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— Gli parlerò di un gatto cattivo — decise Agnes, impossessandosi di nuovo dell'animale. — Dato che non devo dormire ma soltanto sdraiarmi per tenere compagnia a Blackie, è inutile che mi tolga i vestiti.
— Sì, è inutile — conve
— A Blackie piacerebbe portare indosso la mia campanella — dichiarò la bambina, cercando di infilare il nastro intorno alla testa del cane.
— No, non gli piacerebbe — ribatté Kivrin, e confiscò la campanella prima di stendere un'altra pelliccia su di loro.
Non appena s'insinuò sotto le coltri accanto alla bambina, Agnes le si strinse contro.
— C'era una volta una gatta cattiva — cominciò Agnes, sbadigliando. — Suo padre le aveva detto di non andare nella foresta, ma lei non gli diede retta.
Per qualche momento ancora combatté con coraggio contro il so
Kivrin continuò a restare distesa là, aspettando che il suo respiro si facesse lieve e costante, poi liberò gentilmente il cucciolo dalla stretta di Agnes e lo adagiò sulla paglia.
Agnes si mosse appena e si fece più vicina a Kivrin, con i capelli contro la guancia di lei.
Come farò a lasciarti? si chiese Kivrin. E Rosemund? E Padre Roche? Poi si addormentò.
Quando si svegliò era quasi giorno e Rosemund era venuta a distendersi accanto ad Agnes. Kivrin le lasciò a dormire e scese in silenzio dal solaio, attraversando in fretta il cortile grigio nel timore di non aver sentito la campana che chiamava alla messa. Gawyn però stava ancora tenendo banco accanto al fuoco e l'inviato del vescovo era sempre seduto sull'alto seggio ad ascoltare Lady Imeyne.
Il monaco era invece in un angolo con un braccio intorno alla vita di Maisry, ma il segretario non si vedeva da nessuna parte, segno che doveva aver ceduto alle libagioni e che era stato messo a letto.
Anche i bambini dovevano essere stati messi a letto e a quanto pareva alcune do
— 'Fermo, furfante!' ho gridato, 'perché ti voglio affrontare in leale combattimento' — disse Gawyn.
Kivrin si chiese se era ancora la storia del Salvataggio nel Bosco oppure una delle avventure di Sir Lancillotto… era impossibile stabilirlo, e se lo scopo di quelle narrazioni era quello di fare impressione su Eliwys quello di Gawyn era tutto fiato sprecato in quanto lei non era nella sala. Ciò che restava del pubblico di Gawyn non sembrava a sua volta impressionato: due uomini erano intenti a giocare svogliatamente a dadi sulla panca e Sir Bloet stava dormendo con il mento appoggiato al petto massiccio.
Era evidente che addormentandosi Kivrin non aveva perso nessuna preziosa opportunità di parlare con Gawyn, e da come si erano messe le cose sembrava che avrebbe dovuto aspettare ancora parecchio per poterlo fare. Sarebbe potuta rimanere tranquillamente in solaio con Agnes. Ormai era chiaro che avrebbe dovuto provvedere lei a creare un'occasione per incontrarsi con Gawyn in privato, aspettandolo al varco mentre andava alla latrina o si recava a messa per susurrargli di raggiungerla in seguito nella stalla.
Gli ecclesiastici non davano l'impressione di essere disposti ad andarsene prima che le scorte di vino si fossero esaurite ma aspettare troppo era rischioso, perché l'indomani gli uomini avrebbero potuto decidere di andare a caccia oppure il tempo sarebbe potuto cambiare e comunque indipendentemente dalla partenza o meno dell'inviato e dei suoi accoliti mancavano ormai soltanto cinque giorni al recupero. No, quattro, visto che era già Natale.
— Lui ha sferrato un colpo selvaggio — narrò Gawyn, alzandosi in piedi per dare una dimostrazione, — e se la sua energia fosse stata pari all'abilità della finta mi avrebbe tagliato la testa in due.
— Lady Katherine — chiamò Imeyne, che si era alzata in piedi e stava segnalando a Kivrin di raggiungerla.
Accorgendosi che l'inviato del vescovo la stava guardando con espressione interessata Kivrin sentì il cuore che cominciava a martellarle nel petto e si domandò quali trame avessero ordito fra loro quei due. Prima però che potesse attraversare la sala Imeyne le ve
— Vogli che le porti a Padre Roche per la messa — disse, tirando indietro il lino in modo che Kivrin potesse vedere le candele al suo interno. — Digli di metterle sull'altare e avvertilo di non schiacciare lo stoppino per spegnere la fiamma perché così lo si spezza. Avvertilo inoltre di preparare la chiesa in modo che l'inviato del vescovo possa celebrare la messa di Natale. Voglio che la chiesa appaia come un luogo del Signore e non come una stia di maiali… e voglio che lui si metta una tonaca pulita.
Così alla fine riuscirai ad ottenere una messa come si deve, pensò Kivrin, mentre attraversava in fretta il cortile e si avviava lungo il passaggio. E ti sei anche liberata di me. Adesso tutto quello che ti serve è liberarti di Roche, magari persuadendo l'inviato del vescovo a togliergli la carica di parroco o a portarlo con sé all'Abbazia di Bicester.
