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L'infermiere regolò una flebo, la sbirciò con aria nervosa e la regolò ancora, poi guardò Badri con espressione ansiosa ed effettuò una terza regolazione prima di decidersi ad uscire. Dunworthy rimase lì seduto a guardare le dita del tecnico che pizzicavano senza posa le lenzuola, cercando di afferrarle senza però riuscirci, cercando di tenere duro. Di tanto in tanto lui mormorava qualcosa, in tono troppo sommesso per essere udibile. Dunworthy si mise a massaggiargli un braccio, su e giù, e dopo un po' i movimenti irrequieti delle dita rallentarono, anche se lui non avrebbe saputo dire se era un buon segno.

— Cimitero — disse Badri.

— No — mormorò Dunworthy. — No.

Rimase ancora un poco a massaggiare il braccio del malato, ma poi smise quando questo parve accentuare la sua agitazione.

— Cerca di riposare — disse, e uscì.

L'infermiere era seduto alla scrivania, intento a leggere una copia di Cura dei Pazienti.

— La prego di avvertirmi quando… — cominciò Dunworthy, poi si rese conto che non sarebbe riuscito a finire la frase e ripeté soltanto: — La prego di avvertirmi.

— Sì, signore — a

Dunworthy si frugò in tasca alla ricerca di un pezzo di carta su cui scrivere e trovò la lista dei medicinali da richiedere, di cui si era completamente dimenticato.

— Mi troverà a Balliol — disse. — Mandi un messaggero.

E tornò all'Approvvigionamento.

— Non ha compilato i moduli in modo adeguato — gli fece notare la megera inamidata, quando glieli consegnò.

— Li ho fatti firmare — ribatté lui, porgendole la lista. — Ora pensi lei a compilarli.

— Non abbiamo né maschere né pillole termometriche — affermò la vecchia, guardando la lista con aria di disapprovazione, poi si protese a prendere una bottiglietta di aspirina e aggiunse: — E abbiamo finito anche la sintamicina e l'AZL.

La bottiglia di aspirina conteneva forse venti pastiglie. Dunworthy la mise in tasca e si avviò lungo la High verso la farmacia, davanti alla quale una piccola folla di dimostranti si era raccolta sotto la pioggia brandendo cartelli con la scritta «INGIUSTIZIA!» e «Prezzi da Strozzini!»

Entrando, Dunworthy scoprì che le maschere erano finite e che pillole termometriche e aspirina avevano un costo esorbitante, ma comprò lo stesso tutta la scorta che c'era.

Trascorse la notte distribuendo i medicinali e studiando la cartella di Badri alla ricerca della fonte del virus. Badri aveva gestito una transizione in sito nell'Ungheria del Dicia

Lo erano ancora il mattino successivo quando Dunworthy tentò di telefonare per informarsi sulle condizioni di Badri senza riuscire neppure ad ottenere il segnale della linea. Non appena posò il ricevitore, però, l'apparecchio trillò.

Era Andrews, e Dunworthy non riuscì quasi a sentire la sua voce a causa delle scariche di statica.

— Mi dispiace di averci messo tanto — disse il tecnico, e aggiunse qualcosa che si perse completamente nella statica.

— Non riesco a sentirla — gridò Dunworthy.

— Ho detto che ho avuto difficoltà ad avere la linea. I telefoni…

— Un'altra scarica di statica. — Ho effettuato i controlli dei parametri, usando tre diversi L/L e triangolando la… — Il resto andò perduto.

— Qual è stato lo slittamento massimo? — gridò Dunworthy.

— Sei giorni — rispose Andrews, in un momento di assoluta chiarezza della linea. — Questo con un L/L di… — Altra statica. — Ho effettuato alcune proiezioni statistiche e il massimo possibile per qualsiasi L/L con una circonferenza di cinquanta chilometri è risultato sempre di cinque a

La statica si levò ancora ruggente e la linea cadde.

Dunworthy posò il ricevitore. Sapeva che avrebbe dovuto sentirsi rassicurato ma non riusciva ad evocare in sé nessuna emozione. Gilchrist non aveva la minima intenzione di aprire la rete il sei ge

— Parla Dunworthy — disse, socchiudendo gli occhi per scrutare lo schermo, ma l'immagine visiva era ancora soltanto un ammasso di neve.

— Chi? — chiese una voce femminile che suonava rauca o alticcia.

— Scusi, volevo chiamare… — mormorò poi, aggiungendo qualche altra cosa troppo indistinta per essere compresa, e lo schermo si spense.

Dunworthy attese un poco per vedere se l'apparecchio suonava ancora, poi andò nell'ala Salvin. La campana di Magdalen stava battendo l'ora e il suo suono sembrava quello di una campana a morto sotto la pioggia incessante. A quanto pareva anche la Signora Piantini aveva sentito la campana, perché era uscita in cortile in camicia da notte e stava sollevando sole

— Medio, sbagliato e in caccia — disse, quando Dunworthy cercò di riportarla dentro.

Finch apparve sulla soglia con aria preoccupata.

— Si tratta delle campane, signore — spiegò, afferrando la do

— Ogni uomo deve restare alla sua campana senza interruzione — disse in tono furioso la Signora Piantini, liberandosi con uno strattone dalla mano di Dunworthy.

