaglio e rimbalzò nel fango.

— Uuuummmm — fece Landau. — Che bello.

— Sai perfettamente che non puoi sentire niente attraverso lo scudo, Landau — disse Cazie. — Irina, tre punti. — Lei sollevò di nuovo l’inalatore. Aveva gli occhi lucidi.

Irina lanciò il secondo coltello e fece cilecca.

— Oh, non farti venire il singhiozzo proprio adesso — implorò Landau. — Colpiscimi, amore.

Lei lo fece. Il terzo coltello colpì appena al di sopra del cazzo eretto di Landau. Tutti scoppiarono a ridere e applaudirono. — Sei punti! — gridò Terry. — Irina, cosa scegli?

Irina guardò sorridendo Landau. Lui la fissò con grande aspettativa. Jackson si accorse del sottile cambiamento di atmosfera nella stanza: c’era una tensione diversa, più spessa e incandescente.

— Scelgo di provare io stessa il coltello — disse Irina.