Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 34 из 73

Ancora. Questa volta però non provavo alcun dolore. Non erano rimasti nervi per poter provare dolore. Sollevai leggermente il mento avvertendo la tensione nei muscoli dello stomaco. La gamba sinistra era piegata a una angolazione acuta, i

Le forme che mi strisciavano nella mente erano grige e indistinte esternamente, spezzate all’interno. Avevano una voce. "Non riesci a fare niente bene, vero, ragazzo? Chi ti credi di essere, un maledetto Mulo?"

Dissi a voce alta come un bambinetto: — Una biscia mi ha morso sulla guancia.

Un secondo uomo si chinò per esaminarmi il volto. Era ricoperto di fango. Disse, ma non bruscamente: — È in arrivo un dottore. Non la muoveremo da qui finché non sarà arrivato. Resti fermo e cerchi di non pensare.

Non pensare. Non sognare. Io però ero il Sognatore Lucido. Lo ero. Dovevo esserlo.

La voce impastata di Leisha disse da dietro le mie spalle: — Siamo in arresto? Con quali accuse?

— No, ovviamente no, signorina Camden. Siamo felici di essere stati in grado di aiutarvi — disse l’uomo che mi aveva scrutato la guancia. Gli altri due agenti restavano immobili con espressioni impassibili, anche se vidi uno dei due strizzare gli occhi. Si può dimostrare disprezzo strizzando gli occhi. Leisha e io eravamo in combutta e sostenevamo Huevos Verdes. Manipolatori genetici. Distruttori del genoma umano.

Vidi Carmela Clemente-Rice in piedi accanto alla grata nella mia mente, una forma nitida e fresca che vibrava dolcemente.

— Voi "siete" dell’Ente governativo per il Controllo degli Standard Genetici — disse Leisha. — Non si trattava di una domanda. Era un avvocato: aspettava una risposta.

— Sì, signora. Agente Thackeray.

— Io e il signor Arlen vi siamo grati per il vostro aiuto. Ma con quale diritto…

Non scoprii mai quale fosse la questione legale che Leisha aveva intenzione di discutere.

Da dietro gli alberi, attraverso rampicanti aggrovigliati, dallo stesso terreno paludoso, eruppero uomini vestiti di stracci. Non c’erano e un istante dopo eccoli lì: questa fu l’impressione. Strillarono, urlarono e schiamazzarono. L’agente Thackeray e i suoi due sprezzanti sottoposti non ebbero nemmeno il tempo di estrarre le pistole. Giacendo sulla schiena, vidi gli straccioni di scorcio mentre sollevavano le pistole e sparavano in un modo che sembrava, ma non poteva essere, a bruciapelo. Thackeray e i due agenti crollarono a terra, i corpi che si contorcevano. Sentii qualcuno dire: — Diavolo, sì, lei è un abominio, questa qui è Leisha Camden — e una pistola sparò ancora, una volta, due volte. La prima volta, Leisha gridò.

Io sollevai di scatto la testa verso di lei. Era ancora seduta con la schiena appoggiata contro l’albero di anona, ma adesso la parte superiore del corpo era china in avanti, con grazia, come se si fosse addormentata. Aveva due punti rossi sulla fronte, uno sotto l’altro e quello superiore macchiava una ciocca di capelli biondo chiari che era in qualche modo sfuggita al fango. Udii un lungo e profondo lamento e pensai: "È viva!". Finché non mi resi conto che il lamento era il mio.

L’uomo che aveva detto "Diavolo, sì" si chinò su di me. Il suo alito mi soffiò in faccia: puzzava di menta e tabacco. — Non si preoccupi, signor Arlen. Noi sappiamo che lei non è un abominio contro natura. È al sicuro come a casa.

— Jimmy — disse tagliente una voce di do

— Be’, Abigail, sei pronta per loro, no? — disse Jimmy in tono ragionevole. Cercai di strisciare verso Leisha. Era morta.

Leisha era morta.

Un aereo ronzò sopra le nostre teste. La squadra medica. Avrebbero potuto aiutare Leisha. Ma Leisha era morta. Ma Leisha era un’Inso

La do

— Okay — disse allegramente Jimmy. — Ben fatto. Venite, andiamocene via, sara

— No! Non posso lasciare Leisha! — non sapevo quello che stavo dicendo.

— Certo che può — disse Jimmy. — Non potrà diventare più morta di così. E lei non è comunque uno della sua razza. Adesso sta con James Francis Marion Hubbley. Campbell? Dove sei? Portalo in spalla.

— No! Leisha! Leisha!

— Cerchi di avere un po’ di dignità, figliolo. Non è un moccioso che piagnucola dietro alla mamma.

Un omone alto due metri mi sollevò e mi gettò sopra una spalla. Non provavo dolore alla gamba, ma non appena il mio corpo colpì il suo, una fiammata rossa mi sfrecciò lungo la spina dorsale fino al collo e gridai. Il fuoco mi riempì la testa e l’ultima immagine che ebbi di Leisha Camden fu quella del suo corpo accasciato con grazia contro l’albero di anona, avvolto nel fuoco rosso della mia mente, che sembrava si fosse appena addormentata serenamente.

Mi risvegliai in una stanzetta priva di finestre con pareti lisce. Troppo lisce, non una singola nano-deviazione dal liscio, dal perpendicolare, dall’immacolato. Non mi resi conto, allora, di averlo notato. Avevo la mente stipata di cordoglio che affiorava in spruzzi, in geyser, in fiumi di lava incandescente dello stesso colore dei due punti sulla fronte di Leisha.

