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Mentre percorreva il sentiero irregolare e fangoso il petto riprese a dolerle e premette maggiormente la mano contro di esso, cercando di affrettare il passo. Poteva vedere del movimento nei campi… di certo si trattava dei contadini di ritorno con il ceppo natalizio o intenti a riportare al chiuso gli animali, anche se non riusciva a vedere con chiarezza perché là fuori sembrava che stesse già nevicando. Doveva fare in fretta.

Il vento le agitò il mantello intorno al corpo e sollevò le foglie morte in un vortice davanti a lei. La mucca si allontanò dalla piazza a testa bassa per cercare il riparo offerto dalle capa

La campana continuò a far sentire i suoi rintocchi lenti e costanti, e Kivrin si rese conto di aver rallentato il proprio passo per adeguarlo al loro ritmo. Non doveva farlo, doveva affrettarsi perché poteva cominciare a nevicare da un momento all'altro… accelerare l'andatura le causò però una fitta di dolore così violenta che cominciò a tossire fino a piegarsi in due, e fu costretta a fermarsi.

Non ce l'avrebbe fatta.

Non essere sciocca, ingiunse a se stessa, devi trovare il sito.

Ma era malata, e doveva tornare a casa. Sarebbe arrivata fino alla chiesa, in modo da potersi riposare al suo interno per qualche minuto.

Riprese a camminare, sforzandosi di non tossire, ma non servì a nulla perché non riusciva a respirare. Non era in grado di arrivare alla chiesa, e tanto meno al sito.

Devi farcela! ingiunse a se stessa, respingendo il dolore. Devi costringerti a farcela.

Si fermò nuovamente, piegandosi su se stessa per un'altra fitta. Poco prima si era preoccupata al pensiero che qualche contadino potesse uscire da una delle capa

Adesso si trovava di fronte all'ultima capa

Girandosi lanciò un'occhiata in direzione della dimora nobiliare, rendendosi conto che non sarebbe riuscita neppure a tornare nella sala. Aveva bisogno di sedersi, ma non c'era dove poterlo fare su quel sentiero fangoso. Lady Eliwys era andata a curare il contadino, Lady Imeyne, le bambine e il resto del villaggio erano a tagliare il ceppo natalizio e nessuno sapeva dove lei si trovasse.

Il vento stava aumentando d'intensità e soffiava adesso in maniera costante attraverso i campi. Kivrin pensò che doveva cercare di tornare in casa, ma si rese conto che non poteva farlo: anche soltanto stare in piedi stava diventando uno sforzo eccessivo. Se soltanto ci fosse stato dove sedersi… ma lo spazio fra le capa

Essa era circondata da una pericolante graticciata, ottenuta forse intrecciando rami ancora verdi fra alcuni pali; la staccionata era alta al massimo fino al ginocchio e non sarebbe riuscita a tenere lontano un gatto, e tanto meno le pecore e le capre a causa delle quali era stata costruita. Soltanto il cancello aveva sostegni che arrivavano all'altezza della vita, e Kivrin si appoggiò con gratitudine contro uno di essi.

— Salve! — gridò, sovrastando il vento. — C'è nessuno in casa?

La porta della capa

— C'è nessuno in casa? — gridò ancora, senza neppure ascoltare in che modo il traduttore modificava le sue parole, e cercò di sollevare la sbarra di legno che bloccava il battente. Era troppo pesante, tanto che non riuscì neppure a farla scivolare fuori dalle tacche scavate negli stipiti sporgenti. Quella capa

Qualcosa produsse un rumore alle sue spalle e lei si girò cominciando già a pronunciare una frase di scuse per essersi introdotta nel giardino della capa

Sarebbe dovuta tornare al maniero. Si appoggiò al cancello per sorreggersi e badò di richiuderlo alle proprie spalle, passando il cappio di cuoio sul palo, poi si soste

La porta di una delle baracche in cui era impossibile che vivesse qualcuno si aprì e ne uscì un ragazzino scalzo che subito si bloccò con espressione spaventata.

