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3 maggio

Thorvaldson, scarpata continentale norvegese

Clifford Stone era nato ad Aberdeen, in Scozia, secondo di tre figli. Fin dai primi a

Tra

Non aveva mai provato la sensazione di eccellere in qualcosa.

Da bambino non aveva amici e, intorno ai diciotto a

Stone aveva studiato ingegneria, rivelandosi molto portato per quella materia. Finalmente — e all'improvviso — aveva ottenuto quel riconoscimento cui aveva sempre ambito. Ma esso era rimasto confinato nell'ambito della sua vita professionale. Lo Stone privato era pressoché inesistente e non tanto perché nessuno volesse avere rapporti con lui, quanto perché lui stesso non si concedeva una vita privata. Il semplice pensiero di una vita privata gli faceva paura, significava ricadere nella mancanza di considerazione da parte degli altri. L'ingegnere Clifford Stone, con la sua intelligenza brillante, faceva carriera alla Statoil, ma disprezzava per le sue paure l'uomo calvo che la sera tornava a casa da solo, finché arrivò a togliergli ogni diritto all'esistenza.

Il colosso petrolifero era diventato la sua vita, la sua famiglia, la sua ragion d'essere, perché dava a Stone qualcosa che, a casa, lui non aveva mai provato. La sensazione di essere davanti agli altri. Di essere il primo. Era una sensazione nel contempo inebriante e angosciosa, un inseguimento continuo. Col passare del tempo, Stone aveva cominciato a nutrire una vera ossessione per la supremazia assoluta, benché nessun successo lo appagasse veramente, dato che non avrebbe saputo come e con chi festeggiare i trionfi. Quando raggiungeva una meta, era incapace di fermarsi anche solo per un attimo. Andava avanti come un ossesso. Fermarsi un attimo, probabilmente, avrebbe significato gettare uno sguardo a un ragazzo magro, dai lineamenti straordinariamente adulti; un ragazzo ignorato tanto a lungo che, alla fine, aveva iniziato a ignorare se stesso. E non c'era nulla che Stone temesse più di quegli esigenti occhi neri.

Alcuni a

Stone non aspettava altro. Dopo infinite serie di test, si era convinto di aver escluso ogni rischio. A che cosa sarebbero serviti ulteriori esperimenti? I risultati ottenuti avrebbero soddisfatto anche la tipica insicurezza che lui credeva di scorgere nei colossi industriali a conduzione statale e che disprezzava. C'erano inoltre due fattori che escludevano ogni dilazione. Il primo era l'aumento delle possibilità di Stone di entrare, in quanto precursore tecnologico, negli spaziosi uffici del management board. Il secondo era che la guerra del petrolio, nonostante la strumentalizzazione della politica internazionale e gli attacchi armati per il controllo di Stati sovrani, minacciava di risolversi in una sconfitta per tutte le parti in gioco. In fondo, il problema non era prevedere quando sarebbe uscita l'ultima goccia di petrolio, ma quando l'estrazione non sarebbe più stata economicamente vantaggiosa. Il tipico sviluppo della resa di un giacimento seguiva le leggi della fisica. Dopo la prima perforazione, il petrolio veniva spinto fuori dalla pressione e spesso zampillava per dece

Era quello il motivo per cui gli esperti dell'energia, alla fine del Secondo Mille

Questo dilemma, all'inizio del Terzo Mille

Stone, la cui vita era determinata dal desiderio di arrivare primo, aveva preparato una perizia, forzato i tempi per lo sviluppo del prototipo e consigliato la costruzione. La Statoil lo aveva assecondato. D'improvviso, il suo spazio d'azione e il suo credito erano aumentati enormemente. Lui curava in modo esemplare i contatti con le società incaricate dello sviluppo del progetto e otteneva la precedenza assoluta per i desideri e le esigenze della Statoil. Ma era sempre perfettamente consapevole di camminare sul filo del rasoio. Finché non ci fossero state critiche sull'attività del colosso industriale, il consiglio di amministrazione avrebbe visto Stone come un vero conquistatore. Tuttavia, se si fossero dovuti presentare all'opinione pubblica per spiegare situazioni di emergenza, senza dubbio l'avrebbero mollato. L'uomo migliore era sempre il miglior capro espiatorio. Stone sapeva che doveva riuscire a ottenere un posto nel consiglio di amministrazione prima che a qualcuno venisse in mente di sacrificarlo. Bastava che il suo nome fosse collegato una volta soltanto alle idee d'i

Almeno aveva immaginato la faccenda in questi termini.

E adesso stava su quella maledetta nave.

Non sapeva con chi prendersela: con Skaugen che l'aveva tradito o con se stesso? Non rientrava tutto nelle regole del gioco che ben conosceva? Perché si agitava? Era accaduto. Lo scenario peggiore era diventato realtà. Tutti si mettevano al sicuro. Skaugen sapeva che prima o poi i disastrosi avvenimenti sulla scarpata continentale sarebbero arrivati all'opinione pubblica. Se non si voleva rischiare di fare una pessima figura, nessuno poteva rimanere in silenzio ancora a lungo. Il sondaggio fatto dalla Statoil tra le altre industrie petrolifere aveva avviato un processo che non si poteva più fermare. Tutti erano sotto pressione. Con la minaccia di una catastrofe ambientale, gli accordi segreti non erano più possibili. Ormai si trattava unicamente di vedere chi, in quella situazione, se la sarebbe cavata con un'elegante virata e chi sarebbe stato abbattuto.

Stone schiumava di rabbia. Skaugen che recitava la parte della brava persona gli faceva venire il vomito. Fi

Poi c'era la faccenda degli idrati. Da morire dal ridere. Le fuoriuscite di gas erano sotto controllo. Ma cosa sarebbe successo se avesse divulgato quelle perizie? Maledetti burocrati, che razzolavano in tutto ciò che doveva essere servito caldo finché non lo trasformavano in una poltiglia fredda. Avrebbero ritardato la costruzione, senza motivo, assolutamente senza motivo.

La colpa è del sistema, pensò Stone, livido. E anzitutto di Skaugen. Ma anche di quella marmaglia del consiglio di amministrazione, che dava pacche sulle spalle sorridendo e diceva: 'Fantastico, ragazzo, va' avanti così, ma non farti beccare, perché noi non c'entriamo niente…' e infine aveva scaricato tutta la responsabilità su di lui. Poi c'era Tina. Pure lei era colpevole: aveva tramato con Skaugen per prendere il suo posto, probabilmente si faceva scopare da quel bastardo! Sì, doveva essere così. Avrebbe scopato anche con lui? Maledetta puttana. Si era persino umiliato a ringraziarla, perché quella stupida vacca aveva intercesso per lui, e Skaugen gli aveva dato la possibilità di ritrovare la stazione scomparsa. Ma quell'offerta aveva un significato evidente. Non era una possibilità, ma una trappola. Tutti. Tutti l'avevano tradito!