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— Non abbiamo nemmeno un minuto extra! — ha gridato A
— Quanto c’è ancora?
— Un’altra ora — ho detto io, anche se era di più. Non stavamo tenendo un buon passo. — Riesce a farcela?
— Ovviamente. — La dottoressa Turner si è alzata faticosamente reggendo Lizzie che pesava come un sacco. Solo per un istante ho pensato di avere visto A
I boschi non mi erano mai sembrati tanto grandi.
Dopo un po’ il dolore ha cominciato ad a
Non potevo fermarmi. Lizzie stava morendo.
Adesso stavamo andando in salita, noi, sulla parte boschiva della montagna. Gli alberi e i cespugli si sono fatti più fitti. Non c’erano più zone al sole. Non le stavo portando per la strada che avevamo fatto io e Doug l’autu
C’è voluto quasi fino a mezzogiorno. La dottoressa Turner ci ha fatto fermare e mangiare un po’ del cibo che portava A
— "Padre Nostro che sei nei cieli, dacci oggi il nostro pane quotidiano…" — La dottoressa Turner fissava sconcertata A
— Quanto manca ancora, Billy?
— Ci siamo quasi.
— Hai detto "ci siamo quasi" da almeno due ore!
— Ci siamo quasi.
Siamo partiti un’altra volta.
Quando ci siamo indirizzati lungo il sentiero che portava al ruscello ho pensato per un minuto, in preda al panico, che eravamo nel posto sbagliato. Non sembrava lo stesso. Il sentiero era scivoloso per il fango e il ruscello scorreva veloce anche se era intasato da blocchi di ghiaccio e rami spezzati che lo rendevano più largo di quanto non mi ricordavo. Scivolavamo e slittavamo lungo il ripido sentiero. La dottoressa Turner teneva Lizzie sopra a una spalla con una mano mentre con l’altra si afferrava agli alberi per evitare di cadere. Abbiamo attraversato con attenzione il ruscello. C’era un pezzetto di terra piatto e quasi sgombro con una sola betulla e una quercia con le foglie dell’a
Niente da vedere. Niente di diverso. Ruscello, fango, sporgenza di roccia, fianco della montagna. Nulla.
— Billy? — ha detto A
— Che facciamo adesso? — ha detto la dottoressa Turner. È crollata a terra trascinando Lizzie nel fango, troppo stanca per accorgersene.
Mi sono guardato attorno. Ruscello, fango, sporgenza di roccia, il fianco della montagna. Nulla.
Perché i Super-Inso
Quello è stato il momento che ho capito che cosa voleva dire A
— Billy?
Sono crollato su una roccia. Le gambe non mi reggevano più. La porta era stata proprio lì. Ruscello, fango, sporgenza di roccia, il fianco della montagna. Nulla.
La dottoressa Turner ha consegnato Lizzie a sua madre. Poi è balzata in piedi, lei, e ha cominciato a strillare come una pazza scatenata, come una selvaggia che non si è trascinata in braccio una bambina pesante per ore e ore attraverso la neve.
— Miranda Sharifi! Mi senti? Qui c’è una bambina morente, una vittima di un virus modificato geneticamente e illegale, trasmissibile dalla fauna! Lo ha prodotto un qualche laboratorio illegale, qualche bastardo demente che potrebbe spazzar via intere comunità nel giro di qualche giorno e probabilmente vuole farlo! Mi senti? È modificato geneticamente ed è letale! La tua gente è responsabile di questo, dovreste essere voi i grandi esperti di modificazione genetica, non noi! Siete responsabili voi, bastardi Inso
Non riuscivo a crederci. Sembrava Celie Lane che strillava contro i Muli. Ho sussurrato: — Non puoi strapazzare un Super-Inso
Non mi ha degnato di attenzione. Potevo anche non essere lì. — Miranda Sharifi! Mi senti brutta stronza? Nel nome di una umanità comune, ma che diavolo sto facendo?
Sembrava abbacinata, come se non dovesse muoversi mai più. A quel punto ha cominciato a piangere.
La dottoressa Turner. Ha cominciato a piangere.
Io non sapevo che cosa fare. Una cosa è quando piange A
— Ti prego… — sussurrò la dottoressa Turner.
E la porta nella montagna si è aperta. No, non si è aperta, non era così che funzionava. C’è stato una specie di bagliore duro, come uno scudo, e poi la terra è come svanita, fango e foglie di quercia secche, rocce coperte di muschio e tutto il resto e c’era un solido quadrato in plastichiara ai nostri piedi, solo che non era plastichiara, di circa un metro per uno. Poi è sparito pure quello e c’era una scala.
La dottoressa Turner è stata la prima a scendere, lei e ha sollevato le braccia per prendere Lizzie. A
È successo che è ritornato lo scintillio e la plastichiara-che-non-era-plastichiara si è richiusa sopra la mia testa. Ho sollevato una mano per toccarla. Era dura come il diamante. Faceva il solletico. Dall’altra parte ha
Eravamo in una piccola stanza bianca e luminosa, con niente dentro. Le pareti erano perfette, non una tacca, un graffio o niente. Non avevo mai visto pareti come quelle. Siamo rimasti lì a lungo, mi è sembrato, anche se forse non è stato così. Ho serrato le braccia attorno al petto per impedire al dolore di rodermelo via. La dottoressa Turner si è rivolta verso di me e la sua faccia è cambiata: — Billy… — Poi si è aperta una porta dove non c’era stata nessuna porta ed eccola lì, la mia ragazza del bosco con la testa grossa e i capelli scuri, senza sorriso, ho avuto appena il tempo di vederla prima che l’animale che avevo nel petto indietreggiava e poi mi infilzava i denti nel cuore e tutto è scomparso.