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– In un primo tempo mi sono sentita improvvisamente in preda alle vertigini ed ho temuto di sentirmi male, finché il Sergente Anderson non mi ha spiegato di cosa si trattava.

– Niente piccole allucinazioni o effetti di distorsione temporale?

– No, ma non è stato… in ogni caso è passato in fretta.

– Hmm. Non sembra che tu sia uno di quei fortunati… o sfortunati… che vengono esaminati per evidenziare un'eventuale attitudine come piloti di Balzo. A giudicare dalle doti che hai dimostrato ieri mattina sulla piattaforma di atterraggio di Ryoval, la Sezione Tattica detesterebbe di doverti perdere a vantaggio della Navigazione e Comunicazioni. – Miles fece una pausa, poi aggiunse: – Grazie, Laureen. La mia chiamata ha interrotto qualcosa?

– Il controllo dei sistemi di routine sulle navette di atterraggio, prima di disattivarle. Taura stava guardando sopra la mia spalla mentre lavoravo.

– D'accordo, prosegua pure. Le rimanderò Taura quando avremo finito qui.

Anderson, che era manifestamente curiosa, uscì con riluttanza e Miles attese che le porte si fossero richiuse prima di parlare ancora.

– Siediti, Taura. Quindi le tue prime ventiquattr'ore con i Dendarii sono state soddisfacenti?

La ragazza sorrise e si adagiò con cautela su un'altra poltroncina, che scricchiolò.

– Più che soddisfacenti.

– Ah – fece Miles, esitando. – Devi capire che quando arriveremo a Escobar ti resterà sempre aperta la possibilità di andare per la tua strada: non sei obbligata ad unirti a noi ed io potrei provvedere a trovarti una sistemazione iniziale di qualche tipo, laggiù.

– Cosa? – esclamò lei, sgranando gli occhi con sgomento. – No! Voglio dire… mangio troppo?

– Per nulla. Combatti come quattro uomini e possiamo permetterci di darti da mangiare per tre. Però… voglio mettere subito in chiaro alcune cose prima che tu pronunci il tuo giuramento di recluta – replicò Miles, schiarendosi la gola. – Non sono venuto nel Complesso Biologico Ryoval per reclutarti. Ricordi che qualche settimana prima che la Casa Bharaputra ti vendesse a Ryoval, il Dottor Canaba ti ha iniettato qualcosa in una gamba? Con un ago, non con un'hypospray.

– Ah, sì – confermò lei, massaggiandosi distrattamente il polpaccio. – Ha formato una specie di gonfiore.

– E lui ti ha… ti ha detto di cosa si trattava?

– Un'immunizzazione.

Miles rifletté che Taura aveva avuto ragione nell'affermare che gli umani mentivano spesso.

– Ecco, non si è trattato di un'immunizzazione. Canaba ti ha usata come un contenitore vivente per materiale biologico elaborato con l'ingegneria genetica. Vincolato molecolarmente è latente – si affrettò ad aggiungere, nel vedere come lei si era contorta per scrutare la gamba con disagio. – Canaba mi ha garantito che non si può attivare spontaneamente. La mia missione originale era soltanto quella di prelevare il Dottor Canaba, ma lui si è rifiutato di partire senza quei complessi genetici.

– Aveva intenzione di portarmi con lui? – domandò Taura, con eccitata sorpresa. – Allora lo dovrei ringraziare per averti mandato da me!

Miles desiderò che lo facesse, per poter vedere l'espressione del volto di Canaba nell'ascoltarla.

– Sì e no. Per l'esattezza, no – replicò, proseguendo di getto prima di perdere il coraggio. – Non hai nulla di cui ringraziare lui, e neppure me. Canaba intendeva portare con sé soltanto i campioni di tessuti e mi ha mandato a prelevarli.

– Avresti preferito lasciarmi là… è per questo che hai parlato di Escobar… – Taura era ancora sconcertata.

