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E la gente del medioevo non aveva neppure le tubature interne, ricordò, augurandosi che non la costringessero ad uscire all'aperto per andare in bagno. A volte i castelli avevano un guardaroba chiuso o un pozzo che doveva essere pulito in fondo, ma questo non era un castello.
La do
Non riuscirò mai ad arrivare fuori, pensò.
— Wotan shy wootes mawdaor youse der jordane? — chiese in tono brusco la vecchia, e Kivrin ebbe l'impressione di aver riconosciuto la parola jardin, il termine francese per indicare un giardino… ma perché le due do
— Thanway maunholp anhour — ribatté la nuora, passando il braccio intorno a Kivrin e sistemandosi quello inerte di lei intorno al collo; la vecchia intanto le afferrò l'altro braccio con entrambe le mani. La suocera non arrivava quasi alla spalla di Kivrin e la do
Kivrin sentì le vertigini aumentare ad ogni passo e si rese conto che non ce l'avrebbe mai fatta ad arrivare all'esterno, ma le due do
— Swoune nawmaydar oupondre yorsette.
Un pitale, pensò con gratitudine Kivrin. Signor Dunworthy, i pitali erano un oggetto usato nelle case di campagna nobiliari del 1320.
A
— Maisry! — gridò la vecchia, in direzione della porta. — Maisry, com undtvae holpoon!
L'inflessione indicava senza ombra di dubbio che stava chiamando qualcuno… Marjorie? Mary?… perché le aiutasse, ma siccome non apparve nessuno Kivrin pensò di essersi sbagliata.
Si raddrizzò un poco, valutando l'intensità del dolore, poi cercò di risollevarsi del tutto e scoprì che la fitta si era attenuata… ma le due do
— Slaeponpon donu paw daton — disse la do
Il traduttore si è rotto, pensò, e il piccolo nodo di panico cominciò a formarsi di nuovo, più intenso del dolore al petto.
Non può essersi rotto perché non è una macchina, rifletté poi. È un intensificatore chimico di sintassi e di memoria e non può essersi rotto. Però il traduttore poteva funzionare basandosi soltanto sulle parole contenute nella sua memoria, ed era evidente che l'inglese medievale del Signor Latimer era peggio che inutile. La sua pronuncia era talmente sbagliata che il traduttore non riusciva a riconoscere in ciò che sentiva le stesse parole presenti nella sua memoria ma questo non voleva dire che fosse rotto… significava soltanto che stava raccogliendo nuovi dati e che le poche frasi da lei udite finora non erano sufficienti. Però il traduttore aveva riconosciuto il latino, ricordò, e il panico tornò ad assalirla ma lei vi resistette. Il traduttore aveva potuto riconoscere il latino perché il rito dell'estrema unzione era un brano convenzionale di cui lei già conosceva le parole, mentre le frasi pronunciate dalle do
— Thin keowre hoorwoun desmoortale? — domandò la do
— Got tallon wottes — rispose l'altra.
Lontano una campana cominciò a rintoccare e Kivrin aprì gli occhi. Entrambe le do
— Bere wichebay gansanon — mormorò la do
La vecchia non rispose e continuò a fissare la finestra come se potesse vedere oltre il rigido pa
— Aydreddit ister fayve riblaun — aggiunse la nuora, e nonostante la sua risoluzione di poco prima Kivrin cercò di interpretare le sue parole come un «è ora dei vespri» oppure «è la campana dei vespri», però quelli non erano i vespri. Infatti i rintocchi continuarono ad echeggiare senza che nessun'altra campana si unisse ad essi, e Kivrin si chiese se era quella che al suo arrivo aveva sentito suonare isolata nel tardo pomeriggio.
La vecchia volse le spalle alla finestra.
— Nay, Elwiss, ithahn diwolffin — replicò, prelevando il pitale dalla cassapanca. — Gawynha thesspyd…
Fuori della porta si udì un rumore improvviso di passi che correvano su per una scala, accompagnati da una voce infantile che gridava:
— Modder! Eysmertemay!
Una bambina fece irruzione nella stanza con le trecce bionde che le sobbalzavano sulle spalle e i lacci della cuffietta che svolazzavano intorno al viso, e per poco non andò a sbattere contro la vecchia che reggeva il pitale. Il volto della bambina era arrossato e rigato di lacrime.
