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«Dobbiamo aver preso un buon vantaggio a questo punto», lo interruppe lei. «Non potrebbero condurre una muta di cani su dei marciapiedi, il che significa che sono certamente a piedi»; «E allora? La strada non è affatto sicura, Gwen. Senti, lassù non ci può essere Bretan, che infatti si trova nei sottolivelli. E probabilmente non c’è nemmeno Chell, ti pare?».

«No. Un Kavalar caccia sempre con il suo teyn. Non si separano mai».

«Lo pensavo anch’io. Così ne abbiamo un paio che fa

«No».

«Direi che sono un bel po’, mi pare; e anche se non è così è meglio che ci prepariamo al peggio e ce ne andiamo di qui. Se ci fossero degli altri Braith sparpagliati per la città e se questi fossero in contatto con i cacciatori dietro di noi, quelli dietro potrebbero dire agli altri di sbarrare la strada».

Gwen strizzò gli occhi. «Forse no. Spesso i gruppi di cacciatori lavorano assieme. Ogni coppia vuole uccidere per ottenere i propri trofei. Maledizione, ma vorrei proprio avere un’arma!».

Dirk ignorò il suo commento finale. «Non possiamo correre dei rischi», disse lui. Non aveva finito di parlare che le luci che brillavano sulle loro teste cominciarono a vacillare, per poi sbiadire improvvisamente in un pallido grigiore incerto. Improvvisamente il marciapiede sotto di loro diede uno strappo e prese a rallentare. Gwen cadde per terra. Dirk la tirò su e la te

Gwen tremò e lo guardò e Dirk la te

Sotto di loro — Dirk avrebbe giurato che il rumore veniva da sotto di loro, in direzione del marciapiede che li aveva portati fino lì risuonò brevemente uno strillo da fare accapponare la pelle e nemmeno era troppo lontano.

Gwen si liberò dalla sua stretta. Non parlarono. Si spostarono da un nastro all’altro, attraversarono le corsie vuote e buie e si avviarono verso il passaggio che conduceva lontano dalla pericolosa strada, verso i corridoi. Dirk guardò i numeri mentre passavano dalla debole luce grigia a quella azzurra: livello 468. Quando ebbero sotto i piedi i tappeti che attutivano i rumori dei passi, cominciarono a correre, si mossero rapidamente lungo il primo corridoio, poi voltarono e rivoltarono, a volte a destra a volte a sinistra, scegliendo a caso la direzione da prendere. Corsero finché entrambi furono senza fiato. A questo punto si fermarono e caddero sui tappeti sotto la luce di un crepuscolare globo azzurrino.

«Che cosa è stato?», disse alla fine Dirk, quando riuscì a trovare un po’ di fiato.

Gwen stava ancora sbuffando e soffiando per la fatica della corsa. Avevano fatto un percorso lunghissimo. Lei cercava di riprendere fiato. «Tu che cosa pensi che fosse?», disse alla fine lei, con un tono acuto nella voce. «Era un falsuomo che strillava».

Dirk aprì la bocca e sentì che sapeva di sale. Si toccò le guance e se le sentì umide e si chiese da quanto tempo stesse piangendo. «Ci sono altri Braith, allora», disse lui.

«Sotto di noi», disse lei. «Ed ha

«Ha

Lei volse il viso verso di lui, la faccia era tesa nella rabbia, le guance striate di lacrime. «Che cosa?», lo fulminò lei. «Tu pensi che noi non siamo responsabili? E chi altro, allora? Bretan Braith ha seguito te, Dirk. Perché siamo venuti qui? Avremmo potuto andare a Dodicesimo Sogno, a Musquel, e Esvoch. Città vuote. Non avremmo da

«Non mi ricordo. Quattrocento, più o meno. Una cosa del genere». Cercò di metterle una mano sulle spalle e di trarla a sé, ma lei si divincolò e lo fissò.

«È colpa nostra», disse. «Dobbiamo fare qualcosa».

«L’unica cosa che possiamo fare è cercare di rimanere vivi», le disse lui. «Ci sta

Gwen lo fissava e sul suo viso c’era… che cosa?… forse disprezzo, pensò Dirk. Quello sguardo lo scosse.

