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Nel primo giorno di veglia, piovve per quasi tutto il pomeriggio. Le nuvole si erano ammassate ad est per tutta la mattina, facendosi sempre più spesse e minacciose, oscurando Grasso Satana ed i suoi figli, sicché il giorno fu anche più cupo del solito. Il temporale scoppiò verso mezzogiorno. Ululava. I venti all’esterno soffiavano così forte che le torri di guardia parevano tremare e ruscelli di acqua marrone correvano gonfi per le strade e lungo le cunette di pietraluce. Quando finalmente i soli riuscirono a sbucare fuori di nuovo — ormai erano prossimi al tramonto — Larteyn scintillava, con le mura e gli edifici che brillavano di umidità ed apparivano più chiari di come Dirk li avesse mai visti. La Fortezza di Luce appariva quasi desiderabile. Ma quello era il primo giorno di veglia.

Al secondo giorno le cose erano più o meno ritornate normali. Occhiodaverno percorreva un rosso sentiero attraverso il cielo, Larteyn brillava debolmente, un po’ nera al di sotto ed il vento trasportava la polvere del Comune che la pioggia di ieri aveva portato via. Al tramonto, Dirk osservò un’aerauto. Si materializzò in alto, sulle montagne, un puntino nero, e girò in direzione del Comune, prima di cominciare a discendere verso di loro. Dirk osservò attentamente la macchina con il binocolo. Aveva i gomiti appoggiati al davanzale della finestra lunga e stretta. Non si trattava di una macchina che conosceva: una cosa nera, un piccolo pipistrello stilizzato con larghe ali ed enormi occhi per fanali. Vikary era con lui in quella guardia. Dirk io chiamò presso la finestra e Jaan osservò con disinteresse. «Sì, conosco quel velivolo», disse Jaan. «Non ci interessa t’Larien, sono i cacciatori della Fortezza di Scianagate. Gwen ha riferito di averli visti allontanarsi questa mattina». A quel punto l’aerauto era scomparsa in mezzo alle case di Larteyn e Vikary si era di nuovo seduto, lasciando Dirk solo a riflettere.

Nei giorni che seguirono, vide gli Scianagate parecchie volte e tutte le volte gli sembravano irreali. Gli sembrava stranissimo che potessero andare e venire senza essere toccati da ciò che era capitato, che potessero vivere la loro vita come se Larteyn fosse ancora una pacifica città moribonda, come sembrava, come se non fosse morto nessuno. Erano vicinissimi a tutto ciò eppure distanti, non coinvolti; se l’immaginava quando ritornavano alla loro granlega, su Alto Kavalaan e riferivano che la vita su Worlorn era grìgia e poco interessante. Per loro non era cambiato niente; Kryne Lamiya continuava a cantare il suo lamento funebre e Sfida era ancora piena di luce, di vita e di promesse. Li invidiava.

Al terzo giorno Dirk si svegliò nel mezzo di un incubo particolarmente pernicioso in cui combatteva da solo con Bretan e non fu più capace di rimettersi a dormire. Gwen, che non era di guardia, camminava avanti e indietro nella cucina. Dirk si versò un bicchiere della birra di Vikary e rimase ad ascoltarla per un po’. «Dovrebbero essere qui», si lamentò lei. «Non posso credere che stiano ancora cercando Jaan. Al momento avra

Al quarto giorno, mentre Vikary era fuori per una delle sue pericolose passeggiate all’alba, Gwen e Arkin Ruark bisticciarono durante una guardia e lei lo colpi con il calcio del suo fucile laser, duramente sulla faccia già ferita, nel punto in cui il gonfiore aveva appena cominciato a reagire agli impacchi ghiacciati ed alle pomate. Ruark scese dalla scaletta della torre, borbottando che lei era di nuovo diventata matta ed aveva cercato di ucciderlo. Dirk, svegliato da un so

Al mattino del sesto giorno, Ruark e Dirk stavano facendo la guardia assieme, silenziosamente, quando l’ometto, in un impeto di rabbia, gettò il laser dall’altra parte della stanza. «Che cosa lurida!», esclamò. «Braith Ferrogiada, tutti uguali, sono degli animali Kavalari ecco cosa sono, sì. E tu, il grand’uomo di Avalon, eh? Ah! Tu non sei meglio di loro, per niente meglio, guardati. Avrei dovuto farti duellare, uccidere od essere ucciso, come volevi tu. Questo ti avrebbe fatto felice, sì? Indubbiamente, indubbiamente. Amavi la dolce Gwen e ti sono stato amico e che gratitudine ho trovato, quale, quale?». Le sue grasse guance stavano diventando smunte ed incavate; i suoi occhi pallidi si muovevano senza posa.

