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Dirk sorrise. «Gwen mi attraeva più della morte. Speravo che tu lo avresti capito questo».

«Infatti. Alla fine lei è ancora in mezzo a noi. Guarda in faccia la realtà, renditene conto. Prima o poi lei dovrà scegliere».

«Lei aveva scelto, Jaan, quando era venuta via con me. Tu devi tener conto di questa realtà». Dirk lo disse in fretta, cocciutamente; si chiese fino a che punto ci credeva lui stesso.

«Ma lei non ha tolto la giada-e-argento», rispose Vikary. Poi fece un gesto impaziente. «Ma questo non è importante. Per questa volta ti voglio credere».

«Bene. Che cosa vuoi che faccia?».

«Qualcuno deve volare fino a Larteyn».

Dirk corrugò la fronte. «Perché continui a volermi spingere al suicidio, Jaan?».

«Non ho detto che avresti dovuto essere tu, t’Larien», disse Vikary. «Ci andrò io. Sarà pericoloso, sì, ma bisogna farlo».

«Perché?».

«Il Kimdissi».

«Ruark?». Dirk sì era quasi dimenticato il suo antico ospite co-cospiratore.

Vikary a

«Capisco. Ma come farai ad avvicinarlo?».

«Se riesco a raggiungere sano e salvo Larteyn, lo posso chiamare al visifono. Per lo meno lo spero». Diede una spallucciata, vaga e fatalistica.

«Ed io?».

«Resta qui con Gwen. Fagli dà infermiere, proteggila. Ti lascerò uno dei fucili di Roseph. Se lei si ristabilisce un po’, faglielo usare. Probabilmente lei è più capace di te. Sei d’accordo?».

«D’accordo. Non ci vuol molto a fare ciò che mi chiedi».

«No», disse Vikary. «Spero che tu sappia restare nascosto, al sicuro, fino a quando io ritornerò con il Kimdissi. Spero di trovarti come quando ti ho lasciato. Se fosse necessario scappare, per te, hai sempre a disposizione quell’altra aerauto. C’è una caverna da queste parti che Gwen conosce benissimo. Lei ti mostrerà la strada. Va alla caverna se sei costretto ad abbandonare Kryne Lamiya».

«Che cosa faccio se tu non torni indietro? È anche questa una possibilità, sai».

«in questo caso sarai di nuovo per conto tuo, come quando sei scappato la prima volta da Larteyn. Allora avevi dei progetti. Segui quelli, se ti sarà possibile». Fece un sorriso, ma non c’era il minimo divertimento. «Comunque, conto di ritornare. Ricordatelo bene, t’Larien. Ricordatelo».

C’era una nota sottile di acciaio acuminato nella voce di Vikary, un’eco che gli fece venire in mente un’altra conversazione fatta nello stesso vento algido. Le vecchie parole di Jaan, gli ritornarono alla mente con improvvisa chiarezza: ma io esisto. Ricordalo… Questo adesso non è Avalon, t’Larien ed oggi non è ieri. È un mondo di festival morente, un mondo senza leggi, per cui ognuno di noi deve aggrapparsi strettamente ai suoi propri codici, quelli che si è portato dentro. Ma Jaan Vikary, pensò violentemente Dirk, aveva portato due codici con sé quando era venuto su Worlorn.

Invece Dirk non se ne era portato nessuno, non aveva portato niente, tra

Gwen dormiva ancora quando i due uomini rientrarono dal balcone. I due camminarono assieme verso la terrazza d’atterraggio, senza disturbare la do

Comunque, Vikary aveva trovato solo quattro dure barrette di proteina al posto del cibo, più i due laser da caccia e qualche vestito che era stato messo sopra i sedili, Dirk mangiò immediatamente una delle barrette — era affamato — e fece scivolare le altre tre nella tasca del pesante giaccone che aveva indossato. Gli stava un po’ largo, ma non gli andava male; il teyn di Roseph aveva approssimativamente la taglia di Dirk. E poi era caldo… di cuoio spesso, tinto di rosso porpora, con il colletto, i polsi e le bordure di pelliccia bianca maculata. Entrambe le maniche del giaccone avevano dei disegni vorticanti disegnati sopra. La manica destra era rossa e nera, la sinistra argento e verde. Una giacca simile, ma più piccola (indubbiamente di Roseph), fu presa da Dirk con l’intenzione di farla usare a Gwen.

Vikary prese due dei fucili a laser, lunghi tubi di plastica nerissima con incisi sul calcio dei lupi bianchi che latravano. Si mise il primo sulla spalla; il secondo lo diede a Dirk, assieme a brevi spiegazioni di come funzionava. L’arma era leggerissima, leggermente oleosa al tatto. Dirk la te

I saluti furono brevi e senza formalità. Quindi Vikary si chiuse dentro la grande macchina Braith. la fece sollevare da terra e si lanciò nel cielo vuoto. Quando partì si sollevarono grandi nubi di polvere e Dirk si ritrasse tossendo, con una mano sulla bocca e l’altra sul fucile.

Quando ritornò nell’appartamento, Gwen aveva incominciato a muoversi. «Jaan?», disse, sollevando il capo dal materasso di cuoio per vedere chi era entrato. Gemette e ricadde subito all’indietro, massaggiandosi le tempie con tutte e due le mani. «La mia testa», disse con un sussurro piagnucoloso.