– La tua fortuna – proseguì Miles, – è stata che io abbia perso i miei uomini e che fossi disarmato quando infine ci siamo incontrati. Canaba ha mentito anche a me: per difendersi ha affermato di aver avuto la confusa idea di salvarti da una vita brutale come schiava di Ryoval, ma in effetti mi ha mandato ad ucciderti, Taura. Mi ha mandato ad uccidere un mostro mentre avrebbe dovuto implorarmi di salvare una principessa sotto mentite spoglie. Non sono contento di come ha agito Canaba, e non lo sono neppure di me stesso. Ti ho mentito spudoratamente in quello scantinato, perché pensavo di doverlo fare per poter sopravvivere e vincere.

Il volto di lei appariva confuso e gelido, il bagliore le stava scomparendo dallo sguardo.

– Allora non credevi… non credevi realmente che fossi umana…

– Al contrario. La prova a cui hai scelto di sottopormi è stata eccellente, perché è molto più difficile mentire con il proprio corpo che con le parole: la sincerità da me dimostrata doveva per forza essere reale.

Nel guardarla, avvertì di nuovo una residua sfumatura di folle gioia rimasta da quell'avventura e suppose che l'avrebbe provata sempre… senza dubbio si trattava di un condizionamento maschile.

– Ti piacerebbe che te ne dessi un'altra dimostrazione? – chiese con una certa speranza, poi si morse la lingua e rispose da solo alla propria domanda. – No, è meglio di no, se dovrò essere il tuo comandante, perché abbiamo delle regole che vietano di fraternizzare eccessivamente, intese soprattutto a proteggere gli elementi di rango inferiore dallo sfruttamento da parte dei superiori, anche se è una cosa che può funzionare nei due sensi…

S'interruppe, consapevole che stava facendo una lunga digressione. Nervosamente raccolse di nuovo l'ipospray, vi giocherellò per qualche istante e tornò a posarla.

– In ogni caso – riprese, – il Dottor Canaba mi ha chiesto di mentirti di nuovo: voleva che ti somministrassi a tradimento un'anestesia totale in modo da poter recuperare i suoi campioni con una biopsia… come avrai notato è un vigliacco; adesso è là fuori e sta tremando da testa a piedi per il timore che tu scopra quali erano le sue intenzioni nei tuoi confronti. Per quanto mi riguarda, ritengo che un'anestesia locale con un paralizzatore ad uso medico sìa più che sufficiente, e del resto so che io vorrei essere sveglio e cosciente se lui dovesse lavorare su di me - concluse, assestando con un dito un colpetto sprezzante all'ipospray.

Taura era seduta immobile, con un'espressione indecifrabile sul suo strano volto da lupo, a cui peraltro Miles stava cominciando ad abituarsi.

– Tu vuoi che gli permetta… di fare un taglio nella mia gamba? – chiese infine.

– Sì.

– E poi cosa succederà?

– Niente. Per quanto ti riguarda avrai chiuso con il Dottor Canaba, con il Gruppo Jackson e con tutto il resto… questo te lo prometto, anche se posso capire se ti mostrerai un po' dubbiosa in merito alle mie promesse.

– Avrò chiuso… – sussurrò lei, abbassando il volto, poi si alzò in piedi e squadrò le spalle, aggiungendo: – Allora vediamo di sbrigarci.

Adesso sulla sua lunga bocca non c'era traccia di sorriso.

Come Miles aveva previsto, Canaba fu tutt'altro che contento di trovarsi alle prese con una paziente che non era in stato d'incoscienza, ma del resto a Miles non importava di quanto il genetista potesse essere contrariato, e dopo aver scoccato un'occhiata alla sua espressione gelida Canaba evitò di discutere. Senza dire una parola recuperò i campioni, li ripose con cura in un biocontenitore e fuggì con essi verso la sicurezza e l'intimità della propria cabina non appena poté farlo.

Miles rimase invece seduto con Taura in infermeria fino a quando l'effetto del paralizzatore si fu attenuato abbastanza da permetterle di camminare per la stanza senza barcollare; la ragazza rimase seduta in silenzio per un tempo molto lungo, durante il quale lui scrutò i suoi lineamenti, desiderando immensamente di veder riapparire il bagliore dorato nei suoi occhi.