Dirk lo ignorò e Ruark piombò improvvisamente nel silenzio. Ma in seguito, quella stessa mattina, dopo aver raccolto il suo laser e dopo assersi seduto alcune ore ad osservare il muro, il Kimdissi si rivolse di nuovo a Dirk. «Anch’io sono stato il suo amante, sai», disse lui. «Lei non te lo ha detto, lo so, lo so, ma è la verità, assolutamente la verità. Su Avalon, parecchio prima che lei incontrasse Jaantony e prendesse quella maledetta giada-e-argento, la notte in cui tu le mandasti quella pietra mormorante. Lei era talmente ubriaca, sai. Abbiamo parlato e parlato, e lei era sbronza e dopo mi ha portato a letto ed il giorno dopo non se ne ricordava nemmeno, lo sai, non se ne ricordava nemmeno. Ma questo non è importante, però è la verità, anch’io sono stato il suo amante». Lui tremò. «Non l’ho mai detto a lei, t’Larien, e non ho cercato di far ritornare quei momenti. Io non sono scemo come sei tu e so benissimo cosa sono e so che fu solo una cosa di quel momento. Però è esistito, quel momento, e le ho insegnato un mucchio di cose, sono stato suo amico e so fare molto, molto bene il mio lavoro. Proprio così». Si fermò per prendere il fiato, poi si allontanò silenziosamente dalla torre, anche se c’era ancora un’ora da fare prima che Gwen venisse a sostituirlo.

Quando lei alla fine ve

Al settimo giorno, la guardia di notte toccò a Dirk e Jaan Vikary. La città Kavalar rifletteva la sua fioca luce notturna, i viali di pietraluce parevano lastre di cristallo nero là sotto, con fuochi rossi che bruciavano debolmente, debolmente. Verso mezzanotte apparve una luce sulle montagne. Dirk la osservò mentre si avvicinava alla città. «Non lo so», disse, passando il binocolo. «È buio, difficile da distinguere. Comunque mi pare di vedere vagamente la forma di una cupola». Abbassò le lenti. «Lorimaar?».

Vikary era in piedi vicino a lui. L’aerauto si faceva più vicina. Scivolava silenziosamente sulla città ed il profilo era distinto. «È una macchina», disse Jaan.

La videro voltare verso il Comune e ritornare indietro, diretta verso il fronte del dirupo, all’entrata del garage sotterraneo. Vikary la osservò. «Non ci avrei creduto», disse. Andarono a svegliare gli altri.

L’uomo emerse dall’oscurità della sotterranea e si trovò di fronte a due laser. Gwen gli puntava contro la pistola, in maniera quasi casuale. Dirk, armato con uno dei fucili da caccia, lo puntava verso le porte degli ascensori ed era immobile col mirino che gli premeva sulla guancia, pronto a sparare. Solo Jaan Vikary non aveva un’arma; teneva il fucile mollemente tra le mani e la pistola era nel fodero.

Le porte dell’ascensore si chiusero dietro di lui e l’uomo rimase immobile, comprensibilmente spaventato. Non era Lorimaar. Non era nessuno che Dirk conoscesse. Abbassò il fucile.

Gli occhi dell’uomo passarono su ognuno di loro a turno ed alla fine si posarono su Vikary. «Alto-Ferrogiada», disse a voce bassa. «Perché te la prendi con me?». Era un uomo di media altezza, con la faccia da cavallo e la barba, con lunghi capelli biondi ed una struttura magrolina. Era vestito con un tessuto camaleontino che al momento era di un pallido grigio-rosso, illuminato e vibrante come i mattoni di pietraluce del pavimento.

Vikary allungò una mano ed allontanò gentilmente la ca

«È la verità», affermò Vikary. «Non era inteso nessun insulto, Scianagate. Onore alla tua granlega, onore al tuo teyn».

L’uomo dalla faccia di cavallo a

«Tu voli con una proprietà di Braith, non è vero?».

Lui a

«Abbandonata? Sei certo di questo?».

L’uomo rise. «Conosco troppo bene Lorimaar Alto-Braith ed il grosso Saanel e non vorrei certo provocare gran dolore a qualcuno dei due. No, abbiamo anche trovato i loro corpi. Ci deve essere stato un nemico che li ha attesi all’accampamento, crediamo che fosse nascosto all’interno della macchina. Poi quando sono tornati dalla caccia…». Fece un gesto. «Non prendera

«Morti?», la bocca di Gwen era tirata.

«Assolutamente morti, ormai da parecchi giorni», rispose il Kavalar. «I mangiacarogna erano scesi su di loro, si capisce, però ne era rimasto a sufficienza per capire chi erano. Abbiamo trovato anche un’altra macchina lì vicino. Per la verità era dentro il lago, distrutta e inutilizzabile. C’erano anche delle tracce nella sabbia che indicavano che ci dovevano essere state delle altre macchine che erano venute e poi si erano allontanate. Il veicolo di Lorimaar funzionava ancora, anche se era pieno di cani Braith morti. Noi lo abbiamo ripulito e ce lo siamo preso. Il mio teyn mi segue sulla nostra macchina».

Vikary a

«Queste sono cose davvero insolite», diceva l’uomo. Li fissò tutti e tre furbescamente, senza nascondere il proprio interesse. Il suo sguardo si soffermò per un momento disagevolmente lungo, su Dirk e poi sul braccialetto di ferro puro di Gwen, ma non fece nessun commento. «Pare che siano rimasti pochi Braith in questi ultimi tempi, meno del normale. E adesso ne troviamo due morti».

«Se cerchi con cura ne troverai anche degli altri», disse Gwen.