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PARTE SECONDA

– Ti senti meglio? – chiese Illyan, cauto.

– Un po' – replicò Miles, soppesando le parole, e attese. Oh, sì, adesso poteva battere Illyan in quel gioco.

Il capo della sicurezza avvicinò una sedia al letto e si sedette accanto a lui, fissandolo con le labbra contratte in una smorfia.

– Le mie… scuse, Lord Vorkosigan, per aver dubitato della tua parola.

– Me le deve – conve

– Sì. Tuttavia… – proseguì Illyan, con l'espressione accigliata e lo sguardo perso in lontananza, – mi chiedo, Miles, se tu ti sia mai reso conto fino a che punto, come figlio di tuo padre, tu debba non soltanto essere onesto ma anche apparire tale.

– Come figlio di mio padre… no – ribatté Miles, secco.

– Forse no – conve

– Quale prima volta?

– Sta

– Ma è successo quasi due a

– Sta

– Come sempre, signore, sono a sua disposizione – sospirò Miles. – Cosa vuole sapere?

– Spiegami il perché del conto relativo alle apparecchiature per il prelevamento sul Gruppo Jackson.

– Credevo di aver dettagliato tutto nel rapporto che ho fornito all'epoca – obiettò Miles, cercando di ricordare.

– Dettagliato, sì… spiegato no.

– Abbiamo lasciato la metà di un carico di armi di classe superiore sui moli di attracco della Stazione Fell… se non lo avessimo fatto lei avrebbe potuto trovarsi con uno scienziato, una nave e un subordinato in meno.

– Davvero? – commentò Illyan, premendosi le dita contro le tempie e appoggiandosi allo schienale della sedia. – Perché?

– Ah… è una storia lunga e complicata – replicò Miles, sorridendo suo malgrado nel ricordarla. – Tutto questo potrà rimanere fra lei e me?

– D'accordo – assentì Illyan, a