Sulla piazza non c'era nessuno, le ultime fiammelle del falò tremolavano pallide nella luce grigia del giorno e la neve intorno ad esso si era sciolta in tante pozzanghere che stavano già ghiacciando. La gente del villaggio doveva essere andata a dormire, e lei si chiese se anche Padre Roche lo avesse fatto, ma dalla sua casa non si levava traccia di fumo e quando bussò alla porta non ebbe risposta, quindi seguì il sentiero che conduceva alla porta laterale della chiesa. L'interno era ancora buio, e più freddo di quanto lo fosse stato a mezzanotte.
— Padre Roche — chiamò in tono sommesso, avanzando a tentoni verso la statua di Santa Caterina.
Lui non rispose, ma poteva sentire il mormorio della sua voce, che proveniva da oltre la parete divisoria, là dove il prete era inginocchiato davanti all'altare.
— Guida a casa sani e salvi coloro che stanotte ha
— Sir Bloet e la sua famiglia sono venuti da Courcy per la messa insieme a tutti i loro servitori — disse il prete, — ed è venuto anche Theodulf Freeman da Henefelde. La neve è cessata ieri sera e i cieli sono stati sereni nella notte della santa nascita di Cristo — proseguì con quel tono pratico e concreto che ricordava quello della stessa Kivrin quando fingeva di pregare per registrare le sue osservazioni. Quello era il conto delle presenze a messa e un rapporto sulle condizioni del tempo.
Ora la luce cominciava a filtrare dalle finestre e le permetteva di scorgere la sagoma di Roche attraverso lo schermo di filigrana di legno, con la tunica lisa e sporca intorno al bordo, il volto rozzo e di aspetto crudele se paragonato a quello aristocratico dell'inviato o a quello sottile del segretario.
— In questa notte benedetta al finire della messa è giunto un messaggero del vescovo accompagnato da due preti, tutti e tre uomini di grande erudizione e bontà — sussurrò Roche.
Non lasciarti inga
Imeyne aveva deciso che sarebbe stato l'inviato del vescovo a tenere la messa di Natale, e non era parsa per nulla turbata dal fatto che lui non aveva digiunato né si era preoccupato di venire in chiesa per preparare di persona la cerimonia.
Tu vali cinquanta di loro. Cento, pensò ancora.
— Da Oxenford è giunta notizia della malattia. Tabord il contadino sta meglio, anche se gli ho detto di non venire alla messa. Uctreda era troppo debole per venire… le ho portato una zuppa ma non ha mangiato. Dopo le danze Walthef ha vomitato per la troppa birra, mentre Gytha si è bruciata una mano sul falò nel togliere un ramo da esso. Non avrò timore, anche se gli ultimi giorni sono giunti, i giorni dell'ira e del giudizio finale, perché Tu mi hai mandato molto aiuto.
Molto aiuto. Non ne avrebbe avuto affatto, se lei fosse rimasta lì ad ascoltare più a lungo. Ormai il sole era alto e la sua luce rosa e oro rischiarava le finestre permettendo di vedere le scie lungo i lati dei candelabri e il verderame sulla loro base, e una grossa chiazza di cera sul pa
— Padre Roche — chiamò.
Roche si girò immediatamente e cercò di alzarsi nonostante le gambe rigide per il freddo.
— Sono Katherine — si affrettò ad aggiungere Kivrin, notando che lui appariva sorpreso e un po' spaventato, e si portò sotto la luce di una delle finestre in modo che potesse vederla.
Roche si fece il segno della croce, continuando a mostrarsi spaventato, e Kivrin si chiese se avesse pregato in uno stato di so
— Lady Imeyne mi ha mandata a portarti le candele — disse, aggirando la parete divisoria. — Mi ha ordinato di riferirti che le devi mettere nei candelabri d'argento ai lati dell'altare e che… — S'interruppe, vergognandosi di essere latrice delle decisioni di Imeyne. — Sono venuta ad aiutarti a preparare la chiesa per la messa. Cosa vuoi che faccia? Devo lucidare i candelabri? — aggiunse, porgendogli le candele.
Il prete non le prese e non disse nulla, e Kivrin si accigliò, chiedendosi se nel suo desiderio di proteggerlo dalle ire di Lady Imeyne non avesse per caso infranto qualche regola. Alle do
— Non mi è permesso di aiutare? — chiese. — Non sarei dovuta entrare nel coro?
Roche parve riprendersi di colpo.
— Non c'è luogo dove i servitori di Dio non possano andare — replicò, poi prese le candele e le depose sull'altare. — Però una come te non dovrebbe svolgere simili umili lavori.
— È il lavoro di Dio — ribatté lei, in tono deciso, sfilando le candele quasi consumate dalle braccia dei pesanti candelabri e notando come la cera fosse colata lungo i lati. — Servirà un po' di sabbia, e un coltello per grattare via la cera — aggiunse.
Roche andò subito a prenderli e mentre lui era assente Kivrin si affrettò a togliere le candele che decoravano la parete divisoria e a sostituirle con altre di sego.
Roche rientrò con la sabbia, una manciata di stracci sporchi e una misera parvenza di coltello. Per quanto quasi privo di lama, esso fu però sufficiente a tagliare la cera e Kivrin cominciò dal pa