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Tung borbottò qualcosa nella propria cuffia, scandendo numeri, margini, tempi mentre Miles seguiva ogni dettaglio con l'intensa attenzione di un predatore.
– Alla fine della terza ondata – a
Mille uomini e do
– Signore, posso rispettosamente suggerire che è arrivato il momento di ridurre il più possibile le nostre perdite? – aggiunse l'Eurasiatico.
– Puoi suggerirlo, commodoro.
– Alternativa numero uno, che è anche la più efficiente: utilizzare soltanto sette navette per l'ultima ondata e lasciare a terra i prigionieri da caricare nelle ultime cinque. Sara
La voce di Tung assunse una sfumatura più suadente nel pronunciare quell'ultima frase.
– C'è un solo problema, Ky, e cioè che io non voglio restare qui.
– Potresti sempre risalire con l'ultima navetta, proprio come hai detto. A proposito, signore, ho già fatto notare che a mio parere questa decisione è stata una stupida smargiassata?
– Le tue sopracciglia lo ha
Nel rilevare il fenomeno che Miles aveva appena descritto Tung si agitò, a disagio.
– Non mi va' l'idea di dover abbattere gli ultimi mille prigionieri per poter far decollare la mia navetta – aggiunse questi.
– Con lo schema di volo irregolare che stiamo tenendo potrebbero rendersi conto che non arrivera
– Quindi dovremmo semplicemente lasciarli là ad aspettarci? – Le pecore guardano verso l'alto, ma non vengono sfamate. ..
– Esatto.
– Ti piace quest'alternativa, Ky?
– Mi fa venire voglia di vomitare, ma… considera gli altri 9000, e la flotta dendarii. L'idea che tutti noi potremmo fare la fine del topo a causa del tuo sforzo conda
– Ho afferrato il punto, ma ora ti prego di passare all'alternativa numero due. Il volo di uscita dall'orbita è calcolato sulla base della velocità della nave più lenta, che è…
– Sono i trasporti.
– E la Triumph è sempre la più veloce?
– Ci puoi scommettere – confermò Tung, che un tempo era stato capitano della Triumph.
– Ed è anche la nave meglio corazzata.
– Sì, e allora? – chiese Tung. In effetti aveva capito benissimo dove Miles intendesse andare a parare e quella sua apparente ottusità era soltanto un modo per recalcitrare.
– E allora le prime sette navette dell'ultima ondata si aggancera
– La massa aggiuntiva di altre mille persone…
– Sarà sempre minore di quella di un paio di navette da trasporto. Se sarà necessario scaricheremo e distruggeremo anche quelle per rientrare nella finestra di massa/accelerazione.
– … manderà in sovraccarico i sistemi di supporto vitale…
– L'ossigeno di emergenza ci permetterà di arrivare al punto di balzo, e dopo aver effettuato il Balzo potremo distribuire i prigionieri sulle altre navi con tutta comodità.
– Quelle navette da trasporto sono nuove di zecca - fece notare Tung, in tono angosciato. – E le navette da combattimento… cinque navette… ti rendi conto di quanto sarà difficile raccogliere i fondi per rimpiazzarle? Si tratta di…
– Ti ho chiesto di calcolare i tempi, Ky, non di presentare un conto spese e da
– Hai mai sentito parlare di costi eccessivi, ragazzo? Così farai… – Cominciò Tung, poi s'interruppe e concentrò di nuovo la propria attenzione sulla cuffia, che costituiva una estensione della sala tattica a bordo della Triumph.
Alcuni calcoli furono effettuati, nuovi ordini ve
– Dovrebbe funzionare – a
L'Eurasiatico concluse la frase con un borbottio indistinto e frustrato, seccato quanto lo stesso Miles per la propria incapacità di essere contemporaneamente in tre posti distinti.
– Ecco che torna la mia navetta – commentò dopo un po', e lanciò a Miles un'occhiata da cui si capiva con chiarezza la sua riluttanza a lasciarlo abbandonato a se stesso, come anche il suo impaziente desiderio di allontanarsi dalla pioggia acida, dal fango e dal buio per avvicinarsi maggiormente al centro nevralgico di quell'operazione.
– Vattene – lo incitò Miles. – In ogni caso non potresti compiere il tragitto con me, perché è contrario alle procedure.
– Al diavolo le procedure – ribatté Tung, cupo.
Con il decollo della terza ondata a terra rimasero appena 2000 prigionieri e il frenetico vortice d'attività iniziale cominciò a scemare: adesso le pattuglie in armatura da combattimento si stavano ritirando dalla loro penetrazione nelle circostanti installazioni cetagandane per tornare ai punti previsti per l'atterraggio delle rispettive navette, e questo costituiva un pericoloso mutare della marea, nell'eventualità che qualche ufficiale cetagandano superstite fosse riuscito a mettere insieme un'organizzazione sufficiente a rendere difficile la loro ritirata.
