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— Le ho portato un po' d'acqua… sono andato a prenderla al ruscello — a

Porse le due pastiglie a Dunworthy e gli avvicinò il secchio.

— Dovrà usare le mani per bere, perché ho ritenuto che le ciotole e le altre cose della gente di qui fossero probabilmente impregnate dei germi della peste.

Dunworthy inghiottì le aspirine e prelevò con le mani dell'acqua dal secchio per mandarle giù.

— Colin… — cominciò.

— Non penso che questo sia il villaggio giusto — lo preve

— Torneremo al sito — tagliò corto Dunworthy, alzandosi con cautela per non toccare la parete.

— Perché? Badri ha detto che avevamo a disposizione almeno un giorno e abbiamo controllato un solo villaggio. Ci sono un mucchio di villaggi qui intorno, e lei potrebbe essere in uno qualsiasi di essi.

Dunworthy slegò lo stallone.

— Potrei prendere il cavallo e andare a cercarla — suggerì Colin. — Potrei cavalcare in fretta e controllare tutti i villaggi per poi tornare ad avvertirla non appena l'avessi trovata, oppure potremmo suddividere i villaggi e controllarne metà per uno, stabilendo che chi dei due la trova faccia un segnale di qualche tipo… per esempio accendere un fuoco o qualcosa del genere, in modo che l'altro lo veda e lo raggiunga.

— È morta, Colin. Non la troveremo.

— Non lo dica! — esclamò Colin, con voce che suonò acuta e infantile. — Lei non è morta! Ha avuto la vaccinazione.

— Quello è il cofanetto che ha portato con sé — spiegò Dunworthy, indicando l'oggetto.

— E allora? — ritorse Colin. — Ci possono essere un sacco di cofanetti come quello, oppure è possibile che lei sia fuggita quando è giunta la peste. Non possiamo tornare indietro e lasciarla qui! Che farei se fossi io ad essermi perso e continuassi ad aspettare che qualcuno mi venisse a prendere senza che arrivasse nessuno?

Il naso stava cominciando a colargli.

— Colin — affermò Dunworthy, sentendosi impotente. — Certe volte si fa tutto il possibile e tuttavia non si riesce a salvare una persona.

— Come con la prozia Mary — precisò il ragazzo, asciugandosi le lacrime con il dorso della mano. — Ma non è sempre così.

Invece lo è, pensò Dunworthy.

— No, non sempre — conve

— A volte è possibile salvare una persona — insistette il ragazzo, cocciutamente.

— D'accordo — si arrese Dunworthy, tornando a legare lo stallone. — Andremo a cercarla, ma prima dammi altre due aspirine e lasciami riposare un poco in attesa che facciano effetto. Poi andremo a cercarla.

— Apocalittico! — esclamò Colin, afferrando il secchio e sottraendolo allo stallone che aveva ricominciato a bere. — Vado a prendere altra acqua.

Uscì di corsa e Dunworthy si riadagiò a sedere contro la parete.

— Per favore — mormorò. — Per favore, permettici di trovarla.

La porta si aprì lentamente e Colin apparve sulla soglia, delineato contro la luce dell'esterno.

— La sente? — chiese. — Ascolti.

Era un suono debole, soffocato dalle pareti della capa

— Vengono da quella direzione — disse Colin, indicando verso sudovest.

— Prendi lo stallone — ordinò Dunworthy.

— È certo che sia Kivrin? Quella è la direzione sbagliata.

— È Kivrin.