Dirk appoggiò il laser contro la parete, appena oltre la porta e si sedette accanto al letto incassato. «Jaan è appena andato via», disse. «Sta volando verso Larteyn a prendere Ruark».

L’unica risposta di Gwen fu un altro gemito.

«Posso fare qualcosa per te?», chiese Dirk. «Acqua? Cibo? Abbiamo un paio di queste». Tirò fuori dalla tasca le barrette di proteina, gliele diede e lei le guardò.

Gwen, dopo averle osservate un momento, fece una smorfia disgustata. «No», disse. «Mettile via. Non sono affamata sino a quel punto».

«Dovresti mangiare qualcosa».

«L’ho fatto», disse lei. «Questa notte. Jaan ha spezzato un paio di queste barrette nell’acqua ed ha fatto una specie di pasta». Gwen abbassò le mani dalle tempie e si voltò a guardarlo. «Non sono riuscita a tenerne giù granché», disse lei. «Non mi sento tanto bene».

«Mi sembra logico», disse Dirk. «Non potevi aspettarti di star bene dopo ciò che è capitato. Probabilmente hai avuto una commozione cerebrale e sei fortunata a non essere morta».

«Jaan me lo ha detto», disse lei un po’ aspramente. «Mi ha parlato anche di ciò che è successo dopo… ciò che ha fatto a Myrik». Aggrottò la fronte. «Pensavo di averlo colpito piuttosto forte quando siamo caduti. Tu hai visto, non è vero? Mi è sembrato di rompergli la mascella, o quella o le mie dita. Ma lui non se ne è nemmeno accorto».

«No», disse Dirk.

«Parlami di… tu lo sai, di quello che è successo poi. Jaan mi ha fatto un acce

Così Dirk glielo disse.

«Ha puntato il fucile a Garse?», disse lei ad un certo punto. Dirk a

Quando lui ebbe finito, Gwen rimase nel silenzio più assoluto. I suoi occhi si chiusero un momento, si riaprirono, poi si richiusero e non li riaprì. Se ne stava tranquilla su di un fianco, ripiegata in una specie di posizione fetale, con le mani chiuse in piccoli pugni sotto il mento. Osservandola, Dirk fece scivolare lo sguardo fino al suo braccio sinistro, con il freddo metallo della giada-e-argento che lei continuava a portare.

«Gwen», disse lui piano. La do

La stanza era inzuppata di luce, ciò che su Worlorn era il sole; le tinte del tramonto a mezzogiorno entravano dalla finestra e particelle di polvere galleggiavano pigramente attraverso l’ampia striscia luminosa. La luce colpiva solo un lato del materasso; Gwen era sdraiata per metà al sole e per metà all’ombra.

Dirk — lui non parlò più con Gwen, né la guardò — si mise ad osservare i disegni luminosi sulla parete.

Al centro della camera tutto era caldo e rosso ed era qui che la polvere danzava, uscendo fuori dall’oscurità e diventando cremisi per un momento, dorata per un momento, creava minuscole ombre, ma poi si allontanava galleggiando e subito dopo spariva. Dirk alzò una mano, la te

Ritirò la mano e aggrottò la fronte.

Attorno al grande centro luminoso e vitale c’era un sottile confine tormentato dove il sole brillava attraverso il bordo della finestra fatto di vetro colorato nero e sangue. O cercava di passare. Era solo un bordo sottile, ma delimitava la zona della polvere mobile da entrambi i lati.

Al di là c’erano gli angoli neri, le parti della stanza che il Mozzo ed i Soli Troiani non raggiungevano mai, dove demoni grassi e le forme delle paure di Dirk si avvinghiavano nascostamente, sicuri per sempre da occhi indiscreti.

Dirk sorrise e si massaggiò il mento — una corta barba gli copriva le guance e la mascella e lui sentiva la necessità di grattarsi — poi osservò quegli angoli e ricacciò al fondo dell’anima la musica di Cupalba. Non sapeva esattamente da dove fosse rispuntata, ma ora era lì e lo circondava.

La torre in cui erano — la loro casa — suonò una nota lunga e bassa. A

Così orribilmente ed infinitamente solo.

Le nebbie e le ombre si radunarono negli angoli più lontani e più pallidi della loro stanza e poi cominciavano a schiarirsi. Dirk vide un tavolo ed una sedia bassa, che nasceva dalle pareti e dal pavimento, come uno strano vegetale di plastica. Per un momento si chiese come mai riuscisse a vederli; il sole si era mosso un po’ e solo un piccolo raggio di luce stava adesso attraversando la finestra ed alla fine anche quello scomparve ed il mondo fu grigio.

Quando il mondo era grigio, notò lui, la polvere non danzava più. No. Per niente. Mise una mano nell’aria per assicurarsene; non c’era polvere, non c’era calore, non c’era sole. A

Deboli luci si muovevano sulle pareti, spettri che si svegliavano per un’altra nota. Fantasmi e recipienti di antichi sogni. Erano tutti grigi e bianchi; i colori erano solo per le cose vive e qui non c’era posto per loro.