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1° maggio

Trondheim, Norvegia

Prima dell'incontro, avevano appuntamento nella caffetteria, ma Tina non arrivava. Johanson bevve un caffè e guardò le lancette dell'orologio, dietro il bancone, che sembravano strisciare sul quadrante. Strisciavano anche i vermi, altrettanto stoici e imperterriti, senza tregua.

Ogni secondo che passava, trivellavano il ghiaccio sempre più in profondità. E, fino a quel momento, non c'era modo di fermarli.

Johanson rabbrividì.

Il tempo non passa, fugge via, gli sussurrò una voce.

L'inizio di qualcosa.

Un piano. Tutto è pilotato…

Che idea assurda. Un piano di chi? Che cos'ha

Che cosa progetta la Statoil?

Skaugen era ritornato in volo da Stavanger e voleva un rapporto dettagliato. A quanto pareva, era riuscito a fare un passo avanti e adesso era ansioso di confrontare i risultati. Era stata Tina ad avere l'idea di parlare prima a quattr'occhi con Johanson, per concordare una posizione comune. Ma ora lui era lì, solo, a bersi il caffè.

Probabilmente era stata trattenuta. Forse da Kare, pensò. Sulla nave, e anche dopo, non avevano più parlato della loro vita privata e Johanson aveva evitato accuratamente di fare domande. Odiava l'invadenza e l'indiscrezione, senza contare che Tina, al momento, sembrava avere tempo solo per se stessa.

Il cellulare suonò. Era lei.

«Dove diavolo sei?» gridò Johanson. «Ho dovuto bere anche il tuo caffè.»

«Mi dispiace.»

«Non importa, per me il caffè non è mai abbastanza. Seriamente, che cos'è successo?»

«Sono già nella sala riunioni. Volevo chiamarti, ma eravamo troppo impegnati.»

Aveva una voce strana. «È tutto a posto?» chiese Johanson.

«Certo. Vuoi venire? La strada la conosci.»

«Arrivo subito.»

Dunque Tina era già lì. Quindi dovevano parlare di qualcosa che non era destinato alle orecchie di Johanson.

Ma certo… Il loro maledetto progetto di trivellazione.

Quando entrò nella sala, Tina, Skaugen e Stone erano davanti a una grande carta, che mostrava la zona in cui era stata pianificata la trivellazione. Il capo progetto stava parlando con Tina e cercava di controllarsi. Lei sembrava tesa. Anche Skaugen non aveva una faccia contenta. All'ingresso di Johanson si girò, sollevando gli angoli della bocca in un sorriso appena acce

«Sono arrivato troppo presto?» chiese Johanson in tono cauto.

«No, è un bene che sia arrivato.» Skaugen indicò il tavolo nero e lucido. «Sediamoci.»

Tina sollevò lo sguardo. Sembrava che si fosse accorta solo in quel momento di Johanson. Lasciò Stone a metà del discorso, andò verso Johanson e lo baciò sulle guance. «Skaugen vuole dare il benservito a Stone», gli sussurrò. «Ci devi aiutare, hai capito?»

Johanson non fece una piega. Tina voleva che lui la sostenesse. Era impazzita a coinvolgerlo in una simile situazione?

Lei si sedette. Hvistendahl chiuse il cellulare. Johanson avrebbe voluto andarsene subito, lasciando Tina coi suoi problemi. Con molto distacco disse: «Allora, per prima cosa, ho fatto delle ricerche mirate, com'eravamo d'accordo. Cioè mi sono rivolto ai ricercatori e agli istituti che ha

«È stata una manovra intelligente?» chiese Hvistendahl sorpreso. «Pensavo che volessimo agire senza attirare l'attenzione… Ascoltare i rumori del bosco, insomma.»

«Il bosco era troppo grande, ho dovuto limitarlo.»

«Voglio sperare che lei non abbia detto a nessuno che noi…»

«Niente paura. Ho solo fatto un po' di domande. Un biologo curioso dell'NTNU.»

Skaugen strinse le labbra. «Immagino che non sia stato sommerso d'informazioni.»

«Dipende.» Johanson indicò una cartellina. «Basta leggere tra le righe. Gli scienziati non sono bravi a mentire, odiano fare politica. Quello che ho è un dossier di sfumature. Qua e là si può letteralmente vedere il bavaglio. In ogni caso, ho la ferma convinzione che il nostro verme sia stato trovato anche da altri.»

«Ne è convìnto, ma non lo sa per certo», disse Stone.

«Finora nessuno l'ha ammesso esplicitamente. Ma alcuni sono diventati improvvisamente molto curiosi.» Johanson guardò Stone direttamente negli occhi. «Soltanto ricercatori d'istituti che lavorano a stretto contatto con industrie petrolifere. Uno di loro s'interessa esclusivamente dell'estrazione del metano.»

«Chi?» chiese Skaugen in tono aggressivo.

«Uno a Tokyo… Un certo Ryo Matsumoto. Il suo istituto per la precisione, con lui non ho parlato.»

«Matsumoto? E chi è?» chiese Hvistendahl.

«Il più importante ricercatore giapponese di idrati», rispose Skaugen. «A

«Quando ho rivolto ai suoi uomini alcune domande sui vermi, sono entrati in fibrillazione», proseguì Johanson. «Mi ha

«Questo non prova che Matsumoto abbia informazioni sui vermi», borbottò Stone.

