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Gli uffici di vendita e di esposizione delle letali mercanzie della Casa Fell erano situati non troppo lontano dai moli di attracco e la maggior parte dei piccoli clienti della Casa non penetrava mai più di così nella Stazione Fell. Tuttavia non appena Miles e Thorne presentarono il loro ordine, lungo quanto bastava per richiedere una verifica della loro carta di credito, un individuo ossequioso che portava l'uniforme di seta verde della Casa Fell li avvicinò e mise nella mano dell'Ammiraglio Naismith un invito a partecipare ad un ricevimento negli alloggi privati del barone stesso.
Quattro ore più tardi, dopo aver consegnato il cubo-lasciapassare al maggiordomo che controllava l'ingresso sigillato del settore privato della stazione, Miles diede un'ultima occhiata a se stesso e a Thorne per vedere l'effetto che avrebbero avuto. L'uniforme di gala dendarii era formata da una giacca di velluto grigio bordato di bianco con bottoni d'argento sulle spalle, calzoni dello stesso materiale con il profilo laterale e stivali di pelle scamosciata sintetica grigia… il tutto forse un po' affettato, ma del resto non era stato Miles a disegnare quel modello, l'aveva soltanto ereditato e doveva ora portarlo.
L'interfaccia di collegamento al settore privato era estremamente interessante e Miles ne approfittò per osservarla mentre il maggiordomo esaminava entrambi con i sensori alla ricerca di eventuali armi nascoste: i sistemi di supporto vitale… e in effetti tutti i sistemi… davano l'impressione di funzionare indipendentemente da quelli del resto della stazione e l'intera area era non soltanto sigillabile ma anche distaccabile dal resto, al punto che non poteva essere definita tanto una stazione quanto una nave, completa di motori e di armamenti che Miles era certo essere situati da qualche parte… anche se sapeva che cercarli senza una scorta e senza autorizzazione avrebbe potuto risultare letale.
– L'Ammiraglio Miles Naismith, comandante della Flotta dei Liberi Mercenari Dendarii – a
Osservandolo, Miles si chiese chi stesse ricevendo quelle informazioni.
La camera di ricevimento era ampia e arredata con grazia con scale fluttuanti e iridescenti e diversi livelli che creavano intimità senza distruggere l'illusione di ampiezza; ogni uscita (Miles ne contò sei) aveva nelle sue immediate vicinanze una grossa guardia vestita di verde che cercava di apparire un servitore e non ci riusciva molto bene, e un'intera parete era formata da una vertiginosa finestra trasparente che si affacciava sugli affollati moli di attracco della Stazione Fell e sulla curva del Gruppo Jackson che al di là di essa divideva in due l'orizzonte punteggiato di stelle. Numerose do
Dopo aver lanciato un'occhiata agli altri ospiti, Miles decise che il velluto grigio costituiva una scelta davvero moderata di vestiario, al punto che lui e Bel avrebbero potuto benissimo confondersi con la tappezzeria a confronto dello svariato assortimento di abiti tagliati secondo l'ultima moda planetaria sfoggiati dallo sparuto gruppo degli altri clienti privilegiati. Questi erano però guardinghi e divisi in piccole delegazioni che restavano separate e non si mescolavano le une alle altre: a quanto pareva i guerriglieri non parlavano con i mercenari, i contrabbandieri non familiarizzavano con i rivoluzionari e i Santi Gnostici, naturalmente, parlavano soltanto con l'Unico vero Dio e forse con il Barone Fell.
– Davvero una bella festa – commentò Bel. – Mi ricorda uno spettacolo di animali a cui sono stato una volta, che aveva un'atmosfera simile a questa. Il momento più interessante è stato quando la lucertola periata taucetana di qualcuno si è liberata ed ha mangiato il miglior attore canino dello spettacolo.
– Zitto – sorrise Miles, parlando senza farsi notare. – Questi sono affari.
Una do
– Perché no? – mormorò lui. – Alla lunga pagheremo anche per questo e del resto dubito che il barone avveleni i suoi clienti, perché è una cosa che rovina gli affari… e gli affari sono ciò che domina qui, un capitalismo permissivista portato all'estremo limite.
