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Dunworthy strappò il volantino dalle mani del dimostrante e cominciò a scrivere sul retro.

— Il Signor Basingame sta autorizzando l'apertura della rete — spiegò.

— Gilchrist non ci crederà mai, Signor Dunworthy — obiettò Colin, sbirciando il foglio. — Un'autorizzazione scritta sul retro di un volantino?

— Allora portami un foglio di carta! — urlò Dunworthy.

— Va bene, ma lei mi aspetti qui, d'accordo? — assentì il ragazzo in tono conciliante, sgranando gli occhi. — Non se ne vada.

Saettò all'interno per ricomparire immediatamente con parecchi fogli di carta. Dunworthy glieli strappò di mano e scribacchiò su di essi gli ordini e il nome di Basingame.

— Ora corri a prendere il tuo libro. Ci vediamo a Brasenose.

— Non prende il suo cappotto?

— Non c'è tempo — affermò Dunworthy, ripiegando il foglio in quattro e infilandolo nella tasca interna della sua giacca.

— Sta piovendo, non dovrebbe prendere un taxi? — gli fece notare Colin.

— Non ci sono taxi — ribatté lui, avviandosi lungo la strada.

— La prozia Mary mi ucciderà, sa? — gli gridò dietro Colin. — Ha detto che era una mia responsabilità badare che lei ricevesse l'inoculazione.

Quando arrivò a Brasenose sotto una pioggia battente e spinta dal vento che entro un'ora si sarebbe mutata in nevischio, Dunworthy si sentiva gelato fino alle ossa e stava rimpiangendo di non aver preso un taxi.

Se non altro, la pioggia aveva allontanato i dimostranti e adesso davanti a Brasenose restavano soltanto alcuni volantini che essi avevano lasciato cadere. Un cancello metallico allargabile era stato piazzato in modo da chiudere l'entrata del college e il portiere si era ritirato nel suo gabbiotto, abbassando la serranda.

— Aprite! — gridò Dunworthy, scrollando rumorosamente il cancello metallico. — Aprite immediatamente.

Il portiere sollevò l'imposta per guardare fuori e quando si accorse che si trattava di Dunworthy assunse un'espressione allarmata e bellicosa.

— Brasenose è sotto quarantena — disse. — L'accesso è vietato.

— Apra immediatamente — ribatté Dunworthy.

— Temo di non poterlo fare, signore — insistette il portiere. — Il Signor Gilchrist ha dato ordine che a Brasenose non venga ammesso nessuno fino a quando non sarà stata scoperta la fonte del virus.

— La conosciamo già — replicò Dunworthy. — Apra la porta.

Il portiere riabbassò la serranda e un minuto più tardi ve

— Sono state le decorazioni natalizie? — chiese. — C'è chi dice che gli ornamenti fossero infetti.

— No — tagliò corto Dunworthy. — Apra la porta e mi lasci entrare.

— Non so se dovrei farlo, signore — temporeggiò il portiere, che appariva a disagio. — Il signor Gilchrist…

— Il Signor Gilchrist non è più a capo di Brasenose — lo interruppe Dunworthy, sfilandosi di tasca il foglio piegato e protendendolo verso il portiere attraverso le sbarre della cancellata.

Questi lo aprì e lo lesse, restando fermo lì sotto la pioggia.

— Il Signor Gilchrist non è più Sostituto Preside e il Signor Basingame mi ha autorizzato ad assumere il controllo della transizione. Apra la porta — incalzò Dunworthy.

— Il Signor Basingame — ripeté il portiere, scrutando la firma già resa indistinta dalla pioggia. — Vado a prendere le chiavi.

Tornò quindi nel gabbiotto portando il foglio con sé e Dunworthy si raggomitolò contro il cancello, tremando e cercando di ripararsi dalla pioggia gelida.

Si era preoccupato che Kivrin potesse essere costretta a dormire sul terreno gelato e lei era nel bel mezzo di un olocausto, fra gente che moriva congelata perché non c'era più nessuno che tagliasse la legna e animali che morivano nei campi perché nessuno li riportava al coperto. Ottantamila morti a Siena, trecentomila a Roma, oltre centomila a Firenze. Mezza Europa.

Infine il portiere emerse con un grosso mazzo di chiavi e si avvicinò alle porte.

— Aprirò in un momento, signore — garantì, cercando la chiave giusta.

Di certo Kivrin era tornata al punto di recupero non appena si era accorta di essere nel 1348 e doveva essere rimasta lì per tutto quel tempo, aspettando che la rete si aprisse, frenetica per il fatto che non l'avevano ancora recuperata.

Sempre se si era resa conto dell'a

La serratura del cancello si aprì e Dunworthy lo spinse quanto bastava per passare.

— Porti le chiavi con sé — disse. — Ho bisogno che apra il laboratorio.

— Quella chiave non è fra queste — replicò il portiere, e scomparve di nuovo nel casotto.

Il gelo era intenso sotto il passaggio delle porte e la pioggia vi penetrava di traverso, ancora più fredda. Dunworthy si strinse contro il muro vicino alla porta del gabbiotto nel tentativo di intercettare parte del calore dell'interno e piantò con forza le mani contro il fondo delle tasche dei pantaloni per smettere di tremare.

