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«Di' ai tuoi di smetterla, così possiamo parlare. Parleremo di tutto, però adesso smettetela.»
I lineamenti di Greywolf s'indurirono. «Non la smetteremo», gridò.
«Cos'è questa sceneggiata? Dove vuoi arrivare?»
«Volevo spiegartelo all'acquario, ma tu eri troppo occupato per starmi a sentire.»
«Sì, non avevo tempo.»
«E ora non ho tempo io.»
I compagni di Greywolf risero ed esultarono.
Anawak cercò di contenere la rabbia. «Ti faccio una proposta, Jack. Tu la pianti con questa storia e noi ci troviamo stasera alla Davies in modo che tu possa spiegarci che cosa, secondo te, dovremmo fare.»
«Dovete sparire. Ecco cosa dovete fare.»
«Perché? Che facciamo di male?»
Nelle immediate vicinanze si levarono due isole scure, rugose e macchiate come roccia. Balene grigie. Molto vicine. Sarebbero stati splendidi soggetti fotografici, ma Greywolf aveva rovinato l'escursione.
«Andatevene», gridò Greywolf. Guardò i passeggeri del Blue Shark e alzò le braccia. «Andatevene e non disturbate la natura. Vivete in sintonia con lei, invece di osservarla in questo modo. Le vostre navi a motore appestano l'aria e l'acqua. Ferite gli animali con le vostre eliche. Li braccate per una foto. Li uccidete col rumore. Questo è il mondo delle balene. Andatevene. Non è posto per gli uomini.»
Che tirata, pensò Anawak, chiedendosi se Greywolf credesse davvero a quello che diceva. I suoi compagni lo applaudirono, entusiasti. «Jack! Posso ricordarti che lo stiamo facendo per proteggere le balene? Noi facciamo ricerca! Il whale watching ha fornito alla gente un nuovo punto di vista su questi animali. Se intralci il nostro lavoro, da
«E tu sai quali sono gli interessi di una balena?» chiese Greywolf in tono di scherno. «Sei capace di guardare nelle loro teste, signor ricercatore?»
«Jack, lascia perdere queste stronzate indiane. Che cosa vuoi?»
Greywolf rimase per un attimo in silenzio. I suoi compagni avevano smesso di scagliare i pezzi di pesce addosso agli occupanti del Blue Shark e lo guardavano. «Vogliamo raggiungere l'opinione pubblica», rispose infine.
«Ma dove sarebbe l'opinione pubblica? Qui non la vedo», replicò Anawak, con un ampio movimento del braccio. «Vedo soltanto qualche persona su una barca. Per favore, Jack, parliamo, se vuoi, ma lascia a noi il compito di raggiungere l'opinione pubblica. Confrontiamoci. Tuttavia chi perde deve darsi per vinto.»
«Ridicolo», disse Greywolf. «Così parla l'uomo bianco.»
«Merda!» Anawak perse la pazienza. «Io sono meno 'uomo bianco' di te, Mister O'Ba
Greywolf lo fissò come se avesse appena incassato un pugno. Poi sul suo volto si aprì un sorriso. Indicò la Lady Wexham. «Secondo te, perché la gente sulle vostre barche sta fotografando e filmando con tanta solerzia?»
«Riprendono te e i tuoi stupidi trucchetti.»
«Bene.» Il sorriso di Greywolf si allargò. «Molto bene.»
Di colpo, Anawak comprese. Tra i passeggeri della Lady Wexham c'erano dei giornalisti. Greywolf li aveva invitati a partecipare allo spettacolo. Maledetto bastardo!
Stava per fare un commento tagliente, quando si accorse che Greywolf fissava la Lady Wexham e la indicava col braccio teso. Allora seguì il suo sguardo e rimase senza fiato.
Proprio davanti alla nave, una megattera si era catapultata fuori dall'acqua. Per sollevare così in alto quel corpo massiccio era necessaria una spinta mostruosa. Per un momento sembrò quasi che l'animale si sostenesse esclusivamente sulla coda. Solo la punta della pi
Le persone in coperta si ritrassero e la Lady Wexham sembrò rivestirsi di una cappa di schiuma. Quindi apparve qualcosa di scuro e di massiccio. Una seconda megattera uscì dagli abissi, come se qualcosa l'avesse sparata fuori. Era molto vicina alla nave, circondata da una nuvola di lucenti goccioline d'acqua.
Ancor prima che dalle barche si levassero grida di terrore, Anawak seppe che quel balzo non avrebbe mancato il bersaglio.
La megattera colpì con tanta violenza la Lady Wexham che l'imbarcazione oscillò paurosamente, cigolando e gemendo. Poi l'animale s'immerse e le persone in coperta caddero bocconi. Intorno alla nave, l'acqua schiumava e vorticava. D'un tratto, molti dorsi scuri si avvicinarono e due teste balzarono di nuovo fuori dall'acqua, gettandosi con tutto il loro peso contro lo scafo.
«Questa è la vendetta», gridò Greywolf, come invasato. «La vendetta della natura!»
La Lady Wexham era lunga ventidue metri, quindi molto più lunga di una megattera. Era stata autorizzata dal ministero dei Trasporti e rispondeva alle norme di sicurezza della guardia costiera canadese per le navi passeggeri: era sicura in caso di tempesta, di frangenti alti diversi metri e persino di scontro fortuito con una balena che fosse pigramente uscita dall'acqua. La Lady Wexham era stata concepita per essere sicura anche in quel caso.
