Страница 52 из 74
La macchina da
Dirk ci pensò su un momento, cercando di pensare ad un sistema di fuga, ma le prospettive parevano scarse. Lui non aveva nessuna idea su come fare a scovare Jaan in un mondo straniero e per di più ammantato di tenebre notturne. I Braith erano molto meglio equipaggiati per una battuta di quel tipo.
Dirk riprese la sua rotta verso le montagne, al di là delle quali c’era Larteyn. Nella foresta, solo com’era, anche se armato, non poteva fare davvero molto per aiutare Jaan Vikary. Nella Fortezza di Luce, invece, mal che andasse poteva sempre terminare l’incarico del Ferrogiada e chiudere la partita con Arkin Ruark.
La montagna gli scivolò sotto e Dirk si rilassò ancora di più, anche se continuava a tenere una mano sul fucile a laser poggiato sulle ginocchia.
Il volo durò meno di un’ora; poi, addossata sulla montagna si cominciò a vedere Larteyn, rossa e brillante. Pareva proprio morta, proprio vuota, ma Dirk sapeva che la sensazione era menzognera. Lui si mante
C’era solo un’altra aerauto sulla terrazza battuta dal vento: il pezzo da museo, corazzato di stile militare. Non c’era nessun segno del piccolo velivolo giallo di Ruark e mancava anche la manta grigia. Dirk si chiese per un attimo che cosa ne fosse stato di quell’apparecchio, abbandonato a Sfida, poi mise da parte il pensiero e si apprestò a scendere.
Te
Le stanze erano vuote.
Le setacciò con cura, rivoltando le cose da una parte e dall’altra, senza preoccuparsi di dare fastidio a qualcuno, senza curarsi di ciò che distruggeva. Tutti gli averi del Kimdissi erano ancora al loro posto, ma Ruark non c’era e non c’era nemmeno nessun segno che gli permettesse di capire dove fosse andato.
C’erano anche le cose di Dirk, le poche cose che si era lasciato alle spalle quando lui era scappato con Gwen. Si trattava di pochi abiti leggeri che si era portato da Braque. Inutili qui nel gelo di Worlorn. Dirk mise giù il laser, si inginocchiò e cominciò a rovistare nelle tasche dei suoi pantaloni sporchi. Poi la trovò… infilata in fondo, ancora nel suo involucro di argento e di velluto. Allora si rese conto che quella era la vera ragione per cui era ritornato a Larteyn.
Nella stanza da letto di Ruark trovò una cassettina di gioielli personali: anelli, ciondoli, braccialetti intricati e corone, orecchini di pietre semipreziose. Rovistò nella cassetta finché non trovò una sottile catenina con un gufo in filigrana d’argento inglobato nell’ambra e sospeso con un fermaglio. Dirk strappò via l’ambra ed il gufo e lo sostituì con la gemma mormorante.
Poi si sbottonò il giubbotto e la camicia pesante e si appese la catena al collo, in modo che la lacrima rossa e gelida fosse proprio vicina alla pelle nuda, a mormorare i suoi sussurri, a promettere le sue bugie. Il sottile pugnale di ghiaccio faceva male al petto, ma per lui andava bene così; era Je
Il laboratorio che Ruark aveva condiviso con Gwen era tutto ingombro, come se lo ricordava lui, ma il Kimdissi non c’era. E non c’era nemmeno nell’appartamento superiore, dove Dirk aveva chiamato Ruark quando era stato a Sfida. C’era solo un ultimo posto dove andarlo a cercare.
Salì velocemente in cima alla torre. La porta era aperta. Esitò un momento, poi entrò, tenendosi pronto con il laser.
Il grande soggiorno era sommerso dal caos e dalla distruzione. Il visischermo era stato spaccato, oppure era esploso; c’erano frammenti di vetro dappertutto. Le pareti erano deturpate da colpi di laser. I divani erano stati rivoltati ed erano rotti in decine di punti, dove l’imbottitura usciva fuori a manciate ed era sparsa da tutte le parti. In parte si era rovesciata nel caminetto, dove aveva contribuito a creare il fumo caliginoso che impregnava l’ambiente. Una delle cariatidi, priva di testa e messa al contrario era appoggiata alla base del camino. La testa, con tutte le pietraluci, era stata gettata nella cenere nera del camino. L’aria sapeva di vino e di vomito.
Garse Janacek dormiva sul pavimento, senza camicia, la barba rossa macchiata era anche più rossa per via del vino che la inzaccherava e la bocca era aperta. Puzzava come tutta la stanza. Russava forte e stringeva ancora in una mano la sua pistola laser. Dirk vide la camicia appallottolata in una polla di vomito che Janacek aveva tentato di asciugare un po’ come veniva.
Dirk gli girò attorno con cautela e tolse il laser dalle dita molli di Janacek. Il teyn di Vikary non era affatto il ferreo Kavalar che Jaan si immaginava.
