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«Per il momento siamo assieme. Siamo giovani e siamo forti e sappiamo quali sono i nostri nemici e come fare a trovarli. E nessuno di noi potrà mai essere un Ferrogiada… Io sono una do
«Ma che stai dicendo?», disse Dirk, anche se pensava di saperlo bene.
«Sto dicendo che sono stanca di essere cacciata ed inseguita dai cani e minacciata», disse Gwen. La sua faccia era in ombra e pareva fatta di ferro puro; i suoi occhi bruciavano incadescenti e feroci. «Sto dicendo che è ormai tempo che diventiamo noi i cacciatori!».
Dirk la fissò in silenzio per un bel po’. Lei era bellissima, pensò, bella nello stesso modo in cui era stato bello Garse Janacek. Lei era un po’ come la banscea, decise lui, e pianse un poco per la morte della sua Je
Lei gli ve
La Fortezza di Luce era fredda all’alba. Il vento roteava in mulinelli martellanti; il cielo era grigio e nuvoloso.
Sul terrazzo della loro torre trovarono un cadavere.
Jaan Vikary si sporse fuori con attenzione, con il fucile laser in mano, mentre Gwen e Dirk lo coprivano, nascondendosi dietro alla relativa protezione fornita loro dall’aerauto. Ruark sedeva terrorizzato sul sedile posteriore. Lo avevano liberato prima di allontanarsi da Kryne Lamiya e per tutta la strada era stato d’umore cupo ed abulico, senza sapere cosa pensare.
Vikary controllò il corpo, che giaceva scompostamente davanti agli ascensori, poi tornò all’aerauto. «Roseph alto Braith Kelcek», disse brevemente.
«Alto-Larteyn», gli ricordò Dirk.
«Davvero», conve
«Un’arma a proiettile?», disse Dirk.
Vikary a
Gwen fissava il punto in cui Roseph giaceva come un mucchio di stracci. I suoi abiti avevano lo stesso colore sporco della terrazza e svolazzavano nel vento. «Questo non è stato un duello», disse Gwen.
«No», conve
«Ma perché!», chiese Dirk. «Roseph non costituiva certo una minaccia per Bretan Braith, vi pare? Tra l’altro il codice duellesco… Bretan resta sempre un Braith, non è vero? Per cui non dovrebbe essere ancora vincolato?».
«Certo che Bretan è ancora un Braith, ed è proprio questo il suo motivo, Dirk t’Larien», disse Vikary. «Questo non è più un duello. Questa è un’altaguerra, Braith contro Larteyn. In altaguerra ci sono pochissime regole; ogni maschio adulto della granlega nemica è considerato una valida preda, finché non viene stipulata la pace».
«Una crociata», disse Gwen, ridacchiando. «La cosa non suona troppo logica per un Bretan, Jaan».
«Però suona molto logica per il vecchio Chell, direi», rispose Vikary. «Sospetto che il suo teyn gli abbia fatto giurare di comportarsi in questo modo mentre giaceva morente. Se questa è la verità, Bretan uccide sotto giuramento, non solo perché è addolorato. Avrà ben poca misericordia».
Arkin Ruark si chinò in avanti dal sedile posteriore, eccitato. «Ma questo ci tornerà assai utile!», esclamò. «Si, statemi a sentire, questa è una bella cosa. Gwen, Dirk, Jaan amico mio, ascoltami. Bretan li ucciderà tutti per noi, che ne dite? Li ucciderà uno per uno, si. Lui è nemico dei nostri nemici, abbiamo le migliori speranze, assolutamente vero».
«Il tuo proverbio Kimdissi in questo caso è fuori luogo», disse Vikary. «L’altaguerra tra Bretan Braith ed i Larteyn non li rende certo nostri amici, se non per caso. Sangue e dolori non sono cose che si dimenticano tanto facilmente, Arkin».
«Sì», aggiunse Gwen. «Lui non sospettava certo che a Kryne Lamiya si nascondesse Lorimaar, sai. Lui ha bruciato quella città, sperando di prendere noi».
«Ha tirato ad indovinare, un semplice tentativo», borbottò Ruark. «Forse aveva altri motivi, motivi suoi, chi lo sa? Magari è diventato matto, impazzito per il dolore, sì».
«Dicci un po’, Arkin», disse Dirk. «Noi ti depositiamo all’aperto e se arriva Bretan Braith tu gli chiedi i suoi motivi».
Il Kimdissi fece un passo indietro e lo guardò in modo strano. «No», disse. «No, è più sicuro stare con voi, amici miei, perché voi mi proteggerete».
«Ti proteggeremo», disse Jaan Vikary. «Tu hai fatto parecchio per noi». Dirk e Gwen si scambiarono uno sguardo.
Vikary fece muovere all’improvviso la loro aerauto. Si alzarono e si allontanarono rapidamente dalla terrazza, al di sopra delle strade di Larteyn illuminate dall’alba pallida.
«Dove…?», chiese Dirk.
«Roseph è morto», disse Vikary. «Comunque non era l’unico cacciatore. Dovremmo fare un censimento, amici, faremo un censimento».