Ma non per un attacco.
Anawak sentì che i motori erano stati azionati. Sotto la violenza dei corpi in caduta, la nave si era minacciosamente inclinata di lato. Su entrambi i ponti di osservazione regnava un panico indescrivibile. Tutti i vetri erano andati in frantumi. Si levavano grida ovunque, le persone s'intralciavano a vicenda senza rendersene conto. La Lady Wexham si mise in movimento, ma non andò molto lontano. Un altro cetaceo si catapultò fuori dall'acqua e si scagliò contro la parete laterale del ponte. Neanche quell'attacco sarebbe stato sufficiente per affondare la nave, però la fece oscillare ancora di più.
I pensieri di Anawak correvano all'impazzata. Probabilmente lo scafo si era già squarciato in alcuni punti. Doveva fare qualcosa. Forse poteva allontanare gli animali.
Portò la mano sulla leva del gas.
Nello stesso istante, grida altissime squarciarono l'aria. Non arrivavano dalla Lady Wexham, bensì da un punto alle sue spalle. Si voltò di scatto.
La scena aveva qualcosa di surreale. Proprio sopra la barca degli animalisti si levava il gigantesco corpo di una megattera. Sembrava quasi non avere peso: un essere di monumentale bellezza, con la bocca incrostata, tesa verso le nuvole, che se ne stava lì, a dieci-dodici metri sopra le teste degli uomini. Per un attimo che sembrò eterno, l'animale rimase sospeso, girandosi lentamente su se stesso e muovendo le gigantesche pi
Anawak scrutò quel gigante. Non aveva mai visto nulla di così terribile e magnifico al contempo. Jack Greywolf, gli uomini sul Blue Shark, lui stesso… Tutti tenevano la testa sollevata, con gli occhi sbarrati, aspettando di capire cosa sarebbe successo.
«Mio Dio», sussurrò Anawak.
Il corpo della megattera si abbassò, come al rallentatore, e la sua ombra si allungò sulla barca rossa degli ambientalisti. Cresceva sopra la prua del Blue Shark, diventando sempre più lunga. Infine il corpo del gigante ricadde. Veloce, sempre più veloce…
Anawak diede gas e lo zodiac balzò in avanti. Anche la barca di Greywolf aveva fatto una partenza lampo, ma la sua direzione era sbagliata ed essa sbandò verso Anawak. Si scontrarono. Anawak fu sbalzato all'indietro, ma riuscì a vedere che un compagno di Greywolf era caduto in mare e che lo stesso Greywolf aveva perso l'equilibrio. Poi la barca degli attivisti proseguì veloce nella direzione opposta, mentre il suo gommone si diresse a tutto gas verso il Blue Shark. In un'esplosione di schiuma, le nove to
Quella davanti ai suoi occhi era una scena incredibile. Della barca degli ambientalisti erano rimasti solo relitti. Il Blue Shark si era capovolto e, tra le onde, alcune persone nuotavano, gridando selvaggiamente, mentre altre rimanevano immobili. Le loro tute si erano gonfiate automaticamente, ma Anawak temeva che qualcuno fosse morto, schiacciato dal peso dell'animale. Un po' più in là, vide la Lady Wexham rimettersi in movimento sbandando, circondata da dorsi e code. Un colpo improvviso scosse la nave che s'inclinò ancora di più.
Con cautela, per non ferire nessuno, Anawak guidò il gommone verso la gente in mare. Intanto, sulla frequenza 98, comunicò la propria posizione. «Problemi», disse poi, ansimando. «Probabilmente dei morti.»
Tutte le imbarcazioni avrebbero ricevuto la richiesta d'aiuto. Non aveva tempo per spiegare cos'era successo. A bordo del Blue Shark c'era una dozzina di passeggeri, oltre a Susan Stringer e al suo assistente. Poi c'erano gli ambientalisti. In tutto una ventina di persone, ma in acqua se ne vedevano di meno.
«Leon!»
Era Susan! Stava nuotando verso di lui. Anawak le afferrò le mani e la tirò a bordo. Tossendo e ansimando, lei si lasciò cadere sul fondo del gommone. A una certa distanza, Anawak scorse le pi
Si muovevano come se fossero consapevoli della loro meta e questo ad Anawak non piaceva affatto.
Poi individuò Alicia, che reggeva fuori dall'acqua la testa di un giovane la cui tuta non si era gonfiata. Anawak avvicinò la barca alla studentessa e, aiutato da Susan, issò a bordo il giovane svenuto. Alicia strinse le mani di Anawak, ma rimase aggrappata al gommone e aiutò Susan a portare a bordo altre persone. Alcuni si avvicinavano con le proprie forze, allungavano le braccia e le due do
«Là ce n'è un altro!» gridò Susan.
Poco lontano galleggiava un corpo. Era a faccia in giù, ma, a giudicare dalle spalle larghe, si trattava di un uomo. Non aveva la tuta. Uno degli ambientalisti.
«Presto!»
Anawak si sporse oltre il parapetto, con Susan accanto. Presero l'uomo per le braccia e lo sollevarono.
Fu facile.
Troppo facile.
La testa dell'uomo cadde all'indietro, rivelando gli occhi ormai spenti. Anawak comprese perché era così leggero: era troncato alla vita. Gli mancavano le gambe e il bacino. Dal torso pendevano strisce di carne, arterie e viscere. Susan a