— Wol yadothoos forshame ahnyous! — le ringhiò la vecchia, sollevando il pericoloso pitale in modo da toglierlo di mezzo. — Yowe mauri naroons inbus.
La bambina però non le prestò attenzione e corse dritta verso la do
— Rawzamun hattmay smerte, Modder! — singhiozzò.
Kivrin sussultò. Modder. Quella parola doveva significare «madre».
La bambina protese le braccia e sua madre… oh, sì, non c'erano dubbi che fosse sua madre… la sollevò; serrando le mani dietro il collo materno, la piccola cominciò a strillare.
— Shh, ahnyous, shh. — la consolò sua madre.
Quella gutturale è una G, pensò Kivrin, una secca G tedesca. Agnes.
Continuando a tenere la bambina in braccio, la do
— Spekenaw dothass bifel, Agnes.
Sì, il nome era decisamente Agnes, e speken significava parlare… la frase completa era quindi «dimmi cosa è successo».
— Shayoss mayswerte! — strillò Agnes, indicando un'altra bambina che era appena entrata nella stanza e che era decisamente più grande di lei… doveva infatti avere almeno nove o dieci a
— Itgan naso, ahnyous — disse la seconda bambina. — Tha pighte re
«Madre» di nuovo, e shay doveva significare «lei» mentre pighte doveva voler dire «cadere». Questa lingua sembrava francese, ma la chiave per comprenderla era invece il tedesco: pronunce e costruzioni erano tutte tedesche. Kivrin poté quasi sentire lo scatto con cui i pezzi combaciarono nella sua mente.
— Na comfitte horr thusselwys — brontolò la vecchia. — She hauthnau woundes. Hoor teres been fornaught mais gain thy pithe.
— Hoor nay ganful bloody — replicò la do
— Non la coccolare, Eliwys — aveva detto la vecchia. — Non è ferita. Le sue lacrime servono soltanto ad attirare la tua attenzione.
— Il suo ginocchio sanguina — aveva risposto la madre, che rispondeva al nome di Eliwys.
— Rossmunt, brangund oorwarsted frommecofre — aggiunse adesso, indicando i piedi del letto, e un istante più tardi il traduttore fornì il significato delle sue parole: — Rosemund, prendimi il pa
La ragazza più grande si chiamava Rosemund e la bambina era Agnes, mentre la madre assurdamente giovane con la sua cuffietta ingiallita rispondeva al nome di Eliwys.
Rosemund porse a sua madre una striscia di tessuto logoro che era di certo la stessa che era servita a fasciare la testa di Kivrin.
— Non toccare! Non toccare! — strillò Agnes, parole per cui Kivrin non avrebbe in ogni caso avuto bisogno del traduttore, che era comunque sempre indietro di più di una battuta.
— Voglio soltanto legare il pa
Ovviamente la parola era «farà male» o qualcosa del genere, e Kivrin si chiese come mai il traduttore non l'avesse nella propria memoria o non fosse riuscito a ricavare dal contesto un sinonimo approssimativo.
— … farà penaunce — gridò Agnes, e il traduttore le fece eco: «farà…» presentando un altro vuoto.
Quella pausa vuota doveva servire per permettere a Kivrin di sentire la parola effettiva e di azzardare lei stessa una supposizione sul suo significato… di per sé non era una cattiva idea, ma il traduttore era così indietro rispetto alla conversazione che lo spazio non cadeva nel punto giusto e Kivrin non aveva modo di sentire ciò che avrebbe dovuto. Se il traduttore avesse continuato a fare una cosa del genere ogni volta che non riconosceva una parola lei si sarebbe trovata nei guai.
— Farà «penaunce» — gemette ancora Agnes, spingendo la mano della madre lontano dal proprio ginocchio. «farà dolore» sussurrò il traduttore nell'orecchio di Kivrin, che si sentì sollevata che esso fosse riuscito a elaborare qualcosa di alternativo, anche se decisamente sgrammaticato.
— Come hai fatto a cadere? — chiese Eliwys, per distrarre la bambina.
— Stava correndo su per le scale — spiegò Rosemund. — Stava correndo da te per darti la notizia che… è arrivato.