L’edificio in cui Roseph alto-Braith Kelcek abitava con il suo teyn, non era lontano dalla residenza dei Ferrogiada ed era vicinissimo alla sotterranea. Era una grande casa quadrata con il tetto a cupola di metallo ed un portico sostenuto da colo
Due cani Braith erano stati incatenati alle colo
Rimase all’esterno, con il fucile a laser in mano, attento, sempre in guardia. Ruark gli stava appiccicato al fianco. Gwen e Dirk furono mandati a perquisire l’edificio.
Trovarono molte camere vuote ed una stanzetta con i trofei in cui c’erano quattro teste; tre erano vecchie e rinsecchite, con la pelle tirata e cuoiosa, dall’aspetto quasi bestiale. La quarta, secondo Gwen, era quella di un bambino di gelatina Nerovino, appena staccata, a giudicare dall’aspetto. Dirk toccò sospettosamente le coperture in pelle di molti mobili, ma Gwen scosse il capo facendo segno di no.
Un’altra stanza, li vicino, era piena di figurine in miniatura: banscee e branchi di lupi, soldati che combattevano con il coltello e con la spada, uomini che affrontavano mostri grotteschi in strani combattimenti. Tutte le scene erano eseguite con cura, in ferro, rame e bronzo. «Il lavoro di Roseph», disse consciamente Gwen quando Dirk si fermò, malgrado tutto, e sollevò una delle figurine per osservarla. Lei gli fece ce
Il teyn di Roseph stava mangiando. Lo trovarono nella camera da pranzo. La sua pietanza — uno spesso stufato di carne e verdura fatto in un sugo sanguigno, con grandi pezzi di pane nero di fianco — era fredda e mezza consumata. Un boccale di peltro pieno di birra scura era lì vicino, sul lungo tavolo di legno. Il corpo del Kavalar era a circa un metro di distanza, ancora sulla sua sedia, ma la sedia era sul pavimento e c’era una macchia scura sulla parte subito dietro. L’uomo non aveva più nessuna faccia.
Gwen lo guardò da vicino, accigliata, col fucile appeso al braccio in maniera casuale, rivolto verso il pavimento. Prese la birra e la assaggiò, prima di passarla a Dirk. Era tiepida ed insapore, il gusto se ne era andato già da tempo.
«Lorimaar e Saanel?», chiese Gwen quando uscirono fuori di nuovo, sotto le colo
«Dubito che siano ritornati dalla foresta», disse Vikary. «Può darsi che Bretan Braith si trovi da qualche parte a Larteyn, per aspettarli. Indubbiamente ha visto arrivare Roseph e Chaalyn ieri. Può darsi che si nasconda da qualche parte qui vicino, sperando di sorprendere i suoi nemici uno ad uno, mentre ritornano alla città. Però non credo».
«Perché?». Questo era Dirk.
«Pensaci, t’Larien, noi siamo arrivati qui all’alba e con una macchina non corazzata. Lui non ci ha attaccato. I casi sono due, o dormiva, o non era qui attorno».
«Dove pensi che sia?».
«Nella foresta, a cacciare i nostri cacciatori», disse Vikary. «Ci sono solo due Larteyn che restano vivi in grado di affrontarlo, ma Bretan Braith non ha nessun modo per saperlo. Per quello che lui sa, Pyr, Arris ed anche il vecchio Raymaar Una-Mano sono ancora vivi e devono essere contati. Direi che deve essere volato via per coglierli di sorpresa, forse nel timore che altrimenti avrebbero potuto tornare in città in gruppo, avrebbero scoperto i loro kethi uccisi e sarebbero così stati avvisati delle sue intenzioni».
«Dovremmo scappare allora, sì, prima che torni indietro», disse Arkin Ruark. «Andiamo in qualche posto sicuro, lontani da questa follia Kavalar. Dodicesimo Sogno, sì, a Dodicesimo Sogno. Oppure Musquel, oppure Sfida, da qualsiasi parte. Presto arriverà una nave, allora saremo in salvo. Che ne dite?».
«Io dico di no», rispose Dirk. «Bretan ci troverà. Ti ricordi la maniera quasi sopra
«Rimarremo a Larteyn», disse Vikary deciso. «Bretan Braith Lantry è solo un uomo. Noi siamo quattro e tre di noi sono armati. Se rimaniamo assieme, siamo al sicuro. Stabiliremo dei turni di guardia. Saremo pronti».
Gwen a
«No», le disse il Kavalar. «No, Gwen. Penso che tu abbia torto. Bretan Braith sopravviverà a Lorimaar. Di questo sono assolutamente certo».
All’insistenza di Vikary, setacciarono il grande garage sotterraneo, prima di abbandonare la zona in cui risiedeva Roseph. L’azione ebbe dei risultati. Dato che la loro aerauto era stata rubata a Sfida e successivamente distrutta, Roseph e il suo teyn si erano fatti imprestare l’aeromobile di Pyr per ritornare dalla caccia nella foresta; ora era parcheggiata là sotto. Jaan se ne appropriò. Anche se non era ancora il pesante residuato bellico verde oliva di Janacek, era comunque assai più formidabile della piccola macchina di Ruark.