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«Sigur! Vuoi fermarti una buona volta?» Tina gli correva dietro, ma lui camminava imperterrito lungo il vialetto lastricato che conduceva al parcheggio. Il centro di ricerca era in mezzo al verde, in una posizione idilliaca, su una collina vicina al fiordo, ma lui non si curava della bellezza del paesaggio. Voleva tornare nel suo ufficio.
«Sigur!» Lei lo raggiunse, ma lui continuò a camminare. «Perché fai tutte queste scene, testone?» gli gridò. «Vuoi che continui a correrti dietro?»
Johanson si fermò di colpo e si girò. Tina quasi gli finì addosso. «Perché no? Sei così veloce…» sibilò.
«Idiota», sbottò lei.
«Ah, sì? Sei veloce a parlare, veloce a pensare, sei addirittura sufficientemente veloce da pianificare tutto per i tuoi amici prima ancora che possano dire cosa ne pensano. Una corsetta non dovrebbe ucciderti.»
«Bastardo presuntuoso!» replicò Tina, furente. «Credi davvero che volessi decidere io in quale direzione mandare la tua maledetta vita da misantropo?»
«No? Ah, questo mi tranquillizza.» E riprese a camminare.
Tina esitò, poi lo rincorse di nuovo. «Okay, avrei dovuto dirtelo. Mi dispiace, davvero.»
«Avreste dovuto chiedermelo!»
«Volevamo farlo, maledizione. Skaugen è stato poco diplomatico, hai capito male.»
«Ho capito che avete mercanteggiato per me con l'università, come se fossi un cavallo.»
«No.» Gli prese la manica della giacca e lo costrinse a fermarsi. «Abbiamo sondato il terreno, nient'altro. Volevamo sapere se ti avrebbero concesso un congedo, in caso avessi accettato.»
Johanson sbuffò. «Ah, be', allora è tutto diverso.»
«Te l'abbiamo detto con le parole sbagliate, tutto lì. Santo cielo, te lo giuro. Che devo fare? Dimmi: che cosa devo fare?»
Johanson rimase in silenzio. Il suo sguardo e quello di lei si spostarono contemporaneamente sulle dita di Tina, ancora aggrappate alla stoffa della giacca. Lei lasciò la presa e lo guardò. «Nessuno ti vuole scavalcare. Se ci ripensi, bene, altrimenti non se ne fa nulla.»
Da qualche parte, un uccello cantava. Il vento che arrivava dal fiordo portava il rumore di motori lontani.
«In caso non accettassi, ti troveresti in una situazione non particolarmente facile, o sbaglio?» disse infine Johanson.
«In un certo senso», mormorò lei, passandogli una mano sulla manica per togliere le pieghe.
«Vale a dire?»
«Non preoccuparti per me. Riuscirò a cavarmela. Non chiedere prima il tuo parere è stata una mia decisione e… Ma sì, mi conosci: ho precorso un po' i tempi con Skaugen.»
«Cosa gli hai detto?»
«Che lo farai.» Sorrise. «Ho giurato sul mio onore. Ma, come ho già detto, non è un problema tuo.»
Johanson sentì la rabbia dissolversi. Avrebbe voluto tener duro ancora un po', solo per principio, per non permettere a Tina di cavarsela così facilmente. Ma la rabbia era sparita.
Lei se la cavava sempre.
«Skaugen si fida di me», riprese lei. «Non potevo incontrarti nella caffetteria. Abbiamo avuto una conversazione a quattr'occhi e lui mi ha spiegato che, a Stavanger, aveva scoperto le perizie occultate da quello stronzo di Stone. È tutta colpa sua. Se avesse giocato a carte scoperte, non ci troveremmo in questa situazione.»
«No, Tina.» Lui scosse la testa. «Lui credeva davvero che quei vermi non rappresentassero un pericolo.» Stone non gli piaceva, ma Johanson sentiva la necessità di difendere il capo progetto. «Voleva solo andare avanti.»
«Se davvero li considerava i
«Avrebbero ritardato il suo progetto. Neanche voi vi sareste preoccupati troppo di quei vermi, ma avreste fatto comunque il vostro dovere e rinviato il tutto.»
«Come vedi ci stiamo preoccupando di quei vermi.»
«Adesso sì, ma solo perché sono troppi. Avete avuto paura. Quando Stone li ha trovati, erano diffusi in una zona limitata, vero?»
«Hmm.»
«Una superficie densamente popolata ma ristretta. Cose del genere succedono tutti i giorni. Gli animali piccoli compaiono spesso in grandi masse. E viene da dire: 'Che potra
«Non nascondere niente è una questione di principio. Lui aveva la responsabilità del progetto.»
«Certo.» Johanson guardò verso il fiordo. «E ora la responsabilità ce l'ho io.»
«Abbiamo bisogno di un dirigente scientifico», disse Tina. «Io mi fido solo di te.»
«Santo cielo», esclamò Johanson. «Ce l'hai fatta.»
«Davvero?»
«Sì, accetto.»
«Pensa un po'…» Tina era raggiante. «Potremo lavorare insieme.»
«Ora non cercare di farmi cambiare idea. Cosa succederà adesso?»
Lei esitò. «Ma sì, hai sentito, Skaugen mi vuole mettere al posto di Stone. Può farlo come soluzione provvisoria, ma non può prendere una decisione definitiva. Per quella ha bisogno dell'approvazione da Stavanger.»
