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— Intendono tenere lo stesso il servizio della Vigilia? — domandò Dunworthy. — In queste circostanze, credo che non verrà nessuno.
— Noi eseguiremo parecchi brani con le campane a mano — interloquì ancora la Signora Taylor. — Naturalmente questo non può sostituire un concerto di campane ma è pur sempre qualcosa. Il sacerdote della Santa Chiesa Riformata leggerà un brano tratto dalla Messa in Tempo di Pestilenza.
— Ah, questo dovrebbe contribuire a tenere su il morale — commentò Dunworthy.
— Posso andare? — chiese Colin.
— Un ragazzino non dovrebbe uscire con questo tempo — dichiarò la Signora Gaddson, comparendo come un'arpia con in mano una grossa ciotola di farinata d'avena e piazzandosi davanti a Colin. — E non dovrebbe essere esposto ai germi in una chiesa piena di spifferi. Potrà restare qui con me durante il servizio — concluse, spingendo una sedia verso Colin, e ordinò: — Adesso siedi e mangia la tua farinata.
Colin scoccò un'occhiata implorante a Dunworthy.
— Colin, puoi andare a prendermi il numero di telefono della Signora Montoya? — interve
— Sì! — strillò Colin, abbandonando a razzo la sedia.
— Quando quel bambino contrarrà l'influenza indiana — scandì la Signora Gaddson, — spero che ricorderà di essere stato lei a incoraggiare le sue cattive abitudini alimentari. Per me è evidente che questa epidemia è stata provocata dalla cattiva nutrizione e dall'assoluta mancanza di disciplina. Il modo in cui è gestito questo college è deplorevole: ho chiesto di essere messa in camera con mio figlio William e invece mi è stata assegnata una camera addirittura in un altro edificio, e…
— Temo che per questo dovrà parlare con Finch — la interruppe Dunworthy, alzandosi e avvolgendo in un tovagliolino i crostini con la marmellata lasciati da Colin, — perché io devo andare in Infermeria.
E fuggì prima che la Signora Gaddson potesse tornare all'attacco.
Rientrato nella sua stanza tentò ancora di chiamare Andrews ma la linea era occupata quindi provò a comporre il numero del sito archeologico nella speranza che Montoya avesse ottenuto la sua deroga alla quarantena, ma non ebbe nessuna risposta. Tentò allora di nuovo con Andrews e con suo stupore la linea diede segnale libero; dopo tre squilli, però, entrò in funzione una segreteria telefonica.
— Sono il Signor Dunworthy — disse, poi esitò e fornì il numero della propria stanza aggiungendo: — Le devo parlare immediatamente. È importante.
Riattaccato il ricevitore, mise in tasca il dischetto con le informazioni dei contatti, prese l'ombrello e il crostino di Colin e uscì nel cortile.
Il ragazzo era raggomitolato sotto il riparo offerto dalle porte e stava guardando con ansia lungo la strada in direzione di Carfax.
— Sto andando all'Infermeria per vedere il mio tecnico e la tua prozia — lo informò Dunworthy, porgendogli il crostino. — Vuoi venire con me?
— No, grazie, voglio aspettare il postino — rifiutò Colin.
— D'accordo, ma per l'amor del cielo va' a prendere la tua giacca prima che la Signora Gaddson capiti qui e cominci a rimproverarti.
— L'Arpia è già stata qui — replicò Colin, — e ha cercato di costringermi a mettermi una sciarpa. Una sciarpa! — ripeté, scoccando un'altra occhiata ansiosa lungo la strada. — Io l'ho ignorata.
— Non ci avevo pensato — ammise Dunworthy. — Dovrei essere a casa per pranzo. Se ti serve qualcosa, rivolgiti a Finch.
— D'accordo — rispose Colin, ma era chiaro che non stava sentendo… Dunworthy si chiese quale regalo potesse mandargli sua madre per causare tanta ansia. Di certo non una sciarpa, rifletté mentre si avvolgeva la propria intorno al collo e si incamminava verso l'Infermeria sotto la pioggia. Per strada c'era poca gente e i rari passanti si tenevano alla larga gli uni dagli altri… una do
Se non ci fosse stato il carillon che imperterrito scandiva le note di «Giunse a Mezzanotte Limpida…» non si sarebbe mai supposto che quella fosse la Vigilia di Natale, perché nessuno portava pacchi o rami di agrifoglio. Sembrava che la quarantena avesse allontanato completamente l'idea del Natale dalla mente della gente.
E non era forse così? Lui stesso non aveva minimamente pensato a comprare doni o anche solo un albero da decorare. Pensò a Colin, raggomitolato sotto i cancelli di Balliol, e si augurò che sua madre non si fosse dimenticata di spedirgli i doni, decidendo al tempo stesso che nel tornare a casa si sarebbe fermato in un negozio per comprare al ragazzo un piccolo regalo… un giocattolo o un video o qualche altra cosa che non fosse una sciarpa.