«Non credo a ciò che dici», disse lei. «Non sei capace di pensare a quelli che ti sta

«Che cosa? Fare un bel suicidio? È questo che vuoi? Tu non volevi che questa mattina io affrontassi Bretan in duello, ma adesso tu…».

«Sì! Adesso dobbiamo. Non avresti parlato così quando eravamo su Avalon», disse lei e la sua voce si alzò fin quasi a diventare un grido. «Allora tu eri diverso. Jaan non avrebbe…».

Si fermò, improvvisamente conscia di ciò che aveva detto e si voltò dall’altra parte. Poi cominciò a singhiozzare. Dirk era assolutamente immobile.

«Allora è così», disse dopo un po’ lui. La sua voce era calma. «Jaan non penserebbe a se stesso, giusto? Jaan farebbe la parte dell’eroe».

Gwen lo guardò di nuovo. «Lui sì e tu lo sai».

Dirk a

Gwen stava piangendo forte. Cercò di allungare una mano verso di lei e questa volta lei lo lasciò fare in modo che la confortasse con le sue mani. Eppure, mentre lui le pettinava i lunghi capelli neri e combatteva per ricacciare in gola le sue stesse lacrime, sapeva che non andava bene, che niente era cambiato. I Braith cacciavano ed ammazzavano… ma lui non li poteva fermare. Forse non sarebbe nemmeno riuscito a salvare se stesso. In fondo non era affatto l’antico Dirk, il Dirk di Avalon, no. E la do

Poi gli ve

Gwen lo guardò e Dirk si sollevò in piedi barcollando e poi tirò su anche lei.

«Dirk?», disse lei.

«Possiamo fare qualcosa», disse lui e la condusse verso la porta dell’appartamento più vicino. Si aprì facilmente. Dirk andò allo schermo che era sistemato vicino al letto. Le luci della camera erano tutte spente; l’unica illuminazione era costituita dal debole rettangolo azzurro di luce lasciato sul pavimento dalla porta aperta. Gwen era rimasta in piedi al centro della porta, incerta, e proiettava la sua ombra scura e lugubre.

Dirk accese lo schermo, sperando (non poteva fare molto di più), e lo schermo si accese sotto il suo tocco. Si sentì più tranquillo. Guardò Gwen.

«Che cosa hai intenzione di fare?», gli chiese lei.

«Dimmi il numero di casa tua», disse lui.

Lei comprese. A

Nessuno parlò. Gwen si fece avanti e si mise accanto a Dirk, con una mano sulla sua spalla. Vikary li osservò in silenzio e Dirk temette per un lungo momento che l’altro avrebbe cancellato lo schermo e li avrebbe abbandonati al loro fato.

Ma non lo fece. Disse a Dirk: «Tu eri un confratello di granlega. Avevo fiducia in te». Poi i suoi occhi si spostarono verso Gwen. «E tu, io ti amavo».

«Jaan», disse lei, in fretta e piano, con la voce che era appena sussurrata, tanto che Dirk dubitò che Vikary la potesse sentire. Poi lei non resistette oltre, si voltò e si allontanò velocemente dalla stanza.

Eppure Vikary non chiuse ancora il contatto. «Vi trovate a Sfida, vedo. Perché mi hai chiamato, t’Larien? Tu sai che cosa dobbiamo fare, il mio teyn ed io?».

«Lo so», disse Dirk. «Correrò il rischio. Ma dovevo parlarti. I Braith ci ha

«Capisco», disse Vikary. Un’emozione — illeggibile, strana — baluginò sul suo viso. «I residenti?».

Dirk a

Vikary sorrise appena appena, ed era un sorriso privo di gioia. «Allora chiedi il mio aiuto, Dirk t’Larien?». Scosse il capo. «No, è inutile prenderti in giro, non sei tu che me lo chiedi, non lo chiedi per te. Capisco benissimo. Per gli altri, per gli Emereli, sì. Garse ed io verremo. Porteremo i nostri stemmi, così potremo fare korariel di Ferrogiada tutti quelli che troveremo prima dei Braith. Comunque ci vorrà del tempo, forse troppo tempo. Morira

«Ne ho sentito parlare».

«Si sono riversati fuori dalla loro Madre per trovarne un’altra, ma non ne ha

Dirk a