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Nessuno regolava il Sogno Lucido. Arlen aveva un esercito di scadenti imitatori. Non duravano mai a lungo. Qualsiasi cosa stesse facendo Drew Arlen, era l’unica persona al mondo che sapesse come farlo. La maggior parte dei Muli lo ignoravano.
Drew Arlen, come tutto il mondo sapeva, era l’amante di Miranda Sharifi. Era l’unico Dormiente che entrava e usciva da Huevos Verdes a suo piacimento. L’ECGS lo seguiva costantemente, ovvio, insieme con tanti reporter da poter riempire una cittadina. Erano soltanto i suoi concerti che non prendevano seriamente.
Tornai lungo il treno e risalii nella mia carrozza. L’uomo dalla testa grossa era l’unico che non stava pressato contro il finestrino. Giaceva steso su un sedile vuoto, dormendo. O facendo finta di dormire. Per non restare ipnotizzato? Per meglio osservare gli effetti della rappresentazione di Arlen?
Il concerto procedeva noiosamente. Quando tutto terminò, le persone si voltarono l’una verso l’altra, abbracciandosi emozionate, ridendo e piangendo e quindi si riversarono sulla fredda prateria in direzione dell’ologramma di Drew Arlen. Egli sorrideva dolcemente ai propri discepoli. Le forme che lo circondavano erano svanite a meno che non stessero frusciando a livello subliminale, il che era possibile. Alcuni Vivi infilarono le mani nell’ologramma, cercando di raggiungerlo. Desdemona danzò all’interno della piramide e appoggiò la testa sulla coperta posta sopra le ginocchia di Arlen.
Papà Vivo disse all’improvviso: — Scommetto che potremmo camminare, noi, fino al paese più vicino.
— Be’… — commentò qualcuno. Altre voci si unirono al coro.
— Se seguiamo i binari e restiamo insieme, noi…
— Guardiamo se alcune delle luci sul tetto sono portatili…
— Alcuni di noi dovrebbero rimanere indietro con i vecchi.
L’uomo dalla testa grossa osservava tutto attentamente. Quello fu il momento in cui fui certa. L’intero guasto alla ferrovia a gravità in quel posto abbandonato dalla tecnologia era stato una messa in scena, per controllare l’effetto del concerto di Arlen.
Come? Da parte di chi?
No. Non erano quelle le domande giuste. La domanda giusta era: quale era l’effetto del concerto di Arlen?
— Tu, allora, Eddie te ne resti qui con i vecchi. Tu, Cassie va’ a parlare con la gente delle altre carrozze. Vedi un po’ chi è che vuole venire con noi. Tasha…
Occorsero dieci minuti di discussione per organizzarsi. Strapparono le luci dal tetto di sei carrozze: erano portatili. La gente che sarebbe rimasta diede giacche extra alle persone che sarebbero andate. Il primo gruppo stava appena incamminandosi lungo il binario quando una luce balenò nel cielo. Un secondo dopo fui in grado di sentire il rumore dell’aereo.
I Vivi si fecero silenziosi.
Nell’aereo si trovava un tecnico della ferrovia a gravità, fiancheggiato da due robot della sicurezza che proiettavano uno scudo di sicurezza personale ed erano anche dotati di armi, stile "niente stronzate qui attorno". La folla li guardò in silenzio. Il bel volto modificato geneticamente del tecnico sembrava tirato. I tecnici sono un gruppo sempre teso: modificati geneticamente in quanto ad aspetto fisico non ha
— Signore e signori — disse il tecnico con espressione infelice — la Ferrovia a gravità Morrison Spa e il Senatore Cecilia Elizabeth Dawes si scusano per il ritardo con cui il vostro treno viene riparato. Circostanze al di là della nostra volontà…
— E io sono un politico, io! — strillò amaramente qualcuno.
— Per che cosa vi votiamo, brutti scemi?
— Meglio dire al Senatore che su questo treno qui si è persa un bel po’ di voti!
— Il servizio che meritiamo…
Il tecnico si diresse risoluto verso la motrice, a occhi bassi, scortato dai robot. Colsi il debole scintillio di un campo a energia-Y mentre passava. Alcuni dei Vivi, tuttavia, sei o sette, lanciarono un’occhiata lungo il binario, che si stendeva nell’oscurità ventosa, con gli occhi lucidi per quello che avrei potuto giurare essere rammarico.
Al tecnico occorsero in tutto tredici minuti per riparare il motore. Nessuno lo importunò. Egli se ne andò via con il suo aereo e il treno riprese la marcia. I Vivi si rimisero a giocare a dadi, si lagnarono, dormirono, si occuparono dei figli petulanti. Io attraversai tutte le carrozze alla ricerca dell’uomo dalla testa grossa. Era sparito mentre io stavo osservando la reazione dei Vivi nei confronti del tecnico Mulo. Dovevamo averlo lasciato indietro, sulla ventosa prateria, celato dall’oscurità.