Страница 24 из 74
Janacek sorrise appena; gli occhi azzurri parevano scintillare. «Vede, io sì che capisco il suo popolo, molto bene. Inoltre seguo i suoi principi… io la chiamo t’Larien perché provo dell’ostilità verso di lei e questo è un modo di fare corretto. Tuttavia lei non ricambia in maniera corretta. Lei si rivolge a me come se fossi Janacek, senza pensarci nemmeno un momento, senza preoccuparsene nemmeno un poco, imponendomi il suo sistema di dare i nomi».
«Allora come dovrei chiamarla? Garse?».
Janacek fece un gesto di stizza, di impazienza. «Garse è il mio vero nome, ma non è adatto, detto da lei. Secondo l’uso Kavalar l’uso di questo nome da solo indicherebbe un rapporto che in verità non esiste tra di noi. Garse è un nome per il mio teyn e la mia cro-betheyn, per i miei kethi, non per quelli che vengono da un altro mondo. Per la verità lei dovrebbe chiamarmi Garse Ferrogiada e dovrebbe chiamare il mio teyn Jaantony Ferrogiada. Questi sono nomi tradizionali e corretti tra uguali, il Kavalar di un’altra casa, uno con cui sono in termini di semplice conoscenza. Le concedo il beneficio di molti dubbi». Sorrise. «Ora, lei capisce t’Larien, le dico tutto questo solo per spiegarle. Chissà cosa me ne importa se lei mi chiama Garse o Garse Ferrogiada, oppure signor Janacek! Mi chiami come cavolo preferisce ed io non accuserò insulto. Ho sentito dire che il Kimdissi Arkin Ruark mi chiama addirittura Garsey, eppure mi sono trattenuto dall’irrefrenabile impulso di pungerlo per vedere se si gonfia.
«Questi fatti di cortesia e di indirizzamento… non mi serve certo sentire Jaan che mi viene a dire che si tratta di roba vecchia, vincoli derivati da giorni nello stesso tempo più complessi e più primitivi e che sono ormai morti ai giorni attuali. Adesso i Kavalari guidano le navi spaziali da stella a stella, parlano e commerciano con creature che un tempo avrebbero sicuramente sterminato perché erano dei demoni, fabbricano addirittura pianeti, come è stato fatto per Worlorn. L’Antico Kavalar, la lingua delle granleghe parlata per migliaia di a
«Questo non importa», disse Dirk, «ma lei dove vuole arrivare?».
«Voglio arrivare a dare delle spiegazioni, t’Larien, una spiegazione semplice ed elegante di ciò che lei pensava di aver capito della nostra cultura, di come lei adatti i suoi giudizi e le sue valutazioni a noi con ogni parola e con ogni sua azione. Ecco il punto. Ci sono delle cose più importanti, si capisce, ma lo schema è sempre lo stesso; lei continua a fare il solito errore, un errore che non dovrebbe fare. Il prezzo potrebbe essere più alto di quello che lei è disposto a pagare. Lei crede che io non sappia ciò che sta cercando di fare?».
«Che cosa sto cercando di fare?».
Janacek sorrise ancora, con gli occhietti piccoli e duri, mentre piccole rughe si formavano agli angoli. «Lei sta cercando di portare via Gwen Delvano al mio teyn. Vero?».
Dirk non disse niente.
«È la verità», disse Janacek. «E non è la verità. Perché io non lo permetterei mai. Io non lo permetterò. Sono legato con ferro-e-pietraluce a Jaantony alto-Ferrogiada e non me lo dimenticherò. Siamo teyn-e-teyn, noi due. Non c’è vincolo tra quelli che conosce lei che sia così forte».
Dirk si scoprì a pensare di Gwen ed alla abissale goccia rossa piena di memorie e di promesse. Pensò che era un peccato che non potesse dare la gemma mormorante a Janacek perché la stringesse un istante, in modo che l’arrogante Kavalar potesse saggiare quando era stato forte il vincolo che aveva unito Dirk alla sua Je
«Davvero? Be’, lei non è un Kavalar e non lo è nemmeno Gwen. Voi due non capite il ferro-e-pietraluce. La prima volta che ho incontrato Jaantony eravamo tutti e due giovanissimi. Per la verità io ero anche più giovane. A lui piaceva giocare di più coi bambini piccoli che con quelli della sua età e veniva frequentemente al nostro asilo. Fin dal primo momento l’ho tenuto in grande stima, come può fare solo un ragazzo, perché lui era più anziano di me e perciò più vicino a diventare un altolegato ed anche perché mi guidava in avventure in strani corridoi e caverne e mi raccontava delle storie affascinanti. Quando fui più vecchio, capii perché veniva coi bambini più giovani tanto spesso e ne rimasi colpito e me ne vergognai. Lui aveva paura di quelli della sua età, perché lo beffeggiavano e spesso lo picchiavano. Eppure c’era un legame tra di noi, fin dal tempo in cui io seppi queste cose. Può chiamarla amicizia se vuole, ma sarebbe sbagliato, vorrebbe dire imporre i suoi concetti al nostro modo di vivere ancora una volta. Era qualcosa di più della vostra amicizia di abitanti di un altro mondo, c’era già il ferro tra di noi, anche se non eravamo ancora teyn-e-teyn.