— Sono assolutamente d'accordo — conve

Colin arrivò di corsa, fradicio come al solito e quasi bluastro per il freddo, con la giacca aperta e la sciarpa grigia di Mary che gli penzolava inutilmente dal collo.

— È da parte dell'infermiere di Badri — disse, porgendo un messaggio a Dunworthy, poi aprì un pacchetto di tavolette dolci e se ne mise in bocca una azzurra.

Il messaggio era fradicio quanto lui e diceva «Badri chiede di lei», anche se la parola «Badri» era talmente sbiadita dall'acqua che si distingueva soltanto la B.

— L'infermiere ti ha detto se Badri sta peggio? — chiese Dunworthy.

— No, ha raccomandato soltanto di consegnarle il messaggio, e la prozia Mary vuole sapere quando verrà per la sua inoculazione. Ha aggiunto che non sa quando arriverà l'analogo.

Dunworthy aiutò Finch a rimettere a letto la Signora Piantini poi si affrettò a raggiungere l'Infermeria e a salire nella Sezione d'Isolamento, dove si trovò di fronte un'altra infermiera che non conosceva, questa volta una do

— Lei è il Signor Dunworthy? — domandò, bloccandogli il passo. — La Dottoressa Ahrens la vuole vedere immediatamente dabbasso.

Lo disse in tono molto quieto, perfino gentile, tanto che lui credette che stesse cercando di risparmiarlo e non volesse fargli vedere cosa c'era nella stanza. Vuole che sia Mary a dirmelo, pensò.

— Si tratta di Badri, vero? È morto?

L'infermiera parve sinceramente sorpresa.

— Oh, no, oggi sta molto meglio. Non ha avuto il mio biglietto? Si è addirittura seduto.

— Seduto? — ripeté Dunworthy, fissando la do

— È ancora molto debole, naturalmente, ma la sua temperatura è normale e lui è cosciente. Lei però deve prima vedere la Dottoressa Ahrens al Pronto Soccorso, perché ha detto che era una cosa urgente.

— Lo avverta che verrò da lui non appena mi sarà possibile — replicò Dunworthy, lanciando uno sguardo meravigliato in direzione della porta di Badri, poi si allontanò in tutta fretta.

E per poco non andò a sbattere contro Colin, che stava entrando in quel momento.

— Cosa ci fai qui? — gli chiese. — Ha forse telefonato qualcuno dei tecnici?

— Sono stato assegnato a lei — spiegò Colin. — La prozia Mary non si fida che lei si faccia fare l'inoculazione per rinforzare i linfociti T, quindi io devo accompagnarla di sotto a farsela fare.

— Non posso. C'è un'emergenza al Pronto Soccorso — replicò Dunworthy, avviandosi con passo rapido nel corridoio.

— Dopo l'emergenza, allora — insistette Colin, correndo per tenere il suo passo. — La prozia ha detto che non devo permetterle di lasciare l'Infermeria senza essere stato sottoposto all'inoculazione.

Mary ve

— Abbiamo un altro caso — a

— Montoya? — ripeté Dunworthy. — È impossibile. Era agli scavi, completamente sola.

— No, a quanto pare — ribatté Mary, aprendo le porte doppie con una spinta.

— Ma lei ha detto… sei certa che si tratti del virus? Stava lavorando sotto la pioggia, quindi forse ha preso qualche altra malattia.

Mary però scosse il capo.

— Il personale dell'ambulanza ha effettuato un'analisi preliminare, e i risultati collimano con il virus — replicò, fermandosi all'accettazione. — Sono già qui? — chiese al paramedico di turno.

— Ha

Mary si avvicinò alle porte e guardò fuori, come se non avesse creduto alle parole dell'uomo.

— Montoya ha telefonato questa mattina, e appariva molto confusa — disse, girandosi di nuovo verso di loro. — Io ho contattato Chipping Norton, che è l'ospedale più vicino e ho chiesto che mandassero un'ambulanza, ma mi ha

— Ecco… — cominciò Dunworthy, cercando di ricordare. Montoya gli aveva telefonato il giorno di Natale per chiedergli un'informazione a proposito dei centri di pesca scozzesi, poi aveva richiamato nel pomeriggio per dire che «non importava» perché aveva deciso di contraffare la firma di Basingame. — Il giorno di Natale, se gli uffici dell'SSN erano aperti — rispose infine, — oppure il ventisei… no, era Santo Stefano. Il ventisette, allora, e da quel momento non ha più visto nessuno.

— Come lo sai?

— Quando le ho parlato si è lamentata di non riuscire a mantenere gli scavi asciutti da sola. Voleva che telefonassi all'SSN perché mandasse degli studenti ad aiutarla.

— E quanto tempo fa è successo?

— Due… no, tre giorni fa — rispose Dunworthy, accigliandosi. — Le giornate tendono a confondersi fra loro, quando non si va mai a dormire.

— È possibile che dopo aver parlato con te abbia trovato alla fattoria qualcuno che l'aiutasse?

— D'inverno là non c'è nessuno.

— Se ben ricordo, Montoya ha la tendenza a reclutare chiunque le capiti intorno. Forse ha reclutato qualche passante.

— Ha detto che non ce n'erano. Gli scavi sono molto isolati.