«Skaugen…» borbottò Johanson. «Perché ha messo in croce Stone in quel modo? E io che ci facevo lì? Dovevo fornirgli le munizioni?»
«Skaugen è un uomo integerrimo, anche se, secondo alcuni, esagera», spiegò Tina. «Vede dove normalmente gli altri chiudono gli occhi, e questo lo rende furioso.»
«Se è così, si rivela soprattutto umano.»
«In fondo ha il cuore tenero. Se gli dovessi proporre di dare un'altra possibilità a Stone, probabilmente sarebbe d'accordo.»
«Capisco», disse Johanson lentamente. «Ed è proprio quello cui stai pensando.»
Lei non rispose.
«Mah, sei proprio l'incarnazione dell'assistenza sociale, Tina.»
«Skaugen mi ha lasciato la scelta», replicò lei, senza dar seguito alla battuta. «Questa stazione sottomarina… Stone ne sa tantissimo. Più di me. Ora Skaugen vuole uscire con la Thorvaldson per vedere che cos'è successo là sotto e perché non riceviamo più segnali. In realtà, l'operazione dovrebbe essere guidata da Stone. Ma se Skaugen l'ha sospeso, dovrò occuparmene io.»
«Quale sarebbe l'alternativa?»
«Dare a Stone un'altra possibilità.»
«Per salvare la stazione.»
«Ammesso che ci sia ancora qualcosa da salvare. Oppure per rimetterla in attività. Skaugen ha già deciso di promuovermi, ma, se chiude un occhio, Stone rimarrebbe in gioco e potrebbe seguire la missione della Thorvaldson.»
«E tu, nel frattempo, cosa faresti?»
«Andrei a Stavanger a fare rapporto al presidente. Così Skaugen avrebbe l'occasione d'inserirmi in quell'ambiente.»
«Congratulazioni, fai carriera», disse Johanson.
Ci fu un breve silenzio.
«Lo voglio?» mormorò Tina.
«Come faccio a sapere cosa vuoi?»
«Non lo so neanch'io, maledizione!»
Johanson pensò al fine settimana al lago. «Non ne ho idea», replicò. «Nulla ti vieta di avere un compagno e fare comunque carriera, se è questo che ti fa esitare. A proposito, ce l'hai ancora?»
«Anche questo è un problema.»
«Il povero Kare sa perché sta con te?»
«Non siamo stati più molto insieme da quando… Da quando tu e io…» Lei scosse la testa. «Mentre passeggiamo nell'intimità di Sveggesundet o andiamo sulle isole, in un certo senso mi sembra di far parte di una messinscena completamente separata dal mondo reale.»
«Almeno è una bella messinscena?»
«È come andare in un luogo di cui si è i
«No. Direi proprio di no.» Johanson la guardò, cercando i segni dell'indecisione. E invece vide una do
«E se va male?»
«Ma tu non sei una fifona.»
«E invece sì», sussurrò. «Lo sono.»
«Diffidi della tua felicità. L'ho fatto anch'io una volta e non è stato un bene.»
«E allora? Oggi sei felice?»
«Sì.»
«Senza limiti?»
Johanson alzò le braccia in un disperato gesto di difesa. «Ma chi è felice senza limiti? Non mi faccio illusioni su me stesso e sugli altri. Voglio i miei flirt, il mio vino, i miei divertimenti e voglio decidere finché devono durare. Tendo alla discrezione, ma non alla compensazione. Ogni psichiatra con me si a
Tina a
«Se Stone andrà sulla scarpata continentale, potrò entrare a Stavanger», ragionò Tina. «Questo va bene. La Thorvaldson è già pronta in mare, Stone potrebbe salire a bordo domani o dopodomani. Per Stavanger ci vorrà più tempo. Dovrò scrivere un rapporto dettagliato. Così avrei un paio di giorni per andare a Sveggesundet e là… lavorare.»
«Lavorare, certo», sorrise Johanson. «Perché no?»
Lei strinse le labbra. «Devo riflettere e parlarne con Skaugen.»
«Fallo», la spronò Johanson. «E pensa in fretta.»
Di ritorno alla sua scrivania, Johanson guardò le e-mail in arrivo. Nulla che gli fornisse qualche indicazione. Soltanto l'ultima suscitò il suo interesse non appena ebbe dato uno sguardo al mittente: kweaver@deepbleusea.com
Johanson la aprì.
Salve dottor Johanson, grazie per la sua mail. Sono appena tornata da Londra e, al momento, posso soltanto dire che non ho la minima idea di che cosa sia successo a Lukas Bauer e alla sua nave, perché abbiamo perso ogni contatto. Se vuole possiamo incontrarci tra qualche giorno… Magari ci aiuteremmo a vicenda. A metà della prossima settimana sarò nel mio ufficio di Londra. In caso volesse incontrarmi prima, sappia che, al momento, sono in visita alle isole Shetland. Magari potremmo incontrarci qui. Mi faccia sapere cosa preferisce.
«Guarda un po' come sa essere cooperativa la stampa», mormorò Johanson.
Lukas Bauer era sparito?
Forse doveva incontrare un'altra volta Skaugen. Al massimo, se avesse presentato la sua teoria, si sarebbe reso ridicolo. Ma era davvero una teoria? Di fatto l'unica prova che aveva era la brutta sensazione che il mondo fosse in bilico e che la colpa fosse del mare.
Se voleva sviluppare seriamente quel pensiero, era tempo di preparare un dossier.