— Per favore — ansimò Kivrin, cercando di raddrizzarsi, — posso riposare per un momento nella vostra casa?

Il ragazzo la fissò con espressione vacua e con la bocca aperta. Era spaventosamente magro, con le braccia e le gambe non più spesse dei bastoni della staccionata.

— Per favore, corri a dire a qualcuno di venire qui. Avverti che sto male.

Non può correre può di quanto possa farlo io, pensò nel momento stesso in cui proferiva quelle parole. Il ragazzo aveva infatti i piedi azzurrini per il freddo, la bocca piagata e le guance e il labbro superiore sporchi di sangue per un'emorragia dal naso… di certo aveva lo scorbuto e stava quindi peggio di lei, ma nonostante questa consapevolezza Kivrin tentò ancora.

— Corri al maniero e pregali di venire qui.

Il ragazzo si fece il segno della croce con una mano ossuta e screpolata.

— Bighaull emeurdroud ooghattund enblastbardey — replicò, indietreggiando verso la capa

Oh, no, pensò Kivrin, disperata. Non mi capisce, ed io non ho la forza di tentare di farmi comprendere.

— Per favore, aiutami — disse, e il ragazzo diede quasi l'impressione di aver capito perché mosse un passo verso di lei… ma poi saettò improvvisamente in direzione della chiesa.

— Aspetta! — gridò Kivrin.

Il ragazzo aggirò di corsa la mucca e lo steccato e scomparve dietro la capa

L'interno era buio e così fumoso che non riusciva a veder nulla, e l'odore era spaventoso… come quello di una stalla o anche peggio, perché misti agli odori propri di una stalla c'erano anche il puzzo del fumo, della muffa e dei topi. Kivrin dovette quasi piegarsi in due per superare la soglia e quando si raddrizzò all'interno andò a sbattere con la testa contro i bastoni che servivano da travi di sostegno del tetto.

Nella capa

A quanto pareva era proprio quella la fonte del fumo, anche se c'era un buco nel soffitto per farlo defluire. Il fuoco era piccolo, appena pochi rami, ma altri buchi nelle pareti e nel tetto aspiravano a loro volta il fumo e il vento che penetrava da tutte le parti lo diffondeva per l'ambiente angusto. Kivrin cominciò a tossire, e quello fu un errore terribile perché il suo petto parve sul punto di spaccarsi ad ogni colpo di tosse.

Serrando i denti per impedirsi di tossire si adagiò su un sacco di cipolle, aggrappandosi al manico di una vanga appoggiata contro di esso e poi alla parete dall'aspetto così fragile. Non appena si fu seduta si sentì meglio, anche se il freddo era tale che poteva vedere il proprio alito condensato in nuvolette di vapore. Chiedendosi a che livelli arrivasse lì dentro il puzzo durante l'estate, si avvolse il mantello intorno al corpo, ripiegandone gli angoli sulle ginocchia come se fosse stato una coperta.

Lungo il pavimento c'era una corrente spaventosa, che dopo un momento la indusse a tirarsi il mantello anche sui piedi e a raccogliere una roncola per attizzare il piccolo fuoco. Esso si rianimò con scarso vigore, illuminando la capa

Pensando che dovesse trattarsi di un maiale, anche se in quel periodo dell'a

Il suono strisciante veniva da un punto antistante la patetica staccionata, e dall'interno di un'elaborata gabbia a forma di cupola che appariva fuori posto in quell'angolo sporco con la sua banda di metallo incurvato, la porta complicata e la maniglia decorata. Dentro la gabbia, con gli occhietti che scintillavano alla luce del fuoco attizzato da Kivrin, c'era un ratto.

Seduto sulle zampe posteriori, l'animale teneva fra quelle anteriori il pezzo di formaggio che lo aveva indotto in tentazione e condotto alla prigionia, e stava fissando Kivrin. Sul pavimento della gabbia si vedevano parecchi altri pezzi di formaggio sbriciolati e probabilmente ammuffiti… più cibo di quanto ce ne fosse in tutta la capa