«E invece sì. Perché lavora per la JNOC», ringhiò Skaugen.

«La Japan National Oil Corporation? Si occupa di metano?»

«Eccome. Nel 2000, a Nankai-Trog, Matsumoto ha iniziato a sperimentare diverse tecniche di estrazione. Sui risultati dei test c'è il silenzio totale, ma da allora è trapelato che, nel giro di pochi a

«Va bene», a

Johanson scosse la testa. «Provi a immaginare il nostro piccolo giochino da detective a parti invertite. Le domande vengono rivolte a noi. Specialmente a me, in quanto rappresentante della cosiddetta ricerca indipendente. La persona in questione, che è pure un libero ricercatore e consigliere della JNOC, adduce una curiosità scientifica su qualcosa. Naturalmente io sobbalzerei, ma non gli andrei a dire che abbiamo informazioni su quelle bestioline. Vorrei sapere che cos'ha scoperto lui. Quindi cercherei di spremerlo esattamente come gli uomini di Matsumoto ha

«Se le cose sta

«Non abbiamo prove», insistette Stone. «Lei, dottor Johanson, non ha la minima prova che qualcun altro sia incappato in quei vermi.» Si chinò in avanti. La montatura dei suoi occhiali brillava. «D'informazioni di questo genere non ce ne facciamo nulla, dottor Johanson! La verità è che nessuno poteva prevedere la comparsa del verme, appunto perché non è mai comparso in nessun luogo. Chi non le dice che Matsumoto avesse esclusivamente un interesse scientifico?»

«Il mio istinto», disse Johanson impassibile.

«Il suo… istinto?»

«Mi dice anche che c'è molto di più. Anche i sudamericani ha

«Ah, sì?»

«Sì.»

«Anche loro le ha

«Esatto.»

«Lei mi delude, dottor Johanson.» Stone storse la bocca in una smorfia ironica. «Pensavo fosse uno scienziato. Da quando le sue conclusioni si basano sull'istinto?»

«Cliff», disse Tina senza neppure guardarlo. «È meglio se tieni la bocca chiusa.»

Stone le lanciò uno sguardo sdegnato. «Io sono il tuo capo», abbaiò. «Se qui c'è una che deve tenere la bocca…»

«Basta!» Skaugen sollevò le mani. «Non voglio più sentire neanche una parola.»

Johanson osservò Tina, che riusciva a stento a trattenere la rabbia, e si chiese cosa le avesse fatto Stone. Tutta quella rabbia non poteva essere dovuta solo al caratteraccio del capo progetto. «Comunque sia, penso che il Sudamerica e il Giappone si tengano ben strette le loro informazioni», disse. «Esattamente come facciamo noi. In questo momento è molto più facile avere dati affidabili sull'analisi dell'acqua marina che sui vermi abissali. Per qualche motivo, l'acqua viene analizzata ovunque, mi è stato confermato da diverse fonti.»

«E cos'è stato trovato?»

«Sono state registrate concentrazioni di metano insolitamente alte nelle colo

Skaugen lo guardò, aggrottando la fronte. «Se ci sono in gioco interessi scientifici», concluse. «Voleva dire questo?»

«Sì. Era quello che volevo dire.»

«Vuole aggiungere qualcosa al suo rapporto?»

Johanson a

«Bauer? Chi è?» chiese Skaugen.

«Uno scienziato che studia le correnti marine al largo della Groenlandia e lo fa usando dei drifter. Gli ho mandato un messaggio sulla nave. Ora vi leggo la risposta. 'Caro collega, il suo verme mi è sconosciuto ma, in effetti, in Groenlandia abbiamo registrato eccezionali fuoriuscite di metano. Nel mare si raggiungono grandi concentrazioni. Probabilmente esiste un legame con le discontinuità che stiamo osservando. Una brutta faccenda, se dovessimo avere ragione. Perdoni la scarsità di dettagli, ma sono straordinariamente impegnato. Le allego un file con un rapporto dettagliato di Karen Weaver, una giornalista che mi dà una mano e mi dà sui nervi. Per altre questioni si rivolga a lei all'indirizzo: kweaver@deepbluesea.com'

«A quale discontinuità si riferisce?»

«Non ne ho idea. A suo tempo, a Oslo, ho avuto l'impressione che Bauer fosse gentile, sì, ma un po' distratto. E alla sua e-mail non c'era allegato nessun file. Gli ho scritto di nuovo, ma finora nessuna risposta.»

«Forse dovremmo scoprire a cosa sta lavorando Bauer», disse Tina. «Bohrma

«Credo che lo sappia la giornalista», disse Johanson.

«Karen…?»

«Karen Weaver. Il nome mi suonava noto, e infatti ho ricordato di aver letto alcuni suoi articoli. Una vita interessante: ha studiato informatica e biologia, però ha anche praticato molto sport. Si occupa prevalentemente di mare, ma il suo vero interesse va ai grandi sistemi. Rilievo degli oceani, tettonica a placche, trasformazioni climatiche… Ultimamente ha scritto vari articoli sulle correnti marine. Per quanto riguarda Bohrma

«E tutto questo dove ci porta?» chiese Hvistendahl.