– La prima volta che ti ho visto – affermò infine lei, in tono sommesso, – è stato come un miracolo, una magia. Ho avuto tutto quello che desideravo… acqua, cibo, calore, vendetta, fuga. Amici… – aggiunse, abbassando lo sguardo sui propri artigli smaltati e sollevandolo poi su di lui, – intimità.

– Che altro desideri, Taura? – le domandò Miles, in tono serio.

– Vorrei essere normale – rispose lei, lentamente.

Questa volta fu Miles a rimanere a lungo in silenzio.

– Non ti posso dare ciò che io stesso non posseggo – replicò infine, e gli parve che quelle parole rimanessero sospese fra loro come massi per la loro inadeguatezza, cosa che lo indusse a cercare di fare di meglio. – No, non desiderare questo. Ho un'idea migliore: desidera di essere te stessa, fino in fondo. Scopri ciò in cui sei più abile, poi coltiva e sviluppa questa tua capacità, imparando al tempo stesso a rappezzare le tue debolezze, perché non c'è tempo per indulgere in esse. Guarda Nicol…

– È così bella – sospirò Taura.

– … oppure guarda il Capitano Thorne e poi dimmi cosa significa «normale» e perché dovrebbe importarti di esserlo. Oppure guarda me, se preferisci. Dovrei uccidermi cercando di sopraffare uomini che pesano il doppio di me in un corpo a corpo, o non è forse meglio che sposti la lotta su un terreno dove la forza fisica è inutile perché lo scontro non diventa mai tanto ravvicinato da permetterne l'impiego? Io non ho tempo da perdere, e non lo hai neppure tu.

– Sai quanto me ne resti? – chiese improvvisamente Taura.

– Ah… tu lo sai? – controbatté cautamente Miles.

– Sono l'ultima superstite del mio gruppo, come potrei non saperlo? – replicò lei, sollevando il mento in un atteggiamento di sfida.

– Allora non desiderare di essere normale – esclamò Miles con passione, – perché otterresti soltanto di sprecare il tuo tempo prezioso con inutile frustrazione. Desidera di essere grande, perché quella è una cosa che avrai almeno la possibilità di ottenere. Desidera di essere grande in ciò che sei, qualsiasi cosa sia. Un grande soldato, un grande sergente, perfino un grande furiere se dovesse essere questa la tua vocazione! O magari una grande musicista come Nicol… pensa come sarebbe orribile se lei sprecasse il suo talento tentando di essere semplicemente normale.

D'un tratto interruppe la sua arringa con un senso d'imbarazzo, pensando che predicare era sempre più facile che mettere in pratica…

– Suppongo che per me sia inutile desiderare di essere bella come il Sergente Anderson – sospirò Taura, osservandosi gli artigli smaltati.

– Sarebbe inutile per te cercare di essere bella come chiunque che non sia tu stessa – replicò Miles. – Sii bella come Taura, perché quella è una cosa che puoi fare e che puoi fare superbamente bene. – Si accorse che le stava stringendo le mani e lasciò scorrere un dito lungo un artiglio iridescente. – Laureen sembra però aver afferrato i principi basilari per essere bella e faresti bene a seguire il suo esempio.

– Ammiraglio – scandì lentamente Taura, senza lasciar andare le sue mani, – sei già il mio comandante a tutti gli effetti? Il Sergente Anderson ha detto qualcosa in merito a dei test di orientamento e d'introduzione e a proposito di un giuramento…

– Sì, sono tutte cose a cui provvederemo una volta che ci saremo ricongiunti con la flotta, ma fino ad allora tecnicamente tu sarai una nostra ospite.

Una certa scintilla stava cominciando a riaffiorare negli occhi dorati della ragazza.

– In questo caso… fino ad allora non infrangeresti nessuna regola dendarii se mi mostrassi di nuovo quanto sono umana, giusto? Soltanto un'altra volta.