Si era preoccupato dei ladri e dei tagliagole e per tutto quel tempo lei si era trovata nel 1348, quando la gente aveva ammucchiato i morti per strada e sulla spinta del panico aveva bruciato sul rogo ebrei e stranieri.

Si era preoccupato che Gilchrist non avesse effettuato i controlli dei parametri, si era preoccupato a tal punto che la sua ansia aveva contagiato Badri e lui, già febbricitante, aveva reinserito le coordinate. Così preoccupato.

All'improvviso si rese conto che il portiere era assente da troppo tempo, segno che stava avvertendo Gilchrist, e acce

— Sono già fradicio — replicò questi, e si avviò a grandi passi attraverso il cortile.

La porta del laboratorio era coperta da uno striscione di plastica gialla che lui strappò via mentre il portiere cominciava a cercare la chiave della porta.

— Ancora non sono convinto che dovrei aprire la porta del laboratorio senza l'autorizzazione del Signor Gilchrist — disse.

— Signor Dunworthy! — gridò Colin dal centro del cortile, e mentre i due uomini sollevavano lo sguardo li raggiunse di corsa, fradicio fino all'osso e con il libro sotto il braccio, avvolto nella sciarpa. — Non… ha… colpito… parti dell'Oxfordshire… fino a… marzo — ansimò, fermandosi fra una parola e l'altra per riprendere fiato. — Scusi. Ho… corso… per tutta… la strada.

— Quali parti? — chiese Dunworthy.

Colin gli consegnò il libro e si chinò in avanti con le mani puntellate sulle ginocchia, traendo respiri profondi e rumorosi.

— Non… lo… dice.

Dunworthy svolse la sciarpa e aprì il libro alla pagina che Colin aveva piegato, ma i suoi occhiali erano troppo schizzati di pioggia perché potesse leggere e inoltre le pagine aperte si inzupparono immediatamente.

— Dice che la peste è cominciata a Melcombe e si è spostata a nord fino a Bath e poi ad est — sintetizzò Colin. — Dice che è arrivata ad Oxford a Natale e a Londra l'ottobre successivo, ma che in parti dell'Oxfordshire non è arrivata che nella tarda primavera e che alcuni villaggi sono stati risparmiati fino a luglio.

— Il che non ci rivela nulla — commentò Dunworthy, fissando le pagine illeggibili.

— Lo so — ammise Colin, raddrizzandosi anche se aveva ancora il respiro affa

Dunworthy asciugò le pagine umide con la sciarpa penzolante e chiuse il libro.

— Da Bath la peste si è postata verso est — mormorò in tono sommesso. — Skendgate è appena a sud rispetto alla strada fra Oxford e Bath.

Intanto il portiere aveva finalmente scelto una chiave e la spinse nella serratura.

— Ho chiamato di nuovo Andrews, ma non ho avuto risposta.

Il portiere aprì il battente.

— Come farà a far funzionare la rete senza un tecnico? — chiese Colin.

— Far funzionare la rete? — domandò il portiere, con la chiave ancora in mano. — Avevo capito che lei voleva ottenere dei dati dal computer, Il Signor Gilchrist non le permetterà di mettere in funzione la rete senza autorizzazione.

E tirò fuori la supposta autorizzazione di Basingame, esaminandola ancora.

— Autorizzo io la cosa — ribatté Dunworthy, oltrepassandolo ed entrando nel laboratorio.

L'uomo acce

Colin si abbassò per schivare l'ombrello e seguì Dunworthy.

Gilchrist doveva aver disattivato il riscaldamento perché il laboratorio era appena più caldo dell'esterno, ma gli occhiali bagnati di Dunworthy si velarono lo stesso subito di vapore e lui fu costretto a toglierli e a cercare di pulirli contro la giacca fradicia.

— Prenda — offrì Colin, offrendogli un rotolo di carta morbida. — È carta igienica, la sto raccogliendo per il Signor Finch. Il problema è che sarà già abbastanza difficile trovare la ragazza se arriviamo nel punto giusto, e lei ha detto che ottenere lo stesso tempo e luogo è spaventosamente complicato.

— Abbiamo già tempo e luogo esatti — spiegò Dunworthy, asciugando gli occhiali con la carta. Quando li rimise erano ancora appa

— Adesso temo di dovervi chiedere di andare via — interve

S'interruppe.

— Oh, da

— Cosa significa tutto questo? — esplose Gilchrist. — Cosa ci fate qui?

— Intendo riportare indietro Kivrin — dichiarò Dunworthy.

— Sulla base di quale autorità? — controbatté Gilchrist. — Questa è la rete di Brasenose e lei è colpevole di ingresso illegale. Le avevo dato ordine di non permettere l'ingresso al Signor Dunworthy — aggiunse, rivolto al portiere.

— Il Signor Basingame ha dato l'autorizzazione — obiettò questi, esibendo il pezzo di carta bagnato.

Gilchrist glielo strappò di mano.

— Basingame! — escalmò, abbassando lo sguardo su di esso. — Questa non è la firma di Basingame. Ingresso illegale e adesso contraffazione. Signor Dunworthy, ho intenzione di presentare una denuncia contro di lei, e quando il Signor Basingame tornerà lo informerò del suo…

Dunworthy avanzò di un passo verso di lui.