Sul braccio destro di Janacek c’era ancora il vincolo di ferro-e-pietraluce. Alcune gemme rosse e nere erano state scalzate dalla loro incastonatura; i buchi vuoti parevano osceni. Ma la maggior parte del braccialetto era intatto, tra
Accanto agli stivali di Janacek, Dirk vide il lungo coltello macchiato di sangue. Poteva immaginarsi il resto. Ubriaco, questo era certo, con la mano sinistra in parte impedita dall’antica ferita, aveva cercato di scalzare le pietreluci, poi aveva perso la pazienza ed aveva colpito selvaggiamente, affondando la lama nel suo dolore e nella sua rabbia.
Dirk arretrò leggermente, evitò la camicia bagnata di Janacek, si fermò presso la porta, sollevò il fucile e gridò: «Garse!».
Janacek non si mosse. Dirk ripeté il grido. Questa volta il volume della ronfata diminuì sensibilmente. Incoraggiato, Dirk si chinò e raccolse il primo oggetto che gli ve
L’uomo si mise a sedere lentamente sbattendo gli occhi. Vide Dirk e lo fissò con sguardo truce.
«Alzati», disse Dirk. Gli fece un ce
Janacek si alzò barcollando e si guardò attorno cercando la sua arma.
«Non troverai niente», gli disse Dirk. «L’ho presa io».
Gli occhi di Janacek erano stanchi ed arrossati, ma ormai la sua ubriachezza era quasi del tutto scomparsa. «Perché sei qui, t’Larien?», disse lentamente, con voce da cui traspariva più la stanchezza che l’effetto del vino. «Sei venuto a prendermi in giro?».
Dirk scosse il capo. «No. Mi dispiace per te».
Janacek lo fissò. «Ti dispiace per me?».
«Non ti sembra di fare pietà? Guardati attorno!».
«Attento», gli disse Janacek. «Sfottimi ancora un po’ t’Larien, e scoprirò subito se hai abbastanza fegato da usare quel laser che tieni in maniera tanto balorda».
«No, Garse», disse Dirk. «Per piacere. Mi serve il tuo aiuto».
Janacek rise, gettando indietro il capo in un ruggito.
Quando ebbe finito, Dirk gli disse tutto ciò che era capitato fin da quando Vikary aveva ucciso Myrik Braith a Sfida. Janacek rimase rigido e immobile mentre ascoltava, con le braccia incrociate strettamente sul petto nudo e ferito. Rise ancora una volta… quando Dirk gli disse le sue conclusioni circa Ruark. «I manipolatori di Kimdiss», mormorò Janacek. Dirk lo lasciò brontolare, poi fini la storia.
«Allora?», domandò Janacek quando l’altro ebbe finito. «Cosa ti fa pensare che queste cose mi interessino?».
«Ho immaginato che tu non avessi avuto intenzione di permettere ai Braith di dar la caccia a Jaan come se fosse un animale», disse Dirk.
«È lui che ha voluto diventare un animale».
«Questo secondo i Braith, immagino», rispose Dirk. «Tu sei un Braith?».
«Io sono un Kavalar».
«Allora tutti i Kavalari sono uguali?». Fece un gesto verso la testa di pietra della cariatide nel caminetto. «Vedo che anche tu prendi dei trofei adesso, proprio come Lorimaar».
Janacek non disse niente. I suoi occhi erano durissimi.
«Forse avevo torto», disse Dirk. «Ma quando sono venuto qui e ho visto tutto questo, ho cominciato a pensare. Ho cominciato a pensare che forse tu avevi dei sentimenti umani verso l’uomo che una volta era stato il tuo teyn. Mi sono ricordato che mi avevi detto che tra te e Jaan c’era un vincolo più forte di qualsiasi altro io avessi mai conosciuto. Però penso che questa fosse una bugia».
«Era la verità. È stato Jaan Vikary a spezzare il vincolo».
«Gwen ha spezzato tutti i vincoli che c’erano tra di noi parecchi a
«Dì quel che ti pare t’Larien. Le tue parole non cambiano niente. L’idea di te che mantieni le promesse è ridicola. Che mi dici delle promesse che avevi fatto a Jaan e a me?».
«Le ho tradite», disse rapidamente Dirk. «Lo so. Per cui tu ed io siamo pari, Garse».
«Io non ho tradito nessuno».
«Tu stai abbandonando quelli che ti sono stati più vicini. Gwen, che è stata la tua cro-betheyn, che ha dormito con te, ti ha amato e ti ha odiato tutto assieme. E Jaan. Il tuo prezioso teyn».
«Io non li ho mai traditi», disse Janacek accalorandosi. «Gwen ha tradito me e la giada-e-argento che indossava fin dal giorno in cui si è unita a noi. Jaan ha abbandonato tutto ciò che era valido per il modo in cui ha ucciso Myrik. Mi ha ignorato, ha ignorato i doveri del ferro-e-fuoco. Non devo niente a loro».
«Tu no, davvero?». Dirk sentiva la gemma mormorante sotto la camicia, dura contro la pelle, che lo inondava di parole e memorie, che avevano un senso per l’uomo che una volta lui era stato. Era molto arrabbiato. «E questo spiega tutto? Tu non devi niente a loro, e allora chi se ne frega? Tutti i vostri da
«Sarebbe stato lo stesso!».