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Dunworthy salì al reparto isolamento. Alla scrivania non c'era nessuno, quindi lui provvide da solo alla lotta per infilarsi un set di IPS, ricordando di mettere i guanti per ultimi, ed entrò nella stanza di Badri.

La graziosa infermiera che era parsa così interessata a William Gaddson stava controllando il battito cardiaco di Badri, con gli occhi fissi sugli schermi, e Dunworthy si arrestò ai piedi del letto.

Sebbene Mary lo avesse avvertito che Badri non stava reagendo bene alle cure, rimase comunque sconvolto nel vederlo, perché il suo volto era di nuovo arrossato dalla febbre e gli occhi apparivano illividiti, come se qualcuno lo avesse colpito. Il braccio destro era co

— Badri? — chiamò, ma l'infermiera scosse il capo.

— Può restare soltanto un momento — avvertì.

Dunworthy a

Dunworthy sedette accanto al letto e sollevò lo sguardo sugli schermi che apparivano sempre gli stessi, ancora indecifrabili con grafici e diagrammi e numeri che non gli dicevano nulla. Batté un colpetto gentile sulla mano del malato e si alzò per andarsene.

— Sono stati i topi — mormorò il tecnico.

— Badri? — chiamò sommessamente Dunworthy. — Sono il Signor Dunworthy.

— Signor Dunworthy… — mormorò Badri, senza aprire gli occhi. — Sto morendo, vero?

— No, certo che no — lo rincuorò Dunworthy, anche se avvertiva una fitta di timore. — Da dove ti è venuta questa idea?

— È sempre letale — disse Badri.

— Cosa lo è?

Badri non rispose e Dunworthy gli rimase accanto fino al ritorno dell'infermiera, senza però che lui dicesse altro.

— Signor Dunworthy? — chiamò la ragazza. — Ha bisogno di riposare.

— Lo so — replicò lui, avviandosi alla porta; mentre l'apriva si girò a guardare il tecnico che giaceva inerte nel letto.

— Li ha uccisi tutti — sussurrò Badri. — Ha ucciso mezza Europa.

Quando torno giù, Dunworthy trovò Colin in piedi accanto al banco dell'accettazione, intento a parlare all'addetta dei suoi regali di Natale.

— I doni di mia madre non sono arrivati a causa della quarantena. Le poste non li ha

Dunworthy informò l'addetta dell'inoculazione che doveva ricevere e lei a

— Ci vorrà soltanto un momento — disse.

Si sedettero per aspettare. Li ha uccisi tutti, pensò Dunworthy. Ha ucciso mezza Europa.

— Non sono riuscito a leggere alla prozia la sua frase — affermò Colin. — Vuole sentirla lei? — E senza attendere una risposta lesse: — «Dov'era Babbo Natale quando si sono spente le luci?»

E rimase in attesa pieno di aspettativa.

Dunworthy scosse il capo.

— «Al buio» — rispose per lui Colin, poi si tolse di tasca la gomma da masticare, la liberò dalla carta e se la ficcò in bocca. — È preoccupato per la sua allieva, vero?

— Sì.

— Quello che non capisco — continuò Colin, piegando la carta della gomma da masticare fino a renderla piccolissima, — è perché non si possa andare a prenderla.

— Non è là. Dobbiamo aspettare il momento del prelievo.

— No, quello che voglio dire è perché non può tornare indietro al momento in cui l'ha mandata nel passato e trattenerla finché è ancora qui? Prima che accada tutto… voglio dire, si può andare in qualsiasi momento del tempo, vero?

— No — lo corresse Dunworthy. — Si può mandare uno storico in qualsiasi periodo, ma una volta che la persona è là la rete può operare soltanto in tempo reale. Non hai studiato i paradossi, a scuola?

— Sì — a

— Il continuum spazio-temporale non permette i paradossi — spiegò Dunworthy, — e sarebbe un paradosso se Kivrin avesse fatto succedere qualcosa che non era successa o se avesse causato un anacronismo.

Colin continuava ad apparire incerto.

— Uno dei paradossi è costituito dal fatto che è impossibile essere in due posti nello stesso tempo. Kivrin è già stata nel passato per quattro giorni e non possiamo fare nulla per mutare questo dato di fatto. È già successo.

— Allora come farà a tornare indietro?

— Quando è avvenuta la transizione il tecnico ha effettuato quella che si definisce una verifica dei dati, che gli dice dove Kivrin si trova esattamente e serve come… um… come una briglia — disse Dunworthy, a

— Come se io le dicessi di incontrarmi in chiesa alle sei e mezza?

— Esatto. Si definisce recupero, e quello di Kivrin è fissato fra due settimane, il ventotto di dicembre. Quel giorno il tecnico aprirà la rete e Kivrin l'attraverserà.

— Credevo avesse detto che il tempo era lo stesso di qui. Come può il ventotto essere fra due settimane?

— Nel medioevo usavano un calendario diverso, quindi lì è il diciassette di dicembre e per noi la data del recupero è il sei di ge

Se lei sarà là, pensò, e se riuscirò a trovare un tecnico che apra la rete.

Colin tirò fuori di bocca la gomma e la fissò con espressione pensosa: era a chiazze azzurre e bianche e sembrava una specie di mappa della luna. Poi se la rimise in bocca.

— Così, se andassi nel medioevo il 26 dicembre potrei fare il Natale due volte — commentò.

— Sì, suppongo di sì.