Lei era davvero morta. Lo era davvero.

Chiusi gli occhi. La lava incandescente era ancora lì. Picchiai i pugni per terra e maledissi il mio corpo inutile. Se mi fossi potuto muovere per farle da scudo, se avessi potuto frappormi fra lei e gli straccioni assassini…

Nemmeno gli addestrati agenti dell’ECGS erano stati in grado di proteggerla. O di proteggere se stessi.

Non riuscivo a trattenere le lacrime e la cosa mi imbarazzava. La lava aveva travolto la grata chiusa nella mia mente, l’aveva seppellita come stava seppellendo me. Leisha…

— Adesso la smetta, ragazzo. Un po’ di dignità. Non c’è nessuna do

La voce era gentile. Aprii gli occhi e l’odio sostituì la lava incandescente. Ne fui contento. L’odio aveva una forma migliore: tagliente, fredda e molto compatta. Quella forma non mi avrebbe seppellito. Guardai la faccia preoccupata di James Francis Marion Hubbley che si profilava sopra di me; lasciai che le forme compatte mi scorressero dentro e seppi che sarei rimasto in vita, in allerta e col controllo di me stesso perché altrimenti non sarei stato in grado di ucciderlo. E seppi che l’avrei ucciso. Anche se avesse significato che la sua faccia sarebbe stata l’ultima cosa che avrei visto.

— Così va meglio — disse allegramente Hubbley e si sedette su un ceppo di albero, con le mani sulle ginocchia, a

Si trattava proprio di un ceppo d’albero. Le pareti si focalizzarono improvvisamente, a quel punto, e capii in che genere di posto mi trovavo. Avevo visto lo stesso tipo di pareti con Carmela Clemente-Rice e a Huevos Verdes. Si trattava di un bunker sotterraneo, scavato nella terra dai piccoli e precisi macchinari della nano-tecnologia, intonacato con una lega prodotta da altre piccole e precisissime macchine. Mangiare il terreno e stendere un sottile strato di lega non era difficile, mi aveva detto una volta Miri. Qualsiasi nano-scienziato competente era in grado di creare meccanismi nano-organici che potessero farlo. Le imprese lo facevano costantemente a dispetto delle regolamentazioni governative. Era soltanto la nano-tecnologia a base organica replicantesi che era difficile da ottenere. Chiunque era in grado di scavare una buca, ma solamente Huevos Verdes poteva costruire un’isola.

Hubbley però non sembrava affatto uno scienziato. Si chinò in avanti e mi sorrise. Aveva i denti marci. Ciuffi di capelli ingrigiti gli pendevano su entrambi i lati di una faccia lunga e ossuta con una pelle profondamente bruciata dal sole e con occhi azzurro chiari. Uno strano bozzo sotto la pelle gli deturpava il lato destro del collo. Poteva avere quaranta o sessant’a

Nella maggior parte del paese il "Deposito Supervisore Distrettuale Tizio o il Caffè Congressista Caio gestiti da Muli avevano abbattuto qualsiasi commercio indipendente. I Vivi potevano ottenere gratis tutto quello di cui avevano bisogno e allora perché pagare? Nell’agricolo Sud, tuttavia, e in qualche caso nell’Ovest, si trovavano ancora attività commerciali messe su alla meglio, motel malconci, case di tolleranza e pollai che da quarant’a

Hubbley e la sua banda rubavano sicuramente nei depositi, negli appartamenti e perfino nelle carrozze della ferrovia a gravità per prendere ciò di cui avevano assolutamente bisogno. Cacciavano nelle profonde paludi e pescavano; forse coltivavano anche un po’ di questo e un po’ di quello. Doveva esserci una distilleria da qualche parte. Oh, conoscevo benissimo Jimmy Hubbley. Lo conoscevo da una vita, prima che Leisha mi prendesse con sé. Mio padre era un Jimmy Hubbley privo dell’indipendenza per liberarsi dal sistema che aveva maledetto fino al giorno in cui il whisky gratis del governo, nemmeno distillato in casa, lo aveva ucciso.

E quello era l’uomo che aveva ucciso Leisha Camden.

Le forme dell’odio ha

Dissi: — Questo è un laboratorio illegale di modificazione genetica.

Il volto di Hubbley si aprì in un immenso sorriso. — Perfettamente giusto! È sveglio, il ragazzo. Solo che questa è solamente una piccola stazione decentrata dove Abigail si può controllare il suo equipaggiamento e possiamo recuperare rifornimenti. Questo posto non è più usato da "abominatori genetici". Sta visitando l’Avamposto di Liberazione Francis Marion, signor Arlen. E mi permetta di dirle che siamo molto onorati di averla qui. Abbiamo visto tutti i suoi concerti. Lei è decisamente un Vivo. Avere vissuto con i Muli e gli Inso

C’era qualcosa di storto nel suo modo di parlare. Rimuginai e quindi compresi. Non si esprimeva come un Vivo — nessuno di quelli che Miri chiamava "pronomi personali rafforzativi" — ma non parlava neanche come un Mulo. C’era qualcosa di artificiale nelle sue frasi. Avevo già sentito prima di allora quel tipo di linguaggio, ma non riuscivo a ricordare dove.