Arrivato in Infermeria ve
— È essenziale stabilire un collegamento con il virus americano — spiegò Mary, — perché al CMI c'è stato un intoppo: a causa delle festività non c'è in servizio nessuno che possa analizzare la struttura del virus. Naturalmente si suppone che al Centro dovrebbero essere sempre pronti a qualsiasi emergenza, ma a quanto pare di solito i problemi arrivano sempre soltanto dopo il Natale… avvelenamenti da cibo ed eccessi di alcoolici che sembrano sintomi di virus… quindi da
'Questi — proseguì, accompagnandolo in un corridoio con divieto di accesso, — sono tutti casi che seguono il profilo del virus del Sud Carolina… febbre alta, dolori al corpo, complicazioni polmonari secondarie… ma sfortunatamente tali sintomi non sono una prova sufficiente. Non sei riuscito a trovare nessun collegamento fra Badri e qualche Americano, vero? — chiese poi, fermandosi fuori della corsia.
— No, ma ci sono ancora parecchi buchi nei suoi movimenti. Vuoi che provi a interrogarlo?
Mary esitò.
— È peggiorato — intuì Dunworthy.
— Gli è venuta la polmonite. Non credo che sia in grado di dirti nulla perché ha la febbre ancora molto alta, il che coincide con il profilo del virus. Lo stiamo aiutando con antimicrobici e coadiuvanti che ha
— Non mi secca affatto.
— Oh, bene. Dubito moltissimo che riuscirò ad essere a casa prima di domani e mi preoccupa saperlo solo nell'appartamento, anche se pare che io sia l'unica a preoccuparmi — dichiarò in tono irritato. — Finalmente sono riuscita a parlare con Deirdre, nel Kent, e lei non era neppure lontanamente in ansia. 'Oh, c'è una quarantena?' ha detto. 'Ho avuto tanto da fare che non ho sentito i notiziari.' E poi ha proceduto a illustrarmi ciò che lei e il suo convivente ha
— Sai se ha spedito a Colin i suoi regali di Natale? Lui ha detto che doveva mandarglieli per posta.
— Certo ha avuto troppo da fare per ricordarsi di comperarli e tanto meno di spedirli. L'ultima volta che Colin ha passato il Natale da me i suoi regali sono arrivati soltanto all'Epifania… a proposito di regali, sai che fine abbia fatto la mia borsa della spesa? Dentro ci sono i regali per Colin.
— L'ho portata io a Balliol.
— Oh, bene. Non ho finito i miei acquisti, ma se impacchetti la sciarpa e le altre cose almeno lui avrà qualcosa sotto l'albero, giusto? — commentò Mary, alzandosi in piedi. — Se dovessi scoprire qualche possibile collegamento mandami a chiamare all'istante. Come vedi, siamo già riusciti a far risalire a Badri parecchi contatti secondari, però si potrebbe trattare di incroci casuali e il vero collegamento potrebbe essere qualcun altro.
Poi se ne andò, e Dunworthy sedette accanto al letto della do
— Signora Breen? — chiamò. — Temo di doverle fare qualche domanda.
La do
— Da Blackwell, sa — precisò, spiegando che era poi andata in giro per tutta Oxford per i suoi acquisti prima di tornare alla stazione della metropolitana. Questo significava che aveva avuto contatti almeno con cinquecento persone, ciascuna delle quali poteva essere il collegamento che Mary stava cercando.
Impiegò fino alle due per interrogare tutti i contatti primari e inserire nello schema i nuovi dati su di essi, nessuno dei quali era il collegamento americano cercato da Mary, anche se aveva individuato altre due persone che erano state a quella festa ad Headington.
Sebbene non avesse molte speranze che Badri fosse in grado di rispondere alle sue domande, si recò quindi nel Reparto Isolamento. Il tecnico sembrava però stare molto meglio: al suo arrivo era addormentato, ma non appena gli toccò la mano aprì gli occhi e mise a fuoco lo sguardo su di lui.
— Signor Dunworthy — disse, con voce debole e rauca. — Cosa ci fa qui?
— Come ti senti? — domandò Dunworthy, sedendosi.
— Capita di sognare cose strane. Credevo… la testa mi doleva così tanto…
— Devo farti alcune domande, Badri. Ricordi chi hai visto a quella festa a cui sei stato, a Headington?
— C'era così tanta gente — replicò lui, deglutendo a fatica come se la gola gli dolesse. — Per lo più persone che non conoscevo.
— Ricordi con chi hai ballato?
— Elizabeth… — cominciò lui, e il nome uscì come un rauco stridio. — Sisu non so cosa… non conosco il suo cognome — sussurrò poi, — ed Elizabeth Yakamoto.
— È ora dei raggi X — a
— Posso avere ancora qualche minuto? È importante — replicò Dunworthy, ma la do
— Signor Dunworthy — chiamò l'infermiera, con insistenza.
— Lo slittamento era superiore a quanto ti aspettavi? — insistette Dunworthy, ignorandola.
— No — rispose Badri, con voce rauca, portandosi una mano alla gola.
— Quanto era?
— Quattro ore — sussurrò Badri, e Dunworthy si lasciò mettere alla porta.