— Apocalittico — dichiarò il ragazzo, mentre riapriva la carta ripiegata della gomma e tornava a piegarla fino a ottenere un pacchettino ancora più piccolo.

— Comincia a sembrare che sia proprio così — conve

— Davvero? — replicò il paramedico, che appariva sorpreso. — Cercherò di scoprire qualcosa al riguardo.

E scomparve nel Pronto Soccorso, lasciandoli ad aspettare ancora.

— Sono stati i topi — aveva detto Badri, e la prima notte del suo ricovero aveva chiesto a Dunworthy che a

Colin si tolse ancora di bocca la gomma più volte per esaminare i suoi cambiamenti di colore.

— Se le succedesse qualcosa di terribile, non potreste rompere le regole? — insistette. — Non so, se si tagliasse un braccio o morisse o una bomba la facesse saltare in aria o qualcosa del genere?

— Non si tratta di regole, Colin, ma di leggi scientifiche, e non potremmo infrangerle neppure se ci provassimo. Se tentassimo di alterare eventi che sono già accaduti la rete semplicemente non si aprirebbe.

— Sono certo che la ragazza sta bene — dichiarò Colin, sputando la gomma nella carta spiegazzata e riavvolgendovela con cura; poi ripose il tutto in una tasca della giacca e tirò su un pacchetto voluminoso, aggiungendo: — Ho dimenticato di dare alla prozia Mary il suo regalo di Natale.

Balzando in piedi, acce

— Maledizione! — esclamò. — L'Arpia è qui, e sta venendo da questa parte.

— Proprio quello che mi ci voleva — commentò Dunworthy, alzandosi in piedi a sua volta.

— Da questa parte — suggerì Colin. — La notte in cui sono arrivato sono entrato dalla porta posteriore. Venga!

E spiccò la corsa nella direzione opposta. Dunworthy non riuscì a correre ma si avviò comunque con passo affrettato lungo il labirinto di corridoi indicato da Colin, oltrepassando una porta di servizio che dava su una strada laterale. Al di là di essa, sotto la pioggia, c'era un uomo che portava appesi addosso a sandwich due cartelli pubblicitari su cui spiccava una scritta stranamente adeguata alle circostanze: «La sorte che temevamo si è abbattuta su di noi.»

— Vado ad accertarmi che non ci abbia visti — disse Colin, e aggirò di corsa l'angolo dell'edificio, mentre l'uomo porgeva a Dunworthy un volantino.

«LA FINE DEI TEMPI È VICINA», si leggeva in vivide lettere maiuscole, e poi: «Temete Dio, perché l'ora del Suo giudizio è giunta. — Rivelazione, 14:7»

Colin si affacciò all'angolo e segnalò a Dunworthy di raggiungerlo.

— È tutto a posto — a

Dunworthy restituì il volantino all'uomo e seguì Colin, che lo guidò lungo la strada laterale e fino a Woodstock Road; Dunworthy scoccò occhiate ansiose in direzione della porta del Pronto Soccorso ma non riuscì a scorgere nessuno, neppure i manifestanti contro la CE.

Dopo aver corso per un altro isolato, Colin si decise a rallentare e tirò fuori di tasca un pacchetto di dolci a forma di saponetta, offrendone uno a Dunworthy, che lo rifiutò.

— Questo è il miglior Natale che abbia mai avuto — biascicò in maniera poco distinta Colin, che si era ficcato in bocca una tavoletta rosa.

Dunworthy meditò su quell'affermazione per parecchi isolati. Il carillon stava massacrando «Nel Cupo Cuore dell'Inverno», altra cosa che appariva adeguata alle circostanze, e le strade erano ancora deserte, ma quando svoltarono nella Broad una figura familiare si affrettò verso di loro, curva sotto la pioggia.

— È il Signor Finch — disse Colin.

— Buon Dio! — gemette Dunworthy. — Di cosa pensi che siamo rimasti a corto, adesso?

— Spero che si tratti dei cavoletti di Bruxelles.

Il suono delle loro voci indusse Finch a sollevare lo sguardo.

— Eccola qui, Signor Dunworthy. Sia ringraziato il Cielo… l'ho cercata dappertutto!

— Cosa succede? — chiese Dunworthy. — Ho detto alla Signora Taylor che avrei provveduto alla stanza per le esercitazioni.

— Non sì tratta di questo, signore, ma delle persone trattenute qui in quarantena. Due di esse ha

21 Dicembre 1320 (Vecchio Calendario). Padre Roche non sa dove sia il sito della transizione. Gli ho chiesto di portarmi nel luogo dove Gawyn lo ha incontrato ma neppure trovarmi in quella radura è servito a sbloccarmi la memoria. È ovvio che Gawyn si è imbattuto nel prete molto lontano dal sito, e che allora io ero ormai in preda al delirio più assoluto.

Oggi mi sono inoltre resa conto che non riuscirò mai a ritrovare il sito da sola. I boschi sono troppo grandi e sono pieni di radure, di querce e di boschetti di salici che sembrano tutti uguali adesso che ha nevicato. Avrei dovuto contrassegnare il punto giusto con qualcosa di più vistoso, oltre al cofanetto.

Dovrò chiedere a Gawyn di mostrarmi il sito, ma lui non è ancora tornato. Rosemund mi ha detto che da qui a Courcy c'è soltanto mezza giornata di cavallo, ma probabilmente lui passerà la notte là a causa della pioggia.