Scelta una tartina rosa che aveva la forma di un loto, vi abbinò una misteriosa bevanda dall'aspetto nebuloso e Thorne lo imitò. La tartina risultò essere purtroppo fatta di pesce crudo che strideva sui denti, ma Miles la ingoiò lo stesso, non potendo fare altrimenti; la bevanda si rivelò altamente alcoolica e dopo un piccolo sorso per cancellare il sapore della tartina Miles l'abbandonò con rincrescimento sulla prima superficie piana che riuscì a trovare, perché il suo corpo minuto rifiutava di assimilare a dovere l'alcool e lui non aveva nessun desiderio di incontrare il Barone Fell in stato semicomatoso oppure in preda ad un'ilarità irrefrenabile. Più fortunato da un punto di vista metabolico Thorne continuò invece a tenere in mano il bicchiere.
In quel momento una musica davvero straordinaria cominciò a scaturire da un punto imprecisato. Si trattava di un vasto assortimento di ricche e complesse armonie e Miles non riuscì ad identificare lo strumento… anzi, gli strumenti che la producevano. Lui e Thorne si scambiarono un'occhiata e di comune accordo si spostarono nella direzione da cui proveniva il suono, aggirando una scala a spirale fino a trovare, sullo sfondo della panoplia formata dalla stazione, dal pianeta e dalle stelle, il celato musicista. Nel guardarlo Miles sgranò involontariamente gli occhi, pensando che questa volta i chirurghi della Casa Ryoval si erano spinti davvero troppo oltre.
Piccole scintille colorate e decorative definivano i contorni del campo sferico di una grande bolla al cui interno la gravità era nulla e nella quale fluttuava una do
Lo strano strumento che la do
– Buon Dio, è una quaddie – esclamò Thorne.
– Una cosa?
– Una quaddie, ed è molto lontana da casa.
– Non… non è un prodotto locale?
– Assolutamente no.
– Penso di esserne sollevato. Allora da dove diavolo viene?
– Circa duecento a
Insolito quanto trovare un ermafrodita betano in una flotta mercenaria, pensò Miles, ma la musica della do
Il fluire della musica cedette il posto ad un'eco tormentosa e poi al silenzio, ed allora la musicista aprì gli occhi azzurri mentre il suo viso perdeva la propria espressione eterea e tornava ad essere semplicemente umano, teso e triste.
– Ah – sussurrò Thorne, infilandosi il bicchiere vuoto sotto il braccio e sollevando le mani come per applaudire… ma all'ultimo momento si fermò, esitando a dare nell'occhio in quella camera piena di gente indifferente.
Miles, dal canto suo, era deciso a non farsi notare.
– Forse le puoi parlare – suggerì, come alternativa.
– Tu credi? – chiese Thorne, illuminandosi in viso, poi si mosse in avanti con un certo imbarazzo, chinandosi per posare il bicchiere sul pavimento in modo da poter sollevare e appoggiare le mani alla bolla scintillante – Uh… – cominciò, esibendo un sorriso al tempo stesso affascinato e propiziatorio, ma la voce gli si spense in gola.
Buon Dio, Bel a corto di parole? Non pensavo che avrei mai visto una cosa del genere, pensò Miles.
– Domandale come chiama quello strumento che suona – suggerì ad alta voce, per aiutare il compagno.
La do
– Sì? – fece.
– Come chiami quello straordinario strumento? – domandò Thorne.
– È un salterio doppio a martelletto, signora… signore… – Nel timore di aver arrecato un'offesa, la do
– Sono il Capitano Bel Thorne – le ve
– Mi sono pagata lavorando il viaggio fino alla Terra. Ero alla ricerca di un impiego e il Barone Fell mi ha assunta – spiegò la do
– Sei una vera quaddie?
– Hai sentito parlare del mio popolo? – chiese lei, inarcando le sopracciglia scure in un'espressione sorpresa. – La maggior parte delle persone che incontro qui pensa che io sia una stranezza artefatta - aggiunse, con una sfumatura di amarezza sardonica nella voce.