«La volta successiva in cui Jaan ed io andammo insieme in esplorazione — eravamo molto lontani dalla nostra granlega, in una caverna che lui conosceva benissimo — io lo colsi alla sprovvista e lo picchiai finché ogni parte del suo corpo non fu ferita o gonfia. Lui non fece più visita alla mia caserma-nido per tutto l’inverno, però alla fine ritornò. Non c’era astio tra di noi. Cominciammo ad andare in giro e a cacciare assieme come prima e lui mi raccontò delle altre storie, racconti mitici e storici. Da parte mia, non mancavo mai di assalirlo ogni tanto e lo trovavo sempre impreparato e lo sopraffacevo. Dopo un po’ cominciò a contrastarmi, anche bene. Dopo un altro po’ mi riuscì impossibile sorprenderlo coi pugni. Un giorno portai fuori da ferrogiada un coltello di nascosto sotto la camicia, mi lanciai su Jaan e lo tagliai. Allora cominciammo a portare dei coltelli tutti e due. Quando raggiunse l’adolescenza, l’età in cui doveva scegliersi i nomi per sottoporsi al codice duellesco, Jaantony non era più un soggetto che si potesse facilmente prendere in giro.
«Era sempre poco simpatico. Deve sapere che era un tipo che faceva un mucchio di domande, chiedeva delle cose scomode ed aveva delle opinioni poco ortodosse. Amava la storia e criticava apertamente la religione, inoltre aveva un grande interesse, troppo, per gli abitanti di altri mondi che venivano tra di noi. Per cui dovette subire una gran quantità di duelli nel primo a
«Da allora abbiamo duellato assieme parecchie volte. Siamo vincolati per la vita, ne abbiamo passate tante assieme e non la voglio sentire sputar sentenze e far confronti con l’insignificante «amore» che affascina voi stranieri, questo vincolo falsumano che va e viene secondo il capriccio del momento. Lo stesso Jaantony è stato malamente corrotto da questo concetto negli a
«Troppo spesso in quei giorni Jaan ha permesso che il suo nome fosse malversato da gente come lei e Ruark. Sotto molti aspetti Jaan è un uomo perverso e pericoloso ed i suoi ghiribizzi mentali ci mettono spesso in pericolo. Perfino i suoi eroi… mi venivano in mente, giorni fa, alcune delle storie che mi aveva raccontato durante la mia infanzia. Rimasi colpito dal fatto che tutti gli eroi preferiti da Jaan erano uomini solitari che alla fine venivano sconfitti. Aryn alto-Pietraluce, per esempio, che dominò un’intera epopea storica. Governò con la forza della sua personalità la più potente granlega che Alto Kavalaan abbia mai conosciuto, Monte Pietraluce; poi quando i suoi nemici fecero lega contro di lui nell’altaguerra, quando tutte le braccia erano sollevate contro di lui, egli pose spade e scudi in mano alle sue eyn-kethi e le portò in battaglia per aumentare il volume del suo esercito. I suoi nemici ve
«Aryn mi sembra abbastanza eroico», disse Dirk acido. «Su Avalon si sarebbe detto probabilmente che aveva per lo meno eliminato la schiavitù, anche se non aveva vinto».
Janacek gli lanciò uno sguardo di fuoco: gli occhi erano scintille azzurre poste in due fessure del cranio. Si tirò la barba rossa con aria infastidita. «t’Larien, questa è una di quelle osservazioni contro cui l’avevo messa in guardia. Le eyn-kethi non sono schiave, sono eyn-kethi. Lei giudica le cose in modo sbagliato e le sue traduzioni sono false».
«Secondo lei», disse Dirk. «Secondo Ruark…».
«Ruark». Il tono di Janaceck era sprezzante. «La fonte di tutte le sue informazioni su Alto Kavalaan è dunque il Kimdissi? Vedo che ho sprecato tempo e parole con lei, t’Larien. Lei ormai è contagiato e non le interessa affatto comprendere. Non è altro che uno strumento dei manipolatori di Kimdiss. Non la disturberò più con altre conferenze».
«Bene», disse Dirk. «Mi dica solo dove si trova Gwen».
«Gliel’ho detto».
«Quando ritornerà, allora?».
«Tardi e sarà anche stanca. Sono sicuro che non avrà nessuna voglia di vedere lei».
«È lei che la tiene lontano da me!».
Janacek tacque per un istante. «Sì», disse alla fine, con la bocca atteggiata in un ampio sorriso. «È la cosa migliore, t’Larien, per lei come per Gwen, anche se non mi aspetto che lei ci creda».
«Lei non ha nessun diritto».
«Secondo la sua cultura. Ma ne ho tutti i diritti nella mia. Non le sarà mai più permesso di restar solo con Gwen».
«Gwen non fa parte della vostra maledetta e bacata cultura Kavalar», disse Dirk.