Добавить в цитаты Настройки чтения

Страница 63 из 74

Il fiume scomparve. Laghi tranquilli passavano e sparivano assieme ai cerchi di funghi bianchi posati sulla foresta come croste. Udì l’abbaiare dei cani di Lorimaar una volta, lontani dietro di lui. I deboli rumori gli erano portati dal vento. Non si sentiva preoccupato.

Voltarono verso sud. Janacek era un piccolo punto, nero, emetteva lampi argentei quando un raggio di soie colpiva la piattaforma su cui volava. Più piccolo, sempre più piccolo. Dirk lo seguiva, come un uccello fiacco. Alla fine Janacek cominciò a scendere a spirale, fino a livello degli alberi.

Era una regione selvaggia. Molto più rocciosa che altrove, con alcune colline ondulate ed affioramenti di rocce nere striate d’oro e d’argento. I soffocatori erano dappertutto, soffocatori e solo soffocatori. Gli occhi di Dirk si voltarono da una parte e dall’altra cercando un boscargento alto, un vedovo azzurro o un sottile, cupo albero spettro. Un labirinto giallo si stendeva ininterrotto da un orizzonte all’altro. Dirk sentiva i versi frenetici degli spettri d’albero e li vide sotto i suoi piedi che spiccavano brevi voli su piccole ali.

L’aria attorno a lui tremò al suono di una banscea che piangeva ed un brivido di freddo passò sulla schiena di Dirk, senza alcuna ragione apparente. Guardò rapidamente in alto, distante e vide un impulso luminoso.

Breve, pulsante nei suoi occhi stanchi e troppo intenso. Questo improvviso dito luminoso non era di questo mondo, apri di qui, non di questo grigio pianeta crepuscolare. Non gli apparteneva, ma c’era stato. Aveva colpito una sola volta venendo dal basso, un furioso fuoco sottile che subito si era perduto nel cielo.

Di fronte a lui Janacek pareva una piccola bambola di stracci accanto alla luce. Il sottile filo scarlatto lo aveva toccato, aveva colpito la piattaforma d’argento su cui posava i piedi, leggero e veloce. L’immagine persistette negli occhi di Dirk. Assurdamente Janacek cominciò a cadere, agitando le braccia. Dalle mani gli usci un bastone nero, roteando e lui scomparve tra i soffocatori, schiantandosi tra i rami intrecciati.

Rumori. Dirk senti dei rumori. Musica su questo interminabile vento invernale. Legno che si spezzava, seguito da grida di dolore e di rabbia, animali e umani, umani e animali, un po’ l’uno e un po’ l’altro e nessuno dei due. Le torri di Kryne Lamiya luccicavano sopra l’orizzonte, simili al fumo e trasparenti e gli cantavano una canzone di morti.

Le grida cessarono all’improvviso; le torri bianche svanirono e la bufera che lo spingeva avanti ne sparse i frammenti. Dirk scese in basso e sollevò il laser.

C’era un buco nero nel fogliame, dove era caduto Garse Janacek: rami gialli contorti e spezzati, un buco sufficiente a far passare il corpo di un uomo. Nero. Dirk si librò al di sopra, ma non riuscì a vedere Janacek o il terreno della foresta, perché le ombre erano fittissime. Ma sul ramo più alto vide un pezzo di vestito strappato che vibrava nel vento e cambiava colore. Al di sopra un piccolo spettro stava sole

«Garse!», gridò, senza preoccuparsi del nemico che c’era sotto, l’uomo che aveva usato il laser. Gli spettri d’albero gli risposero con un coro di cinguettìi.

Udì dei rumori sotto gli alberi; la luce del laser brillò di nuovo, accecante. Questa volta non verso l’alto, ma orizzontamente, come un raggio di sole impossibile nel buio là sotto. Dirk rimaneva immobile e indeciso. Uno spettro d’albero apparve sul ramo proprio sotto di lui. stranamente coraggioso, che lo osservava con occhi liquidi, con le ali aperte strimpellando nel vento. Dirk puntò il laser e sparò, finché la bestiola non fu altro che una macchia di fuliggine sulla corteccia gialla.

Poi si mosse ancora, girando a spirale, finché non vide una apertura tra i soffocatori, abbastanza larga da permettergli di scendere. I! terreno della foresta era scuro; i soffocatori, che si intrecciavano al di sopra, schermavano i nove decimi della fioca luce di Occhiodaverno. Tutt’attorno apparivano tronchi giganteschi, con le dita gialle e nodose che si a

La faccia di Jaan era vuota e tirata. Era coperta di sangue e nelle braccia aveva una cosa rossa e maciullata, che lui trasportava nel modo in cui una madre potrebbe portare un bambino malato. Garse aveva un occhio chiuso e l’altro occhio non c’era più, gli era stato strappato dal viso. Solo metà faccia era ancora al suo posto. La testa era appoggiata gentilmente contro il petto di Jaan.

«Jaan…».

Vikary indietreggiò. «Gli ho sparato io», disse. Tremando, lasciò andare a terra il corpo.