– Ci vediamo a bordo della Triumph - dichiarò Tung, con enfasi, poi si soffermò a parlare con il Tenente Murka fuori della portata di udito di Miles, che esibì un sorriso comprensivo nei confronti del tenente già carico di responsabilità, perché non nutriva il minimo dubbio in merito agli ordini che adesso Tung gli stava impartendo. Se non fosse riuscito a portare con sé Miles sano e salvo, probabilmente Murka avrebbe fatto meglio a non provare neppure a tornare indietro.
Adesso non restava più niente altro che un'ultima, breve attesa… attendere dopo tutta quella fretta. Miles si accorse ben presto che aspettare aveva un effetto deleterio su di lui perché permetteva all'adrenalina prodotta dal suo organismo di disperdersi, dandogli modo di avvertire quanto fosse effettivamente stanco e dolorante. Intorno, i bagliori che rischiaravano il buio si stavano riducendo a vaghi chiarori rossastri.
In effetti l'intervallo di tempo che passò fra il dissolversi dell'affaticato rombo dell'ultima navetta della terza ondata che lasciava il suolo e l'echeggiare del sibilo stridente della prima navetta della quarta ondata che tornava indietro fu molto breve, anche se purtroppo questo dipese più dal fatto che erano nei guai che da una calcolata rapidità di manovra. A terra, i prigionieri aspettavano ancora suddivisi nelle squadre studiate per la distribuzione del cibo e conservavano la disciplina, ma naturalmente nessuno aveva spiegato loro il piccolo problema di tempi a cui si trovavano di fronte, anche se i nervosi soldati dendarii che li spingevano su per le rampe li obbligavano a tenere un passo adeguato alle esigenze di Miles. Del resto, quello di restare alla retroguardia non era mai un incarico popolare, neppure fra quella minoranza di lunatici che segnavano tacche sul calcio delle loro armi e ridacchiavano nel discutere fra loro di modi nuovi e più grotteschi per fare a pezzi i nemici.
Miles vide Suegar che veniva portato per primo su per la rampa in stato di semincoscienza, e calcolò che imbarcandosi con lui su questa navetta diretta Suegar sarebbe in effetti arrivato all'infermeria della Triumph prima di come vi sarebbe giunto se fosse stato inviato in precedenza su uno dei due trasporti per poi essere trasferito sull'ammiraglia in un momento meno rischioso.
L'arena che stavano per lasciare si era fatta intanto silenziosa e buia, bagnata, spettrale e triste. Infrangerò le porte dell'inferno e risusciterò i morti… c'era qualcosa di sbagliato nel modo in cui aveva ricordato quella citazione, ma non aveva importanza.
La pattuglia in tuta corazzata di questa navetta, l'ultima, emerse dal buio e dalla nebbia richiamata da un segnale elettronico di Murka come un branco di cani da pastore; il tenente era fermo ai piedi della rampa per fungere da collegamento fra la pattuglia e il pilota, che stava esprimendo la propria impazienza di decollare con piccoli sibili acuti dei motori.
Poi dall'oscurità scaturirono scariche al plasma che sfrigolarono nell'aria intrisa di pioggia. Qualche eroe cetagandano… un ufficiale, un soldato, un tecnico, chi poteva dirlo?… era strisciato fuori delle macerie ed aveva trovato un'arma… e un nemico contro cui usarla. Schegge di bagliori rossi e verdi continuarono a danzare per qualche secondo sulla retina di Miles, mentre un soldato dendarii rotolava fuori dal buio con il dorso dell'armatura segnato da una linea incandescente che continuò a sfrigolare e a fumare fino a quando non fu estinta dal contatto con il fango. Le gambe della corazza erano però state da
Proprio ciò di cui avevano bisogno… essere bloccati adesso dal fuoco di un cecchino. Un paio di Dendarii della retroguardia si avviarono per rientrare nella nebbia ed un prigioniero eccitato… oh, Dio, si trattava di nuovo del luogotenente di Pitt… afferrò l'arma del soldato bloccato dalla corazza da
– No, razza di idiota, tornerai un'altra volta quando verrà il tuo momento di combattere! – gridò Miles, dirigendosi verso Murka. – Indietreggiate, caricate e decollate! Non vi fermate a combattere, non ce n'è il tempo!
Alcuni fra gli ultimi prigionieri si erano gettati proni al suolo appiattendosi nel fango, una reazione logica e sensata in qualsiasi altra circostanza ma non ora, e Miles prese a correre in mezzo a loro assestando pacche sul posteriore per farli sollevare.
– Salite a bordo, su per la rampa, avanti, avanti!
Beatrice saltò fuori dal nulla e si mise ad imitarlo, sospingendo i compagni davanti a sé, mentre Miles si arrestava accanto al Dendarii caduto e gli apriva con la sinistra gli agganci dell'armatura; il soldato si liberò scalciando della protezione che quasi gli era stata fatale e si sollevò in piedi, zoppicando in direzione della sicurezza della navetta con Miles che lo seguiva da presso.
Murka e un altro soldato attendevano ai piedi della scaletta.
– Tenetevi pronti a sollevare la rampa e a decollare al mio segnale – cominciò Murka, rivolto al pilota della navetta. – Pronti…